Impeachment archiviato. La messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si blocca al primo passaggio. A deciderlo è stato il Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa che ha accolto la proposta presentata dal Partito democratico con 28 voti favorevoli e otto contrari (M5s). “Ma non finisce qui”, ha assicurato l’ex capogruppo grillino al Senato Vito Crimi. Forza Italia, che in un primo momento non aveva escluso di votare a favore della messa in stato di accusa, è uscita dall’aula per non partecipare alle consultazioni. “Siamo condannati a Napolitano a vita. Deve avere la dignità di dimettersi”, ha commentato Beppe Grillo sul suo blog, “bisogna capire quando si è a fine corsa e fuori ruolo. Lui lo è. Sta per compiere novant’anni, è in politica dal 1945, in Parlamento dal 1953, è peggio di una condanna all’ergastolo“. La proposta secondo il leader del Movimento 5 stelle è “stata archiviata alla velocità della luce”. E punta il dito contro Forza Italia che ha votato “con il coraggio dei conigli” o con “l’opportunismo dei sodali”. “Hanno vinto i patti e i ricatti”, hanno scritto deputati e senatori 5 Stelle in una nota, “dopo una notte di incontri al Quirinale. Ma non finisce qui. Raccoglieremo le firme in Parlamento per chiedere che il caso-Napolitano venga portato in Aula in seduta congiunta. Dopo una notte di tentennamenti, il partito del Quirinale si è ricompattato contro la Costituzione e contro la volontà popolare. Dopo le ultime rivelazioni sulla nascita del governo Monti e sull’azione disciplinare nei confronti del pm Nino Di Matteo – aggiungono – appare più che evidente che le denunce del Movimento, tradotte nella richiesta di messa in stato d’accusa, sono tutt’altro che prive di fondamento“.

Al voto non hanno preso parte nemmeno i due presidenti, Ignazio La Russa e Dario Stefano. Contrari all’archiviazione per manifesta infondatezza -proposta dal Pd- i Cinque Stelle, mentre tutti gli altri hanno votato a favore dello stop alla procedura di impeachment. Forza Italia aveva chiesto un ulteriore approfondimento a seguito delle rivelazioni contenute nel libro di Alan Friedman. “Io e Stefano – dice La Russa – ci siamo interrogati se partecipare o meno. Dal momento che abbiamo adottato il regolamento della Camera per le sedute (consentendo infatti l’appello nominale) che prevede che il presidente non voti mai, abbiamo deciso di non partecipare alle votazioni”.

Lo scorso 30 gennaio i parlamentari Cinque Stelle depositarono in Senato la procedura per avviare la messa in stato di accusa del Capo dello Stato per attentato alla Costituzione. Un documento in sei punti che aveva portato non poche discussioni all’interno del gruppo, tra chi lo riteneva una posizione di rottura estrema e chi invece aveva accolto con entusiasmo la decisione. Il documento presentava sei temi di contestazione. Napolitano, secondo i grillini, “non ricopre più un ruolo di terzietà. Queste le accuse mosse: dalle interferenze nella politica, passato per il mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale fino ai tentativi di condizionare l’azione della magistratura. Ora lo stop ufficiale e la fine di quella che per molti è stata una semplice campagna mediatica. “Ennesima cortina fumogena? – chiede Crimi – Perché, quando si parla di mafia e politica si alza un muro di gomma, si addensano nubi, cala un silenzio assordante? E’ quella, la pagina più oscura della Presidenza Napolitano, e nasce da lontano. Che la clandestina storia d’amore fra Napolitano e Monti sia una scusa per distogliere l’attenzione, concentrarsi su qualcos’altro, che poi, magari, si risolverà in una bolla di sapone, mentre si dimentica il fatto più grave del quasi decennale regno di Napolitano, quella macchia indelebile, l’aver voluto cancellare le intercettazioni e reso inaccessibili quei dialoghi? E’ certo che qualcuno insorgerà dandomi del complottista. Tuttavia a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, quando i giocatori in campo sono mafia e politica”.

Esulta invece il Partito democratico, che difende ancora una volta il Presidente della Repubblica. “Infondata la richiesta di impeachment”, ha commentato Marina Sereni, vicepresidente della Camera dei deputati, “così come infondati erano lo scoop e il golpe. Napolitano, a dispetto di chi fa politica attaccando ogni giorno le istituzioni, è e resta il più alto rappresentante di una nazione che affronta ogni passaggio con gli strumenti della democrazia. Così si conclude un altro tentativo di fare confusione, di creare disorientamento e tentare di delegittimare coloro che nelle istituzioni operano con serietà e rispetto delle regole. Non stupisce – prosegue – ma certo inquieta il fatto che, dalle prime reazioni, ci sia chi non accetta il responso democratico, nell’ormai consueta accoppiata Brunetta-M5S“.