Domiciliari ai detenuti tossicodipendenti con pena fino a otto anni: il governo accelera sul piano per svuotare le carceri
Far scontare la pena in comunità ai detenuti tossicodipendenti con una condanna non superiore a otto anni. Alla soglia dell’estate, la stagione più critica per le condizioni delle carceri, il governo accelera per realizzare il suo piano, descritto fin da inizio legislatura come l’antidoto al sovraffollamento penitenziario (arrivato a sfiorare il 140%). A luglio 2025 il Consiglio dei ministri aveva approvato un disegno di legge su questo tema: prevede, appunto, che “se deve essere eseguita nei confronti di persona tossicodipendente o alcoldipendente una condanna non superiore a otto anni”, o quattro per i reati più gravi, “l’interessato può chiedere in ogni momento di essere ammesso alla detenzione domiciliare” presso una struttura privata, “sulla base di un programma terapeutico socio-riabilitativo“. Alla domanda devono essere allegati, “a pena di inammissibilità, l’indicazione della correlazione tra la tossicodipendenza o l’alcoldipendenza e il reato” nonché “la valutazione della effettiva e attuale condizione di tossicodipendenza o alcoldipendenza”, svolta da un’apposita “commissione centrale” istituita presso la Presidenza del Consiglio. A decidere sulla richiesta sarà il magistrato di Sorveglianza. La nuova misura si affianca all’affidamento in prova al servizio sociale, già previsto per condanne fino a sei anni: “In questo modo si eleva il livello di sicurezza, una volta eliminata la molla che conduce a delinquere”, diceva la premier Giorgia Meloni in un video sui social.
Da allora, però, il provvedimento è rimasto parcheggiato in Commissione Giustizia al Senato. Fino a martedì, quando il governo, tramite il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, ha presentato un emendamento per modificare il suo stesso testo, accogliendo alcune proposte delle opposizioni. Una mossa che mostra la volontà di arrivare a un’approvazione rapida: “Auspico che il lavoro comune possa consegnare presto alle esigenze della realtà queste nuove norme”, ha detto Mantovano in commissione. La nuova versione amplia i requisiti per accedere ai domiciliari: il percorso in comunità, esclusi i reati più gravi, potrà essere anche “semi-residenziale“, cioè solo diurno col pernottamento a casa, e potrà essere svolto in qualsiasi “luogo idoneo“, anche diverso da una struttura accreditata col Servizio sanitario nazionale. Un modo, ha spiegato Mantovano, per “ampliare la platea delle strutture disponibili“, ma anche per “offrire al detenuto un percorso di recupero all’interno di un nucleo familiare che può facilitare l’uscita dalla tossicodipendenza”. Cancellato, poi, il divieto di concedere il beneficio per più di una volta: in questo modo, ha detto il sottosegretario, “si immagina una seconda possibilità” nel caso il cui il percorso fallisca “per ragioni diverse dalla reiterazione del reato, ma, ad esempio, collegate al mancato inserimento nella giusta comunità di recupero”. In ogni caso, assicura, ci saranno “verifiche molto strette” per “evitare un uso strumentale degli istituti: non basterà certo l’autocertificazione dello stato di tossicodipendenza, ma ci saranno pool di esperti che faranno in modo di evitare questo rischio”.
Tutte queste buone intenzioni, però, si schiantano contro i numeri: a fronte di una platea stimata di quasi 15mila detenuti tossico- e alcoldipendenti, il ddl stanzia meno di venti milioni di euro l’anno, sufficienti per appena cinquecento posti in comunità. Una goccia nel mare del sovraffollamento, che vede 64.547 reclusi a fronte di 46.339 posti disponibili (dati aggiornati al 30 aprile). “Poiché dovevamo fare una programmazione a cui corrisponde un impegno di spesa ci siamo tenuti stretti, ma siamo pronti a incrementare posti e risorse se, come spero, le risposte e le richieste saranno superiori”, ha risposto Mantovano ai senatori di opposizione – in particolare Ilaria Cucchi di Avs e Ada Lopreiato del Movimento 5 stelle – che lo incalzavano sul punto. Il braccio destro di Meloni ha però detto che la riduzione del sovraffollamento “non è l’obiettivo numero uno di questo intervento, anche se riteniamo che possa avere un effetto positivo”: “L’obiettivo primario del governo”, afferma, “è incentivare il recupero dalle dipendenze”, mentre “sul problema del sovraffollamento stato attivato dal governo un tavolo permanente a palazzo Chigi, con il piano straordinario di edilizia penitenziaria che prevede oltre diecimila nuovi posti entro la fine del 2027″. Nel frattempo il ministro della Giustizia Carlo Nordio predica ottimismo: “Siamo in una fase molto avanzata per alcuni provvedimenti di detenzione differenziata per cui vedremo in tempi medio-brevi buoni risultati”, dice. Oltre al ddl in discussione al Senato, nei prossimi giorni il ministero dovrebbe varare un altro intervento per consentire ai senza fissa dimora di accedere ai domicliari, scontando la pena presso enti di accoglienza: secondo fonti di via Arenula si tratta di una platea potenziale di cinquemila persone. In ogni caso, non abbastanza.