“Un’azienda privata può fare quello che vuole”. Così il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha risposto, nella trasmissione ‘2Next’ su Rai2, ad una domanda sul percorso che porta la Fiat sempre più lontana dall’Italia. L’azienda automobilistica, ha aggiunto, “è diversa rispetto a quella che era negli anni ’80”.

“Non voglio fare il difensore di nessuno e nemmeno della Fiat” ha proseguito il ministro, aggiungendo tuttavia che “se pensiamo al percorso che il gruppo ha fatto dagli anni ’80 ad oggi è un’altra azienda, gli investimenti sono stati fatti”. Piuttosto, a giudizio della Guidi, “occorre creare le condizioni perché qualunque azienda, italiana o straniera, ritrovi un valore aggiunto nell’investire nel nostro Paese”. Del resto, ha concluso, “nessuna azienda può essere trattenuta a forza ed obbligata per legge ad investire”.

Ma il ministro si è soffermato anche sulle quote rosa. Il governo “non potrà non tenerne conto” nella procedure di nomina dei vertici delle aziende partecipate. Del resto, ha aggiunto, “il governo è composto per il 50% da donne ed è un segnale molto importante”. Poi ha sottolineato che non le è mai piaciuto “essere protetta come un animale in via di estinzione” e di essere stata “sempre un po’ sospettosa su questo tema”: tuttavia, ha aggiunto, “nel corso degli anni ho valutato che uno shock servisse”. Sempre riguardo alle nomine il ministro ha smentito di aver consegnato liste di nomi al Tesoro: “Non ho consegnato nulla a nessuno”. Per quanto riguarda, infine, il tetto agli stipendi dei manager pubblici, il ministro ha parlato di “giusta misura in un momento in cui tutto il Paese sta facendo sacrifici” e quindi “togliere qualche squilibrio è la cosa giusta”.

Tornando ai temi del lavoro, Guidi ha commentato il piano proposto dall’azienda svedese Electrolux che lunedì 7 aprile ha confermato 1.200 esuberi negli stabilimenti italiani a partire dal 2017, ma si è impegnata a non licenziare nessun dipendente. “Ho visto un miglioramento – ha dichiarato il ministro – che credo sia stato apprezzato anche dai sindacati: aspettiamo di vedere come va la trattativa sindacale“. “Il prerequisito che il governo aveva posto – ha ricordato – era l’esistenza di un piano industriale serio e credibile, che riguardasse tutti gli stabilimenti e non prevedesse licenziamenti o esuberi nel corso del piano. L’azienda ha presentato una proposta che si avvicina molto: ora vediamo come va la trattativa, perché era stato detto che l’accordo con i sindacati era un altro prerequisito essenziale”.