Quel signore che vedete nella foto fare le feste a Matteo Renzi si chiama Valter Piscedda ed è il sindaco di Elmas, comune alle porte di Cagliari che ospita l’aeroporto del capoluogo sardo. Lo sguardo perplesso di Francesco Pigliaru, candidato del centrosinistra alla carica di governatore, è forse dovuto al fatto che Piscedda, renziano sfegatato, ha ottenuto un posto nelle liste Pd per il consiglio regionale (collegio di Cagliari) nonostante sia indagato per abuso d’ufficio. Piscedda, secondo la Procura di Cagliari, avrebbe dato il via libera al progetto del presidente del Cagliari, Massimo Cellino, di costruire un nuovo stadio a pochi metri dalla pista. Secondo La Nuova Sardegna, nonostante Piscedda sia vicepresidente dell’associazione dei comuni aeroportuali, è toccato all’Enac (l’ente che vigila sull’aviazione civile) spiegargli che gli stadi a bordo pista non sono il massimo. Anche un bambino di otto anni intuirebbe che negli stadi entra di tutto e l’ipotesi di un Airbus abbattuto da un super botto non è così remota, mentre un jet che sbaglia l’atterraggio, anche a gioco fermo, farebbe 10 mila morti come niente. Ma Piscedda ha altre intuizioni, con le quali si è conquistato un posto nelle liste Pd.

Non è un caso limite. Domani gli elettori sardi si troveranno davanti un’ampia scelta di indagati e processati, equamente distribuiti nelle liste di Forza Italia, Udc e Pd. La casta dei politici sardi ha dato così la sua ferma risposta alla prcura della Repubblica di Cagliari, che ormai da anni dà la caccia ai furbetti dei fondi dei gruppi consiliari alla Regione. Una risposta che sa di sfida, e infatti l’argomento è stato oscurato dalla campagna elettorale. Eppure corrono sempre più insistenti le voci su imminenti arresti, probabilmente rinviati a dopo le elezioni per motivi di opportunità. Il reato di peculato verte sul mancato rendiconto dell’uso dei fondi regionali (una paghetta da 2.700 euro al mese di cui quasi tutti i consiglieri regionali facevano l’uso, per così dire, più libero). Secondo gli inquirenti, da settimane l’attività di inquinamento delle prove, che porta dritto all’arresto, è frenetica.

Nell’autunno scorso l’avviso di garanzia all’europarlamentare Francesca Barracciu è arrivato all’indomani della sua vittoria alle primarie contro il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau, già rinviato a giudizio per abuso d’ufficio. La beffa è che Barracciu è stata costretta a rinunciare alla candidatura alle Regionali, mentre Ganau, con processo e tutto, è candidato per il Pd nel collegio di Sassari. Per Barracciu il premio di consolazione è stato il pubblico riconoscimento di Matteo Renzi (con tanto di standing ovation) per il “senso di responsabilità” con cui ha deciso il “passo indietro”.

Ha avuto buon gioco Michela Murgia, la scrittrice indipendentista che sfida i due schieramenti principali con la sua “Sardegna Possibile”, a notare che il Pd alla fine ha fatto fuori solo una donna. Quando è esplosa l’inchiesta, il senatore e segretario regionale Silvio Lai (indagato anche lui) ha tagliato corto: “Spiegheremo tutto”. E in attesa di spiegare sono candidati Gavino Manca, che deve dare spiegazioni su 52 mila euro, Franco Sabatini (56 mila euro), Marco Espa (12 mila euro), mentre preparano le loro spiegazioni a Roma i parlamentari Marco Meloni (32 mila euro), Francesco Sanna (45 mila) e Siro Marrocu (92 mila).

La lista degli indagati è lunga come un elenco telefonico, e ovviamente non è detto che siano tutti colpevoli. Colpisce però la sicurezza con cui si presentano alle urne i portatori forse sani di vicende processuali imbarazzanti. Ugo Cappellacci dovrà presentarsi alla sbarra il 9 aprile prossimo per abuso d’ufficio. È accusato di aver nominato al vertice dell’Arpas, agenzia regionale per l’ambiente, Ignazio Farris, l’uomo indicato dalla cosiddetta P3 per favorire gli affari del noto Flavio Carboni nelle ambite bonifiche delle aree industriali del Sulcis e nell’impianto di pale eoliche. Cappellacci si dice innocente perché, a suo dire, avrebbe solo ceduto a una pressione di Denis Verdini, del quale non vede il reato. Verdini, più accorto, ha negato tutto. Cappellacci ha così delimitato la sua responsabilità: “Sono stato un babbeo”.

Gli uomini di Berlusconi mostrano nel peculato una fantasia superiore ai colleghi del Pd. Il recente arresto ha precluso la candidatura al consigliere Sisinnio Piras, che dice di aver speso i soldi del gruppo consiliare per comprare 90 maialetti da servire in tavola in occasione di convegni sull’obesità presso il centro fitness di sua moglie, Marisa Orrù. Stessa sorte infausta per gli altri arrestati, Mario Diana, collezionista di penne Mont Blanc e orologi Rolex a spese dei disoccupati sardi, e Carlo Sanjust che con i soldi della Regione si è pagato la festa di matrimonio, 20 mila euro.

L’assessore all’Ambiente uscente, Andrea Biancareddu, chiede ancora i voti per poter spiegare da una posizione di forza che fine hanno fatto i 90 mila euro di cui i magistrati gli chiedono conto. Nel suo curriculum momenti alti tra cui, un anno fa, la condanna a un anno di reclusione per usurpazione di funzioni pubbliche, e l’assenza decisiva per mandare a vuoto una riunione del consiglio di presidenza dell’assemblea regionale convocata per cercare rimedi alla piaga dell’assenteismo dei consiglieri. Onorio Petrini, ricandidato con Forza Italia, ha già restituito 25 mila euro spesi illegalmente, ma nel suo studio di odontotecnico sono stati trovati numerosi oggetti d’argento. Ha detto che erano doni per gli elettori, ma il procuratore Marco Cocco lo ha inchiodato, come riferisce La Nuova Sardegna: “Quando è stata eseguita la perquisizione la zuccheriera era piena di zucchero”. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. La Sardegna è in buone mani.

Da Il Fatto Quotidiano del 15 febbraio 2014