La Procura di Milano ha chiuso l’inchiesta nei confronti di 55 ex consiglieri regionali lombardi, 9 ex assessori e un collaboratore accusati di peculato nell’ambito dell’inchiesta sulle spese ‘pazze’ poi rimborsate dal Pirellone. I soldi pubblici che sono stati spesi illecitamente ammontano, secondo l’inchiesta, a 3,4 milioni di euro. 

Il corposo avviso di chiusura indagine, che prelude alla richiesta di processo, è stato firmato dal Procuratore Aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Paolo Filippini e Antonio D’Alesio ed è stato notificato dalla Guardia di Finanza di Milano.

Se si esclude un consulente, tutte le altre 64 persone sono indagate solo ed esclusivamente in qualità di consiglieri regionali sia della maggioranza sia dell’opposizione nell’era Formigoni. Per le spese effettuate, invece, in qualità di assessore la Procura ha ritenuto di non contestare alcun reato. Da ciò la richiesta di archiviazione per 20 ex assessori di cui nove, però, sono rimasti nell’indagine per i rimborsi percepiti come consiglieri.

Tra le persone finite sotto inchiesta ci sono Renzo Bossi, il figlio del senatur, e Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. E poi Davide Boni, ex presidente del Consiglio Regionale, Massimo Ponzoni, Franco Nicoli Cristiani, Monica Rizzi, Romano Colozzi, Massimo Buscemi, Stefano Galli e Giulio Boscagli per la maggioranza. Per l’opposizione invece ci sono Chiara Cremonesi, Luca Gaffuri, Carlo Spreafico ed Elisabetta Fatuzzo.

La Procura di Milano, nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi illeciti in Regione Lombardia nell’era di Roberto Formigoni, ha chiesto di archiviare la posizione di 20 ex assessori tra cui Viviana Beccalossi (Agricoltura), Raffaele Cattaneo (Infrastrutture), Romano La Russa (Industria), Stefano Maullu (Protezione Civile e Polizia Locale), Valentina Aprea (Istruzione) ritenendo che “le spese” effettuate durante il loro mandato fossero formalmente “sostenute da giustificazioni adeguate fornite dall’amministratore prima della presentazione di richiesta del rimborso”. Nonostante sua stato accertato la “coerenza” delle spese di rappresentanza con le norme che regolano la materia, alcuni di questi 20 ex assessori hanno, però, ricevuto l’avviso di chiusura indagine e sono rimasti nell’inchiesta per le “irregolarità” nelle spese effettuate da consiglieri lombardi.

Il Procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio nella loro richiesta di archiviazione per gli ex 20 assessori non hanno mancato di sottolineare che anche alcune delle loro spese risultano “connotate da circostanze anomale, singolari” e “caratterizzate da inopportunità, sproporzione o incongruenza contabile” ma che “sono astrattamente riconducibili alle tipologie e causali di spesa consentite dalle regole vigenti”. In questi casi, si legge nel documento, si può configurare una responsabilità contabile (un procedimento davanti alla Corte dei Conti) ma non “una condotta consapevolmente appropriativa, finalizzata esclusivamente al soddisfacimento di un interesse personale”.

È una rapina ai lombardi quella che emerge dai risultati dell’indagine della Procura di Milano su ex consiglieri e assessori che hanno fatto man bassa di risorse pubbliche non giustificate” sciev in una nota Paola Macchi, portavoce del Movimento 5 Stelle al Consiglio regionale della Lombardia. Macchi sostiene che “per spendere illecitamente oltre 3 milioni di euro ci vuole un certo impegno e altrettanta dedizione”, mentre per il M5S “la politica, si può fare meglio e con meno risorse e su questo stiamo dando il buon esempio, abbiamo rifiutato oltre 2 milioni di euro di contributi elettorali e restituiremo l’extrastipendio: attendiamo che la casta restituisca ai cittadini il bottino di anni di illeciti”.