Matteo Messina Denaro è alla ricerca di tritolo per un attentato eclatante. È la segnalazione arrivata nei giorni scorsi ad alcuni investigatori, da una fonte riservata e ritenuta molto attendibile. Nel mirino del boss di Castelvetrano, rivela La Repubblica, ci sarebbe il procuratore aggiunto Teresa Principato (nella foto, ndr) che coordina le indagini per arrestare Messina Denaro.

Indagini che appena poche settimane fa avevano portato all’azzeramento della guardia d’onore della primula rossa di Cosa Nostra. Sono momenti di alta tensione alla procura di Palermo: il dispositivo di sorveglianza per la Principato è stato rafforzato, insieme a quello dei sostituti Paolo Guido e Marzia Sabella, che si occupano di indagini di mafia nel trapanese. Dopo l’ultima retata di arresti, uno dei fedelissimi di Messina Denaro ha deciso di vuotare il sacco: si chiama Lorenzo Cimarosa e agli inquirenti ha svelato che le operazioni interne a Cosa Nostra sul fronte attentati sono tutt’altro che inesistenti.

C’è un filo che lega il padrino di Castelvetrano al carcere di Opera a Milano, dove il superboss Totò Riina è stato incastrato dalle cimici degli investigatori mentre delineava il piano di morte contro Nino Di Matteo. Minacce tenute in seria considerazione dagli inquirenti, dato che il piano per assassinare il pm che indaga sulla Trattativa Stato-mafia era stato anticipato da un’inquietante lettera anonima. “Il Paese non può finire governato da comici e froci” scriveva il Corvo del duemila, qualificandosi come uomo d’onore del trapanese, e annunciando che le prossime stragi avrebbero ricevuto l’avallo anche da “amici romani di Matteo Messina Denaro”. “A questi magistrati di Palermo gli dobbiamo far fare la fine del tonno, come a Falcone” annunciava poche settimane dopo Riina in carcere, dialogando con Alberto Lorusso, boss della Sacra Corona Unita che con lui condivide l’ora d’aria.

Un particolare da non sottovalutare, perché un ruolo in questa complessa strategia di aggressione allo Stato lo gioca anche la Puglia. È lì, a San Pancrazio Salentino, zona un tempo governata da Lorusso, che si è trasferita Maria Concetta Riina, primogenita del capo dei capi. Solo una coincidenza? Ed è sempre dalla Puglia che Tony Ciavarello, genero di Riina, si sarebbe mosso in direzione Castelvetrano per incontrare Messina Denaro nei primi giorni di dicembre. Per dirgli cosa? Stando alle soffiate ricevute dagli inquirenti, Messina Denaro ha fatto sapere che al momento non può incontrare Ciavarello, ma gli ha riconosciuto una sorta di “rispetto”, come se fosse cosciente del fatto che il capo di Cosa Nostra rimane sempre Riina, nonostante sia detenuto in regime di 41 bis. E mentre a Trapani, città di molteplici intrecci e misteri a cavallo tra Stato e mafia, la cittadinanza per la prima volta sfila per dare sostegno alla procura guidata da Marcello Viola, a Palermo il palazzo di giustizia diventa un luogo sempre più blindato. Massima allerta per i pm Principato, Guido e Sabella, che sarebbero finiti nel mirino di Messina Denaro, massima protezione per Nino Di Matteo, al centro di una serie di inquietanti anonimi che ne prevedevano il possibile assassinio, e principale oggetto delle sfuriate di Riina da dietro le sbarre. “È tutto pronto, lo faremo in modo eclatante” annunciava il boss appena poche settimane fa. Proprio mentre suo genero cercava di agganciare Messina Denaro, ultimo boss latitante che partecipò alla stagione delle stragi al tritolo del 1992 e ’93.

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