Le mani sullo scudetto. La Juve batte per 3-0 la Roma, alla prima sconfitta in campionato, e si porta a + 8 in classifica, + 13 sul Napoli che gioca oggi. La Serie A finisce ufficialmente a gennaio per manifesta superiorità di una delle sue partecipanti, la Juve più bella del triennio di Conte, la più completa, la più convinta ancor prima che convincente. E forse, per una volta, si può dire che nel calcio italiano conti di più l’attacco (la Juve ha il migliore con 42 gol fatti) piuttosto che la difesa (dove è prima la Roma con 10 gol subiti contro gli 11 della Juve). Lo dicevano i numeri, le statistiche, le quote delle scommesse: i bianconeri erano i grandi favoriti della serata torinese, solo una magia avrebbe potuto sovvertire i pronostici. E invece dopo un primo quarto d’ora con la Roma che ci prova con lanci lunghi a cercare la velocità degli esterni e Chiellini che chiude su Ljajic nell’unica vera occasione, arriva il gol di Vidal, il quarto nelle ultime tre sfide a Torino, a ristabilire le gerarchie e lo status quo: il solito, consuetudinario, liturgico, dominio bianconero sul calcio italiano.

In campo in realtà è ancora padrona la Roma, bella a tratti, e una Juve che contiene con sapienza e con maestria, consapevole come un saggio cinese che l’equilibrio è nella forza e non nell’eccesso. Nessuno si permette di insegnare calcio a Garcia, e parlare dopo è sempre più facile, però forse dopo le dieci vittorie consecutive il gioco dei giallorossi comincia a diventare se non prevedibile almeno facilmente contrastabile. La mancanza di un centravanti e Totti che arretra per lanciare gli esterni o favorire l’inserimento di un centrocampista è un’arma a doppio taglio. Il folto centrocampo bianconero, sublimato da Vidal, Pogba e dal ritrovato Pirlo, argina alla perfezione, gli esterni raddoppiano sempre, mancano gli spazi in cui infilarsi. Eppure può ancora andar bene così, tutto è ancora aperto a inizio ripresa. Ma dopo solo 3′ la punizione di Pirlo trova un’incredibile buco difensivo in area su cui si avventa con atavica fame bianconera Bonucci per il gol che chiude la partita, il campionato, la possibilità che possa esistere un dominio non bianconero sul calcio italiano.

Esce Tevez, il centravanti che Conte non ha mai avuto perché oltre a fare gol, tanti, pressa a tutto campo dettando i tempi della fase difensiva ai compagni. Garcia ne cambia addirittura due, mettendo finalmente dentro un centravanti come Destro al posto del malconcio Pjanic e cercando di replicare la squadra offensiva che si era vista contro il Catania: con Totti dietro le tre punte. Un’idea che si potrebbe replicare in futuro, ora che magari la tensione del primo posto è finalmente svanita. Ma nel frattempo non è certo finita la partita , dopo un batti e ribatti a buoni ritmi, la svolta è nell’inutile e rabbioso tackle di De Rossi su Chiellini, che l’arbitro Rizzoli decide di sanzionare con il cartellino rosso come non aveva fatto nel primo tempo con un simile intervento dello stesso Chiellini su Pjanic. Nessun “aiutino” di quelli denunciati ad arte da Totti nel prepartita, per carità, ma la stura a evitabili polemiche. Doverosa invece la successiva espulsione di Castan per il fallo di mano che regala a Vucinic il rigore del terzo gol e un’esultanza in cui decide di mostrare, bontà sua, tutta la rabbia dell’ex.

Complimenti a Conte e alla Juve, che al terzo anno ha costruito una squadra completa in ogni reparto, cui all’inizio mancava forse la rabbia che ha invece trovato dopo la sconfitta di Firenze. Da quando ha potuto giocare anche sui nervi, sul terreno preferito dal suo allenatore, la Juve è diventata imbattibile. E se è uscita con il Galatasaray, beh, povero calcio italiano oramai ridotto a difendersi dall’avanzata dei campionati francese e portoghese e non certo povera Juve. L’immagine della Roma invece, è in chiusura del primo tempo: azione in cui Maicon scambia con Totti, al solito lontano dall’area, che alza un cross in mezzo su cui non può intervenire il solitario Ljajic, circondato da ben cinque maglie bianconere. Niente da rifare, nulla da buttare. Garcia dopo tre progetti falliti dalla società ha saputo dare una precisa identità alla squadra e l’ha portata al secondo posto, dove tutti avrebbero firmato per esserci a inizio stagione. Ma qualcosa da modificare in fase offensiva, come detto prima, forse sì. Il resto non cambia mai, la Juve è padrona. Fuori i secondi.

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