Riforme istituzionali e riforma del lavoro. Il menù del presidente del Consiglio Matteo Renzi non cambia. Lo ribadisce alla direzione del Pd dove – da segretario – ha chiesto al partito la timbratura del prossimo passaggio, dopo i primi voti del Parlamento alla legge elettorale e all’abolizione delle Province. Il governo approverà lunedì 31 marzo in consiglio dei ministri il disegno di legge costituzionale sulla riforma del Senato e sul Titolo V. Sull’altro fronte Renzi cerca di scrollarsi di dosso le incertezze, gli attriti e le critiche anche di parte del suo partito (oltre che della Cgil). “Leggo discussioni e ultimatum sul lavoro, che capisco poco – dice il capo del governo in direzione – Non è una parte a piacere, il pacchetto sta insieme. Infine c’è “una questione di tenuta” del Pd nei “prossimi mesi e anni: la gestione degli organi di partito non può vedere una mancanza di attenzione. Per questo farò all’assemblea Pd la proposta di due vicesegretari: Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini“. Una scelta che sarà “un elemento di garanzia, non di polemica interna”. 

Renzi, nella relazione poi approvata con 93 voti favorevoli e 12 contrari, elenca le iniziative prese in questo mese o poco più di governo. La revisione della spesa: “Ha il senso di ridisegnare il processo amministrativo. Non il taglia qui, taglia lì. E’ cambiare la forma mentis”. Le Province: “Si riduce il numero delle persone che fanno politica in Italia, è una potente dimostrazione di serietà”. Le tasse: “Tagliamo il cuneo fiscale non con un’operazione in burocratese puro ma tagliando a quelli che dicono meno abbienti ma che prendono 1300 euro e una volta erano ceto medio. E’ un pezzo di popolazione cui cerchiamo di restituire un po’ di fiato”. Anzi: “Una quattordicesima in busta paga”, dice. Certo, ammette, “la vendita delle auto blu ha una sua componente demagogica oggettiva, nessuno pensa che così si risolvono i bilanci dello Stato. Però è vero che da noi c’è un numero sproporzionato di auto blu rispetto agli altri Paesi”. E non si accontenta, il leader democratico: “Il M5s è in difficoltà – dice – E’ in rincorsa rispetto a noi perché insegue sui temi su cui prima aveva una primazia e ora non più. Loro parlano e noi risolviamo“.

Ma i perni restano due: riforme e lavoro. “La necessità di fare riforme in tempi certi – afferma Renzi alla direzione Pd – non nasce da una mia schizofrenia personale ma dalla consapevolezza che il rispetto dei tempi è elemento di credibilità con i cittadini e con le istituzioni internazionali”. Il presidente del Consiglio conferma che ad aprile il governo farà la riforma della pubblica amministrazione, a maggio la delega fiscale e a giugno la riforma della giustizia.

Quanto al lavoro “non dimentichiamo – ha proseguito – che con delle regole tra le più restrittive, vidimate dai sindacati, siamo passati da 25% al 40% di disoccupazione giovanile. Non si risolve problema lavoro rendendo più difficile l’accesso al lavoro ai nostri giovani. Poi io sono curioso – ha quindi concluso – di vedere come collaborerà il Pd alla delega. Ma la delega deve avere i tempi certi”.

Infine l’organizzazione del partito. “L’altro tema al quale sono stato richiamato – scandisce – è quello di fare una riflessione sul sistema partito. Lo considero un fatto positivo, a condizione che questo si faccia con uno spirito molto franco e subito dopo le elezioni, senza che questo costituisca né una rivincita né il tentativo di rigiocare una partita già giocata, ma siamo convinti si possa fare una discussione franca”.