Lo spunto di Beppe Grillo e del suo Movimento cinque stelle va in trasferta. E precisamente sotto l’Acropoli, lì dove tutta la crisi europea ha avuto inizio, lì dove le sofferenze dell’euro si sono trasformate in rischio default. Nella Grecia gravata dal peso di tre memorandum della troika, dove è stato appena raggiunto il record di disoccupazione al 27% (tra i giovani ha abbondantemente sfondato quota 55%), scalda i motori Theo Katsanevas, docente universitario ma soprattutto ex marito della figlia di Papandreou senior (padre-padrone del Pasok e del Paese per 30 anni). Che oggi annuncia la nascita del partito di nome “Dracma-movimento democratico greco five star” ispirandosi chiaramente al comico genovese e al suo Movimento che alle scorse elezioni di febbraio è per la prima volta entrato nel Parlamento italiano.

Trasparenza, accesso dei militanti alle decisioni con forum in rete, sito disponibile e aggiornato “24h24”, strutturazione di una proposta alternativa all’attuale sistema che ha fallito: i primi segnali per l’emulazione del M5s italiano ci sono tutti. Ma è andando a spulciare il decalogo dei grilli in salsa ellenica che si può comprendere qualcosa di più. Memori del fatto che immagine e sostanza vanno irrimediabilmente a braccetto, ecco il programma ispirato a cinque punti saldi, come le cinque stelle che saranno presenti nel logo.

In primis il rovesciamento del memorandum della troika, nella consapevolezza che una ridefinizione di margini e dati su debito e misure da attuare, sia imprescindibile per fermare la catastrofe rappresentata dalle conseguenze dei provvedimenti imposti da Bce, Ue e Fmi. Il paese soffre l’austerità soprattutto nella bilancia commerciale e nelle fasce deboli, con le sacche di povertà che si ingrossano e con aziende che chiudono, mentre le nuove opportunità in rampa di lancio sono solo per realtà straniere (la maggior parte tedesche) che si sono aggiudicate le nuove commesse; al secondo posto, conseguenzialmente, il ritorno alla moneta nazionale, quella dracma che secondo il board del movimento garantiva indipendenza e quel minimo di sopravvivenza che oggi manca drammaticamente. Non nuoce ricordare che in quel pool di esperti che curò il passaggio dalla dracma all’euro, alterando valori e numeri, figura l’attuale ministro dell’Economia Iannis Stournaras. Lo stesso che ha siglato in calce i desiderata della troika, licenziamento di 150mila dipendenti pubblici compreso.

In terzo luogo il riassetto dello Stato per fare crescita, andando a pescare negli sprechi colossali di pubblica amministrazione e dei partiti, proprio nel giorno in cui si apre un velo sui conti del partito socialista Pasok, finito nella bufera per una gestione non proprio ortodossa che ha causato una voragine di 116 milioni di euro sotto la presidenza di Iorgos Papandreou: con bilanci introvabili, spese pazze e prestiti misteriosi. Ma il riferimento è anche alle Olimpiadi del 2004, costate tre volte il preventivato o a numeri imbarazzanti come il sito internet della Camera dei deputati che, assieme alla tv della Voulì, costa due milioni di euro all’anno. Uno sproposito.

Infine due punti di orgoglio del movimento che non si posiziona nello scacchiere classico dei partiti ma preferisce staccarsi dagli schemi fin qui conosciuti destra-sinistra: ovvero la dignità nazionale con nuove alleanze internazionali che ridefiniscano equilibri euromediterranei e soprattutto una gestione del continente di chiara matrice germanocentrica. Infine il vero nodo di questo triennio di crisi, la giustizia sociale. Con una fetta consistente della popolazione del paese in ginocchio di fronte agli smottamenti sismici di un memorandum che ha tagliato il welfare, la scuola, la ricerca, i servizi sociali, e la sanità.

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