Una faccia, una razza: protesta dei forconi, strade e ferroviarie bloccate, studenti in piazza, suicidi da crisi e tentativi di darsi fuoco, memorandum imposti o minacciati, con l’ombra della troika a supervisionare il tutto. Sono i punti di contatto tra l’Italia e la Grecia, con gli stessi fatti accaduti ad Atene a partire dal 2011 e che, due anni dopo si concretizzano anche nel Belpaese sotto il comune denominatore di una crisi sistemica che sta spazzando via tutto: dall’impresa privata al ceto medio, dalla sovranità nazionale alla fiducia nella politica che si dice alta e democratica. E con all’orizzonte un futuro tetro e incerto.

L’annus horribilis 2011 in Grecia si aprì con due giornate di sciopero generale promosso dai principali sindacati del Paese contro il piano di tagli presentato dal governo, allora presieduto dal socialista Giorgios Papandreou, su “consiglio” di Bce, Ue Fmi. La troika, scoperto il buco nero nelle finanze del Paese, inviò ad Atene i propri emissari con la lista dei compiti a casa. Austerità solo per impiegati, lavoratori privati, studenti e cittadini con un piano-licenziamento di 150mila dipendenti pubblici, blocco dei contratti collettivi, riduzione del 20% a stipendi, indennità e pensioni, iva al 23%, ma nessun taglio per benefit e prerogative della casta.

Erano i giorni in cui una folla oceanica invadeva la centralissima piazza Syntagma di fronte a quel Parlamento che, un anno dopo, avrebbe votato (senza leggerlo) il memorandum da trecento pagine imposto ad Atene dalla troika. La cui prima tranche di prestiti da 250 miliardi di euro finì per l’80% nelle tasche delle banche e solo le briciole nelle casse delle amministrazioni locali. Diseguaglianze praticate anche in Italia e che presto potrebbero dare gli stessi esiti della Grecia se la spending review avviata dall’ex premier Mario Monti e proseguita in queste settimane da Carlo Cottarelli taglierà servizi e diritti, senza andare a intaccare anche i privilegi.

Come? Con provvedimenti di solo rigore tout court che non immettono risorse per la ripresa; con le imprese sempre in difficoltà nell’accesso al credito; con il pasticcio dell’Imu che costringe gli enti locali ad aumentare le imposte come spazzatura e Irpef regionale; con aumenti a raffica dalle marche da bollo alle spese per avviare una causa civile. Mentre, ad esempio, i cda delle municipalizzate continuano a distribuire gettoni e consulenze.

Agorà e forconi
La benzina verde schizzata a due euro al litro provocò in Grecia la dura reazione degli autotrasportatori e del personale in servizio sui traghetti. La grande arteria autostradale Atene-Salonicco, ultimata in occasione delle Olimpiadi del 2004 – costata tre volte la cifra prevista e unico collegamento tra il sud e il nord del Paese – viene bloccata nel 2011 a più riprese da camion e cortei: con il risultato di paralizzare uno Stato intero. Gli allevatori riversano il loro latte sulle corsie, al pari dei coltivatori diretti che, soffocati da margini di guadagno ormai inesistenti, scaricano nel centro di Atene tonnellate di arance. Ma come, si chiedevano gli agricoltori giunti nella Capitale da tutta la Grecia, “il paese abbonda di frutta e verdura e noi la importiamo dal Sud America?”.

Al pari di ciò che è accaduto recentemente in Italia – con i Forconi a bloccare stazioni ferroviarie e svincoli autostradali, inneggiando al “Made in Italy” sbeffeggiato da politiche miopi – anche in quella circostanza, all’iniziale protesta di specifiche categorie produttive, (autotrasportatori, portuali e coltivatori), si sommano le voci indignate di greci comuni. Come gli studenti universitari “paralizzati” da mesi di proteste dei Rettori per i tagli annunciati con la conseguenza di perdere alcuni semestri. O liberi professionisti vessati da nuovi balzelli (ce n’è anche uno sulle auto a metano, mentre nel resto d’Europa si incentivano le auto verdi) che diedero vita al movimento associativo “Den plirono” (letteralmente “non pago”, ossia persone che si presentavano ai caselli autostradali o nei grandi ipermercati e andavano via senza pagare).

Altra e diversa reazione venne, da un lato, dal Movimento Pente Drachmì, sulla falsariga dei Cinque Stelle di Grillo, e dall’altro dal partito neonazista di Alba dorata, che alle scorse elezioni ha fatto ingresso in Parlamento dopo 40 anni di embargo e che in questi primi veni mesi di vita parlamentare si è caratterizzato per aggressioni a immigrati, proposte xenofobe e razziste, negazionismo. Con un’inchiesta penale per riciclaggio di denaro, estorsione e tentativo di colpo di Stato a carico dei suoi dirigenti.

Scontri e sangue
Ma lo scontro-simbolo della protesta ellenica si concretizza nel lancio di yogurt contro il Parlamento, a cui prende parte anche il celebre compositore Mikis Theodorakis. Il motivo? Non solo l’austerità imposta per legge ai cittadini da un soggetto estraneo alla democrazia del Paese, la troika, ma soprattutto l’ipocrisia di un’intera classe politica che, nonostante fosse stata essa stessa causa della voragine finanziaria, in quei giorni aveva l’ardire di proclamarsi “salvatrice della Grecia”. Slogan e promesse a cui si assiste anche in Italia.

Prendono così l’avvio, da quella considerazione, anche una lunga scia di scontri tra manifestanti e forze di polizia, culminati nell’assedio al Parlamento in occasione della visita della cancelliera Merkel ad Atene nell’ottobre del 2012, passando per la protesta di tutte le categorie professionali. In Italia si ricorda la grande manifestazione studentesca del novembre 2012, con l’allora premier Monti che poche ore prima al Financial Times Summit for Italy si era vantato di non aver subito contestazioni per l’austerità imposta dal suo governo.

E ancora, crisi in Grecia fa rima con suicidi: più di duemila gli imprenditori strozzati dai debiti, impiegati che avevano perso tutto. Due i casi più significativi. Un imprenditore di Salonicco nel 2012 si diede fuoco nel centro cittadino per i troppi debiti a cui non riusciva più a far fronte. E un anziano farmacista ateniese decide di farla finita a pochi passi dal Parlamento, sparandosi un colpo di fucile. Insomma, tutte affinità con una crisi (greca) già consumata (e abbondantemente irrisolta) in cui il Belpaese si sta specchiando.

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