Niente processo disciplinare per il pm di Palermo Nino Di Matteo che era stato accusato di aver rivelato in un’intervista l’esistenza di telefonate tra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino intercettate nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Il Csm ha prosciolto il magistrato in istruttoria, accogliendo la richiesta del pg della Cassazione.

La decisione è stata presa per “essere stati esclusi gli addebiti”. L’accusa specifica a Di Matteo, e che aveva portato all’avvio di un’azione disciplinare nei suoi confronti, era quella di aver violato il diritto alla riservatezza del Capo dello Stato, proprio per aver parlato di quelle telefonate in un’intervista a Repubblica. Ma gli accertamenti compiuti dalla Procura generale della Cassazione, che nei mesi trascorsi ha ascoltato diversi testimoni, tra i quali anche alcuni giornalisti, hanno verificato che in realtà la notizia dell’esistenza di queste conversazioni tra il presidente della Repubblica e l’ex ministro Mancino era già stata pubblicata il giorno prima dell’intervista del pm di Palermo da alcune testate online e dal settimanale Panorama. Di qui la richiesta del pg Gianfranco Ciani alla sezione disciplinare del Csm di non luogo a procedere per Di Matteo.

L’azione disciplinare era stata promossa anche nei confronti del procuratore di Palermo Francesco Messineo, che era stato accusato di non aver segnalato ai titolari dell’azione disciplinare il comportamento di Di Matteo. Ma essendo venuta meno l’accusa nei confronti del pm titolare dell’inchiesta Stato-mafia, è caduta anche la contestazione nei confronti di Messineo.

Intanto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha indetto le elezioni per 16 membri togati del Csm, che si terranno il 6 e 7 luglio. Contestualmente il presidente ha invitato il presidente della Camera a convocare, d’accordo con il presidente del Senato, la seduta congiunta per l’elezione degli 8 di designazione parlamentare.