“Napolitano non è più il garante della Costituzione”. Il Movimento 5 Stelle ha depositato questa mattina la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Mesi di polemiche, riavvicinamenti e poi nuove rotture tra il Capo dello Stato e il gruppo guidato da Beppe Grillo si sono risolti in un documento che, diviso in punti, intende dimostrare “l’inadeguatezza della più alta carica dello Stato”. Domani Beppe Grillo sarà probabilmente a Roma per sostenere l’impeachment e continuare la campagna iniziata questa mattina dai suoi parlamentari. “Napolitano”, ha dichiarato nella conferenza stampa di presentazione Luigi Di Maio, “da arbitro si è trasformato in giocatore con la fascia di capitano. Tutte le cose che sta facendo sono per una parte”. Sul procedimento è intervenuto anche il presidente della Repubblica che, rispondendo ai cronisti, si è limitato a dire: “Faccia il suo corso“. Ma l’iniziativa senza precedenti dei Cinque stelle scatena un coro bipartisan di proteste. A difendere il Capo dello Stato è Laura Boldrini: “Giorgio Napolitano è garanzia democratica e a lui esprimo la “più sentita solidarietà dopo la sconsiderata decisione di avviare a suo carico la procedura da parte del Movimento 5 Stelle”. Il Presidente del Senato Piero Grasso definisce l’atto “qualcosa di assolutamente fantasioso. C’è una procedura che va applicata. Io ho trasmesso la denuncia al presidente della Camera, lì si attiverà il processo prescritto dalla legge”, ha concluso.

“La mancanza di decoro istituzionale ha raggiunto livelli…”, questo il commento del ministro degli Esteri Emma Bonino. Il presidente dei senatori democratici Luigi Zanda chiede se l’obiettivo del Movimento “sia quello di abbattere il sistema democratico”. Anche il forzista Sandro Bondi, da sempre critico nei confronti di Napolitano, si schiera a difesa del presidente della Repubblica: “La campagna di delegittimazione delle istituzioni democratiche che va respinta con fermezza”. Le accuse dei Cinque stelle nei confronti di Napolitano sono racchiuse in sei punti, e spaziano – secondo il Movimento – dall’ingerenza compiuta nei confronti dei magistrati sul processo trattativa Stato-mafia, alla grazia concessa al direttore Alessandro Sallusti.

Video di Manolo Lanaro

“E’ una finzione politica per far capire da che parte stiamo”, aveva detto Grillo riunito in segreto con i suoi a fine ottobre, “Non dobbiamo vergognarci di essere populisti”. Una confessione con i parlamentari che non ha impedito di portare avanti la campagna. E negli ultimi giorni si è deciso per accellerare i tempi. Prima la frase del deputato Sorial che ha definito Napolitano “boia per le opposizioni” e poi la visita a Roma di Gianroberto Casaleggio. Il processo che comincia oggi, si preannuncia molto lungo e laborioso. Innanzitutto deve essere presentata una richiesta al presidente della Camera, corredata da tutto il materiale probatorio a sostegno dell’accusa. Il presidente della Camera trasmette poi il dossier a un apposito comitato, formato dai componenti della giunta del Senato e da quelli della giunta della Camera competenti per le autorizzazioni a procedere (i cui membri sono nominati dai presidenti delle Camere, e devono rappresentare tutte le forze politiche). Ha il compito di decidere sulla legittimità dell’accusa, e dopo aver raggiunto un verdetto – votato a maggioranza – presenta una relazione al Parlamento riunito in seduta comune. 

 

Questi i sei punti che secondo il Movimento 5 Stelle giustificano la sfiducia:
1. UN PARLAMENTO ESPROPRIATO
Secondo i Cinque stelle la “prevaricazione governativa assoluta, caratterizzata da decretazione d’urgenza, fiducie parlamentari e maxi emendamenti configura un ordinamento altro e diverso che non conosce più il principio supremo della separazione dei poteri”. Napolitano sarebbe di fatto ‘complice’ di tale sistema, definito “direttoriale” o addirittura “presidenziale”, in cui, scrivono i Cinque stelle, “il ruolo costituzionale del Parlamento è annientato in nome dell’attività normativa derivante dal combinato governo-presidenza della Repubblica”. Non solo: “È necessario rimarcare, parallelamente, una preoccupante espansione della portata” dei decreti legge, “insita nei contenuti normativi e, soprattutto, nella loro eterogeneità”. E sulla legge elettorale ha lasciato fuori 9 milioni italiani. “Accusiamo il presidente di una grandissima ingerenza” per quel che riguarda la modifica dell’articolo 138 “che è il lucchetto della nostra Costituzione. Noi ci riteniamo difesa della Costituzione e di questa nazione”. Così Federico d’Incà, capogruppo del Movimento.

2. UNA COSTITUZIONE RIFORMATA
Un’altra delle responsabilità di Napolitano sarebbe quella di aver “formalmente e informalmente incalzato e sollecitato il Parlamento all’approvazione di un disegno di legge costituzionale volto a configurare una procedura straordinaria e derogatoria del Testo fondamentale, sia sotto il profilo procedimentale che sotto quello degli organi deputati a modificare la Costituzione repubblicana”. Il capo dello Stato ha, secondo il Movimento, “promosso l’approvazione di una legge costituzionale derogatoria, tra le altre, della norma di chiusura della Costituzione – ovvero l’articolo 138 – minando uno dei principi cardine del nostro ordinamento costituzionale: la sua rigidità. Egli ha tentato di trasformare la nostra Carta in una Costituzione di tipo flessibile“.

3. MANCATO ESERCIZIO DEL POTERE DI RINVIO PRESIDENZIALE
A giudizio dei 5 stelle, Napolitano non ha mai rinviato alle Camere progetti di legge “connessi a norme viziate da incostituzionalità manifesta”. E citano a tal proposito “Lodo Alfano” e “Legittimo impedimento”.

4. NAPOLITANO-BIS
Il testo costituzionale, si legge, “non contempla la possibilità dello svolgimento del doppio mandato da parte del capo dello Stato. In definitiva, anche in occasione della sua rielezione, il presidente della Repubblica – accettando il nuovo e doppio incarico – ha violato la forma e la sostanza del testo costituzionale, connesso ai suoi principi fondamentali”.

5.LA ‘GRAZIA’ A SALLUSTI
“L’articolo 87 della Costituzione – spiegano i parlamentari del Movimento – assegna al presidente della Repubblica la possibilità di concedere la grazia e di commutare le pene. La Corte costituzionale ha sancito, a tal riguardo, con sentenza n. 200 del 2006, che tale istituto trova supporto costituzionale esclusivamente al fine di ‘mitigare o elidere il trattamento sanzionatorio per eccezionali ragioni umanitarie”. E invece che ha fatto Napolitano, secondo i Cinque stelle? “Ha firmato il decreto con cui è stata concessa al direttore del quotidiano “Il Giornale”, Alessandro Sallusti, “la commutazione della pena detentiva ancora da espiare nella corrispondente pena pecuniaria”. Analogamente, “ha concesso la grazia al colonnello Joseph L. Romano, in relazione alla condanna alla pena della reclusione e alle pene accessorie inflitta con sentenza della Corte d’Appello di Milano del 15 dicembre 2010”. E ancora: “Con nota del 13 agosto 2013, inoltre, il presidente della Repubblica ha impropriamente indicato le modalità dell’esercizio del potere di grazia, con riferimento alla condanna definitiva” di Silvio Berlusconi, “a seguito di sentenza penale irrevocabile”. “Le concessioni di grazia più che a fini umanitari ci sembrano siano indulgenze per una valutazione di convenienza del sovrano come avveniva nelle monarchie assolute. Di chi si pone al di sopra del potere anche della giustizia. Ben tornati nel regno di Luigi XIV”. Ha detto la senatrice Paola Taverna “Non vorremmo parlare del caso Sallusti o del caso Abu Omar – ha aggiunto – e della grazia al colonnello Usa, se no ci potrebbe balenare in mente si sia trattato di altro reato, come alto tradimento”. “Non so se ricordate poi l’idea di grazia a Berlusconi. Vorremmo dimenticare anche quando ha salvato il pregiudicato Berlusconi mettendo un governo tecnico, ha dato un anno a Berlusconi per rifarsi una nuova verginità”.

6. LA TRATTATIVA STATO-MAFIA
Anche nell’ambito dei rapporti con l’ordine giudiziario i comportamenti del presidente della Repubblica a detta dei Cinque stelle, sono si sono contraddistinti “per manifeste violazioni di principi fondamentali della nostra Carta costituzionale, con riferimento all’autonomia e all’indipendenza della magistratura da ogni altro potere statuale”. La presidenza della Repubblica, attraverso il suo segretario generale, il 4 aprile 2012, “ha inviato al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione una lettera nella quale si chiedevano chiarimenti sulla configurabilità penale della condotta di taluni esponenti politici coinvolti nell’indagine concernente la trattativa Stato-mafia e, addirittura, segnalando l’opportunità di raggiungere una visione giuridicamente univoca tra le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta”. Inoltre, sottolineano i parlamentari del Movimento, Napolitano “ha sollevato conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo, in merito ad alcune intercettazioni telefoniche indirette riguardanti lo stesso capo dello Stato”. Un atteggiamento definito gravemente “intimidatorio nei confronti della magistratura, oltretutto nell’ambito di un delicatissimo procedimento penale concernente la presunta trattativa tra le istituzioni statali e la criminalità organizzata”. Napolitano, poi, “ha inviato al presidente della Corte di Assise di Palermo una missiva, al fine di sottrarsi alla prova testimoniale”. Il capogruppo del M5S al Senato, Maurizio Santangelo si è soffermato anche sulla “distruzione di quattro intercettazioni telefoniche”. Il capo dello Stato, ha denunciato il capogruppo, “ha coperto comportamenti di altri rappresentanti delle istituzioni come Nicola Mancino” e “si è sottratto alla testimonianza della Corte di Assise di Palermo”.