Matteo Renzi ha appena terminato il suo discorso alla direzione del Pd. Squilla il telefono. “Ma che sta succedendo in politica?”. “Eccellenza, il governo Letta è finito”. Il vescovo italiano dall’altro capo del telefono non nasconde la sua profonda delusione: “Enrico Letta è un uomo serio. Peccato, peccato davvero”. Ma la confessione si fa ancora più importante: “E pensare che avevo stimato Renzi quando ci furono le primarie del Partito democratico. Non che abbia votato per lui, non ho votato, ma mi sembrava affidabile e lo preferivo agli altri due”. “Cuperlo e Civati?”. “Sì, a loro”. Non si tratta di una voce isolata tra l’episcopato italiano, tutt’altro. Tra i sacri palazzi si sprecano le dichiarazioni di stima in favore di Letta, sostenute anche dalla conoscenza diretta di moltissimi presuli con lo zio Gianni, gentiluomo di Sua Santità e considerato un tramite affidabile tra lo Stato italiano e la Santa Sede.

Letta senior, infatti, ha sempre goduto della stima di Benedetto XVI che non ha mai nascosto di seguire attentamente la politica italiana, ovviamente da spettatore. “La vedo sempre in televisione, adesso finalmente ci incontriamo di persona”, disse il Papa emerito al portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, durante un udienza privata in Vaticano. Sotto il pontificato di Ratzinger l’allora Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, aveva avocato a sé i rapporti con il mondo politico della Penisola escludendo la Cei di Angelo Bagnasco che, sotto la presidenza di Camillo Ruini aveva sempre fatto sentire la sua voce soprattutto alla vigilia di consultazioni importanti come i referendum del 2005 per abrogare parte della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Nessun interesse, invece, suscita la politica italiana in Papa Francesco. Bergoglio ha spiegato che il primo compito che spetta alla Cei è “il dialogo con le istituzioni culturali, sociali e politiche”.

Di parere diverso il suo Segretario di Stato, Pietro Parolin: “Non ritengo, tuttavia, che tale indicazione significhi la negazione di un ruolo della Santa Sede e che nessuno – Segretario di Stato o Cei – debba o possa rivendicare in esclusiva i rapporti con la politica italiana. Si deve procedere in sinergia, nel rispetto delle rispettive competenze, come avviene negli altri Paesi del mondo, attraverso le nunziature. La formula vincente è la collaborazione, attraverso la quale si potrà contribuire efficacemente al bene comune, che è l’aspirazione sincera della Chiesa nei confronti dell’Italia”. Proprio per la Penisola aveva pregato Papa Francesco il 4 ottobre scorso ad Assisi, con il premier Letta seduto in prima fila, auspicando che “in Italia ciascuno lavori sempre per il bene comune, guardando a ciò che unisce più che a ciò che divide”.

Una benedizione particolare per l’Italia il Papa l’aveva rivolta all’Angelus di Capodanno: “Invoco la benedizione del Signore sul popolo italiano, affinché, con il contributo responsabile e solidale di tutti, possa guardare al futuro con fiducia e speranza”. E incontrando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Quirinale, il 14 novembre scorso, Bergoglio aveva affermato che sono “tante le questioni di fronte alle quali le nostre preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti. Il momento attuale – aveva aggiunto il Papa – è segnato dalla crisi economica che fatica a essere superata e che, tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro. È necessario moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere e irrobustire ogni segno di ripresa”.

Chi lo ha visto cenare dopo il discorso di Renzi e l’annuncio delle dimissioni di Letta racconta di un Papa sereno, che non ha sfiorato nemmeno lontanamente la questione benché sia stato informato dai suoi più diretti collaboratori della crisi politica italiana. La Chiesa di Bergoglio oggi rimane alla finestra a guardare, nonostante dopo la scorsa estate monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, abbia lavorato come pontiere per saldare l’alleanza tra Angelino Alfano ed Enrico Letta dopo la condanna definitiva di Berlusconi. Un’iniziativa legata, però, al ruolo di cappellano di Montecitorio svolto da Fisichella fino al 2010 e alla sua amicizia con moltissimi deputati e senatori della “vecchia guardia”.

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