I veleni del petrolchimico di Brindisi, da trent’anni sepolti nell’immensa discarica illegale Micorosa, sono destinati a rimanere ancora lì, per un bel pezzo. Al di là dei proclami, al di là delle buone intenzioni. Soprattutto, chi pagherà la bonifica su quei 44 ettari di rifiuti tossici fronte mare sarà, per il momento, solo lo Stato. Le società, che di quell’inquinamento sarebbero le responsabili, sono state graziate, un’altra volta. Sia Syndial spa che Versalis spa, entrambe controllate da Eni. E’ il paradosso a cui si giunge dopo la triplice sentenza emessa giovedì dal Tar di Lecce.

Ad essere stata annullata è l’ordinanza con cui la Provincia di Brindisi, il 25 marzo 2013, ha imposto a Edison, Versalis, Syndial, Eni e alla curatela fallimentare della Micorosa srl di effettuare il risanamento. Quell’atto, emanato su invito del ministero dell’Ambiente, è stata la conseguenza dei risultati choc della caratterizzazione, che ha dato il senso dell’emergenza: 1,5 milioni di metri cubi di cloruro di vinile, benzene, arsenico e altri inquinanti, tombati fino a cinque metri di profondità e con valori che superano di quattro milioni i limiti di legge. Il tutto in un trapezio stretto tra il petrolchimico da un lato e la riserva naturale Saline di Punta della Contessa dall’altro. Un paesaggio lunare, ai piedi delle torce. Lì si incrociano le rotte migratorie degli uccelli, ma agli uomini è impedita la fruizione, dopo il divieto imposto dall’ex sindaco Domenico Mennitti.

Ora, il nuovo colpo di scena. Arriva a spegnere gli entusiasmi nello stesso giorno in cui, dopo l’incontro di metà settimana presso il ministero dell’Ambiente, il primo cittadino di Brindisi, Mimmo Consales, ha comunicato che ci si trova “finalmente nelle condizioni di poter avviare a soluzione il gravissimo problema delle bonifiche ambientali all’interno del Sito di Interesse Nazionale. Si parte subito con la complessa operazione dell’area ex Micorosa, che richiederà l’impiego di circa 50 milioni di euro di risorse pubbliche, a cui si aggiungono 20 milioni a carico di Syndial”. Soldi, questi ultimi, che non ci saranno. Il perché è da rintracciare nello strano meccanismo che governa questa storia. E’ come nel gioco dell’oca: si ritorna sempre alla casella iniziale. Lo scorso anno, lo stesso Tar di Lecce stabilì che il solo soggetto obbligato al risanamento era Micorosa srl, in quanto risultava unica proprietaria del terreno quando, nel 2001, il Comune intimò la bonifica all’Enichem.

Il dettaglio? Micorosa è la società, dichiarata fallita, a cui, nel 1992, venne ceduta la grande discarica perché venisse recuperata. Nata sulla scorta di finanziamenti pubblici all’imprenditoria giovanile, ben 4 miliardi di lire, annoverava tra i suoi soci anche Massimo Ferrarese, presidente della Provincia dal 2009 al 2012 e ora responsabile regionale del Nuovo Centrodestra. Di quella cessione, su cui è stata anche avviata un’inchiesta da parte della procura brindisina, la stessa Provincia ha chiesto adesso la nullità, “poiché cela l’intento di eludere l’applicazione delle norme ambientali”. Sull’onere delle bonifiche, comunque, con le nuove sentenze il Tar corregge il tiro. Il risultato, però, non cambia. Il collegio dei giudici amministrativi, con a capo il presidente del Tribunale, Antonio Cavallari, raggomitolano la vicenda e ricostruiscono le fusioni, le scissioni, le cessioni dei rami d’azienda, dalla Montedison fino a Syndial e Versalis, subentrate alla Enichem Anic srl.

Tutti passaggi consecutivi che “hanno attuato una successione nella posizione dell’inquinatore, per effetto del trasferimento del complesso dei rapporti giuridici”. Dunque, “è corretto affermare – è scritto nei provvedimenti – che sussiste la responsabilità delle imprese”. Solo Eni viene risparmiata, poiché “non è succeduta ad alcuna delle società e la sua qualità di capogruppo non può costituire valida base per affermare” un coinvolgimento. Un passo in avanti decisivo, certo, ma vanificato. I ricorsi di Syndial e Versalis vengono comunque accolti per un altro motivo. L’area rientra in un Sito di interesse nazionale e ad ordinare la bonifica avrebbe dovuto essere non la Provincia, bensì il ministero dell’Ambiente, pure costituitosi in giudizio. La competenza della prima “attiene solo all’ordine di adozione delle misure di emergenza”, “interinali”, mentre questo intervento “ha carattere definitivo”. Si torna alla casella iniziale, appunto. Liberi tutti. Tranne lo Stato.