Il progetto di riforma del Senato di Matteo Renzi riceve il primo ok (unanime nonostante gli avvertimenti del ministro Giannini). Certo, giocare in consiglio dei ministri è stato facile, ma il presidente del Consiglio non pare aver paura di nessuno: né del Pd (“Se qualcuno si vuole assumere la responsabilità di far fallire questo percorso…”) né di Berlusconi (“L’accordo era anche sul Senato”) né del presidente del Senato Piero Grasso con il quale – dopo alcuni scambi diplomatici – è diventato ormai uno scontro aperto. “Non si è mai visto un presidente del Senato intervenire su provvedimenti in itinere – dice il capo del governo – Se sono arbitri non possono giocare. Quindi se Grasso è intervenuto come presidente del Senato ha commesso un errore, se è intervenuto come esponente del Pd il vicesegretario Serracchiani è intervenuta come esponente del Pd”. Grasso utilizza le parole del segretario del Pd per replicare: “Non ci può essere nessuna ipotesi che l’aver espresso le mie opinioni possa influenzare la mia attività di presidente. State tranquilli, state sereni“. Come se non bastasse interviene anche il Quirinale, “interpellato su articoli di stampa”, si legge nella nota. “È noto – scrive il Colle – come da lungo tempo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia espresso la convinzione della necessità ormai improrogabile di una riforma costituzionale che innanzitutto segni il superamento del bicameralismo paritario e garantisca un più lineare e spedito processo di formazione e approvazione delle leggi. Il capo dello Stato ha peraltro ritenuto di dover astenersi – per ragioni di carattere istituzionale – dal pronunciarsi sulle soluzioni concrete definite dal Governo e sottoposte all’esame del Parlamento”.

“Entro fine aprile fisco, pubblica amministrazione, innovazione”
Il consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge costituzionale che riforma il Senato e il titolo V, riduce il numero dei parlamentari, sopprime il Cnel e le Province. L’ok è arrivato all’unanimità. Per Renzi è stata l’ennesima occasione per fissare di nuovo l’agenda degli impegni del governo. “Entro fine aprile”, ha aggiunto, saranno affrontati i temi di fisco, Pubblica amministrazione, innovazione e riorganizzazione dello Stato.  Nella “settimana di Pasqua”, inoltre, saranno varati i decreti per gli sgravi di 80 euro in busta paga per i meno abbienti. 

“Chi vuole bloccare il cambiamento sarà minoranza”
Ma il punto di oggi sono appunto le riforme istituzionali: “Sono certo – sottolinea il capo del governo – che non ci saranno tra i senatori persone che non colgano la straordinaria opportunità che stiamo vivendo. In Italia sta tornando la speranza che le cose cambino davvero: sono sicuro che non ci sia alternativa al futuro ed è impensabile continuare a fingere” che non sia così. “E’ fondamentale” che si arrivi all’approvazione della prima lettura del disegno di legge “entro il 25 maggio, entro le elezioni europee“. “I nomi e i cognomi di chi vuole bloccare il cambiamento li dirò alla fine della votazione” sul ddl riforme ma “saranno minoranza al Senato e nel Paese”. “Credo che ce la faremo” aggiunge. “Non sono preoccupato” da spaccature nel Pd sulle riforme. “Credo ci sarà una posizione di grande condivisione del progetto”. Preoccupato? No, “perché so cosa pensa il Partito democratico nei suoi organismi legittimamente e democraticamente eletti, so cosa pensa la base del Pd e so qual è la posizione storica del Pd rispetto al superamento del bicameralismo perfetto. E il lavoro del ministro Boschi è stato svolto in queste settimane di concerto con i gruppi parlamentari”. Poi un messaggio a Silvio Berlusconi, il principale alleato per le riforme: “Da segretario del Pd dico che il Pd rispetterà gli impegni” e su legge elettorale e riforme c’è anche “l’impegno del governo”. Infine un messaggio a tutti (Pd, Forza Italia e via andando): “Se qualcuno si vuole assumere la responsabilità di far fallire questo percorso lo farà, noi più che dire che ci giochiamo tutto non possiamo fare”. Insomma si tenta di cambiare davvero e di concludere una discussione lunga trent’anni. “Non è un caso se in questo momento quello che più di tutti, come si dice a Roma, sta a rosica’ è Beppe Grillo – dice – E’ naturale che uno che ha avuto grandissimo successo parlando di rinnovamento ma ora che vede che si va verso il rinnovamento si sente franare la terra sotto i piedi”.

Si chiamerà Senato delle autonomie, composto da 148 membri
Il futuro Senato “si chiamerà Senato delle autonomie” e sarà composto da 148 persone; 21 nominati dal Quirinale e 127 rappresentanti dei consigli regionali e dei sindaci, come ha spiegato il ministro delle riforme Maria Elena Boschi. Il ddl prevede una composizione paritaria di tutte le Regioni e tra Regioni e sindaci, ma c’è “la disponibilità a esaminare una composizione proporzionale al numero degli abitanti di ciascuna Regione”. 

“Per quanto riguarda il Titolo V, è stata meglio precisata la clausola di supremazia”. Lo spiega il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi in conferenza stampa dopo il Cdm di oggi. C’è però “una maggior responsabilizzazione del Governo negli obiettivi dove si avoca”. Sono state ridefinite, ha spiegato Boschi, alcune materie di competenza delle Regioni, “in cui il governo ha un ruolo di definizione di linee guida salute, sicurezza alimentare, tema della tutela paesaggistica”. “Rientrano nella competenza dello Stato – ha proseguito – l’ambiente, e il territorio, è stata espunta l’urbanistica: queste le principali differenze rispetto al tema delle competenze”. Si cerca di salvaguardare, dice Boschi, “un criterio di collegamento territoriale per cui le entrate devono essere riutilizzate per far fronte ai servizi a livello locale”. L’ultima differenza: “Gli ex presidenti della Repubblica e i senatori a vita adesso entreranno a far parte del Senato perché super partes”.  I senatori a vita “non prenderanno alcuna indennità”, al pari degli altri membri del nuovo Senato.

Grasso insiste: “Rivendico la possibilità di poter esprimere la mia opinione”
Ma i problemi sono evidentemente fuori da Palazzo Chigi. Per esempio al Senato, dove non c’è solo il presidente Piero Grasso che, dopo le prese di posizione del fine settimana, “rivendica la possibilità di poter esprimere la mia opinione sui temi della politica senza che nessuno possa temere o ipotizzare una parzialità nell’esercizio delle mie funzioni di presidente”. “Chi mi accusa di difendere la casta probabilmente dimentica che sono stato l’unico a tagliare del 50% il mio compenso, le spese del Gabinetto di Presidenza e di quelle accessorie” scrive il presidente di Palazzo Madama. “Qualcuno mi accusa di voler restare attaccato alla poltrona: ciò non solo non corrisponde al vero ma è anche errato dal momento in cui le riforme che questo parlamento dovrà necessariamente approvare avranno valore dalla prossima legislatura, nella quale, certamente, non avrò lo stesso mandato di oggi” aggiunge Grasso sul suo profilo facebook. “Sono mesi che ripeto sia necessaria una riforma delle istituzioni, invocando sin dall’inizio del mandato il superamento del bicameralismo paritario. Ho voluto, in un momento così importante, dare un contributo concreto e approfondito al dibattito in corso” conclude il presidente del Senato.

Senato, Saggese (Pd): “Renzi accetti confronto, no a diktat”
Ma insistono anche i 25 senatori del Pd contro la riforma Renzi: “Vogliamo riformare il Senato ma non possiamo accettare un progetto a scatola chiusa. Serve confronto e spero che Renzi lo accetti” dice Angelica Saggese, conversando con l’Ansa. Saggese rivela anche che il gruppo “potrebbe essere anche più ampio”. “La questione del “prendere o lasciare” non è posta nei termini giusti. Se viene messa così ovvero si minaccia il voto, che dire? Ci assumeremo la responsabilità. Ma andare al voto, lo sottolineo, è sbagliato: non è giusto per il Paese”, aggiunge la senatrice Saggese. “Siamo tutti d’accordo sul fatto che il bicameralismo perfetto vada superato. E lo dico perché c’è chi vuol far credere che siamo contro le riforme: non è vero. Voglio dire che c’è la necessità di discutere della riforma del Senato e che per fare le riforme serve una sequenza logica. I parlamentari devono partecipare al dibattito”, prosegue la parlamentare del Pd. “Non è una questione di poltrone, come qualcuno vuol far credere – conclude Saggese – Sono per le riforme ma attraverso una discussione che coinvolga il Parlamento. Il metodo che si sta adottando non è quello giusto”.