Sono vent’anni che lavorano alla Variante di Valico, il tracciato bis dell’autostrada del Sole sull’appennino tosco-emiliano, tra Barberino del Mugello e Sasso Marconi. E dopo vent’anni non solo non si vede la fine, ma le gallerie franano e c’è il rischio che si debbano buttar via almeno altri cinque anni di lavori. Di più: c’è il pericolo che la Variante sia addirittura chiusa prima del taglio del nastro nonostante nel frattempo i costi siano aumentati di oltre mezzo miliardo di euro. Quattrini al momento contesi tra privati, i Benetton concessionari dell’autostrada e i costruttori Toto e Caltagirone (con la società Vianini) più Profacta, ma che gira e rigira, prima o poi, trattandosi di una strada a pagamento, saranno scaricati sugli automobilisti attraverso i pedaggi.

La strana storia dei due tunnel
Su quei colli e quelle montagne hanno costruito due gallerie, la Val di Sambro, completata, e la Sparvo, praticamente finita da poco, pur sapendo fin dal giorno in cui misero in moto ruspe e talpe, che la tenuta di quei manufatti era un gigantesco punto interrogativo. E c’era perfino la possibilità che prima o poi entrambe le gallerie dovessero diventare inutilizzabili. Sarebbe un vero peccato e un guaio pazzesco perché, a differenza di molte grandi opere italiane, la Variante di Valico non è un lusso o uno spreco, ma una necessità, un raddoppio autostradale pensato per rendere più fluido il collegamento su gomma tra nord e sud della penisola. Quel nuovo percorso dovrebbe eliminare o ridurre i gravi inconvenienti del tracciato attuale che si inerpica tra le gole delle montagne risultando difficile da percorrere d’inverno quando nevica o causando negli altri mesi dell’anno rallentamenti e code dovuti alle pendenze del tracciato. Le gallerie Val di Sambro e Sparvo sono un pezzo di questa gigantesca opera, la più grande infrastruttura stradale attualmente in costruzione in Europa.

Montagna mobile e i paesi si spostano
Il guaio è che quei tunnel sono pressati da frane lente, inesorabili e devastanti di milioni di metri cubi di terra e rocce. Il movimento della montagna ha toccato prima la Val di Sambro spingendola di lato e facendole correre il rischio di portarla fuori asse rispetto al tracciato stradale all’aperto. La frana che si è messa in moto è così enorme che anche i paesetti vicini, Ripoli di Sotto e Santa Maria Maddalena, hanno cominciato a spostarsi come presi per mano da un gigante. Ora tocca alla Sparvo che si trova un po’ più a sud, verso Firenze. Con l’esperienza maturata a Val di Sambro e consapevoli dei rischi legati alla realizzazione del nuovo buco nella roccia, hanno usato sistemi ultramoderni per realizzare la nuova galleria e soprattutto una talpa, vezzosamente chiamata Martina, la più grande d’Europa, più veloce di quelle tradizionali e dotata di apparecchiature tali da bloccare nell’immediato ogni cedimento della terra.

In un paio d’anni i costruttori hanno scavato entrambe le canne della galleria, cinque chilometri in totale. Ma ora, implacabile, la montagna si sta prendendo la rivincita: pressati dalla frana stanno saltando i conci della Sparvo, i rivestimenti in calcestruzzo della volta della canna nord, per una lunghezza di 350 metri circa. E come scrive il senatore Jonny Crosio della Lega Nord in un’interrogazione presentata ieri al ministro dell’Ambiente, addirittura, “sono già stati individuati segnali premonitori di un analogo danneggiamento del rivestimento della corrispondente tratta della canna sud”. Sono indicatori eloquenti e preoccupanti che al momento manca la sicurezza necessaria per aprire la galleria al traffico.

Il committente nega La Lega interroga
“La situazione è tale – scrive ancora il parlamentare – da far temere ulteriori e più rilevanti danneggiamenti che potrebbero comportare il crollo della galleria”. Detto in altro modo: c’è il rischio che la Variante di Valico non possa essere aperta. Almeno fino a quando non saranno trovati rimedi che rendano sicuri i tunnel o non ne vengano costruiti altri su un altro tracciato. È una grana gigantesca. Fin dall’inizio della vicenda il committente dei lavori, Autostrade dei Benetton, ha cercato di minimizzare i rischi, in qualche caso negandoli. Sentiti dal Fatto i rappresentanti della società preferiscono non rilasciare dichiarazioni ufficiali, limitandosi a sostenere che è tutto sotto controllo. I costruttori Caltagirone e Toto, però, sono di tutt’altro avviso. Alcuni giorni fa, per esempio, hanno preparato un appunto dai contenuti molto allarmanti e lo hanno inviato al ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e a Mauro Coletta, commissario per la Variante di Valico e direttore della struttura di vigilanza sulle autostrade.

L’allarme dei costruttori
In quelle pagine i costruttori ricordano di aver fatto presente fin dall’inizio ad Autostrade che il progetto per le gallerie non andava bene perché c’era il rischio di svegliare il gigante delle frane. Cosa che si è puntualmente verificata. Nel caso della Sparvo il parere dei costruttori era sostenuto anche dagli esperti di una commissione tecnico-scientifica. La società Autostrade, però, è stata di altro avviso, forse perché se il percorso delle gallerie fosse stato spostato più in basso, ci sarebbe stata la necessità di fare tunnel più lunghi con costi maggiori. Che i pericoli fossero seri è dimostrato dalla circostanza che perfino l’assicurazione Ina-Assitalia è arrivata al punto di negare per un certo periodo le necessarie coperture per gli appalti. Ora che il guaio è fatto, i costruttori si ritengono danneggiati, sostengono di aver speso molto più del previsto e vorrebbero da Autostrade 564 milioni di euro di “indennizzi e maggiori compensi”. Cioè mezzo miliardo di euro e passa in più rispetto al costo iniziale concordato che era 420 milioni.

da Il Fatto Quotidiano del 22 marzo 2014