Esclusi i dirigenti interni, assunti gli esterni, anche senza un solo giorno di esperienza. Si annunciano ancora burrasche sulle nomine in Regione Lazio. Le infornate di nuovi funzionari proseguono: dal giorno dell’insediamento del presidente Nicola Zingaretti (stretto ora nella morsa delle polemiche tra sindacati sul piede di guerra e Movimento Cinque Stelle) si è arrivati in tutto a 38 incarichi (tra seconda fascia ed apicali). Secondo il sindacato dei dirigenti regionali, la Direr, l’operazione avrà un costo superiore ai 5 milioni di euro annui, ma soprattutto è stata condotta con metodologie di valutazione dei curricula discutibili. Da qui i vari ricorsi al Tar che la Direr ha presentato. Quesiti che l’ultima relazione della Corte dei Conti del Lazio pare avvalorare quando ha rilevato l’aumento continuo della spesa per il personale e disposto “l’applicazione della ‘sanzione’ del divieto di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale”. In una Regione fallita già da 10 anni e demolita dagli scandali per i fondi ai partiti.

Per Roberta Bernardeschi, segretaria regionale della Direr, i punti da contestare sono due. Il primo: “E’ stato superato di gran lunga il tetto massimo di dirigenti esterni previsto per legge”. Il secondo: “La valutazione dei curricula dei candidati è stata compiuta autarchicamente attraverso il segretario generale della Giunta che è un fiduciario politico e che quindi non può intervenire in procedure amministrative. I 33 dirigenti di seconda fascia e i 5 di prima fascia, oltre ad un direttore mantenuto in servizio oltre i limiti di quiescenza, che equivale ad una nuova assunzione sono stati sostanzialmente scelti escludendo candidati, anche interni, con ottimi requisiti ed esperienze rispetto alla struttura da affidare, e senza che sia stata giustificata, motivata la scelta”.

Mentre la Regione Lazio continua a dire che quelli scelti dall’esterno sono “tra i migliori dirigenti in Italia”, dai curricula pubblicati sul sito spuntano alcuni casi emblematici. “Apparentemente è stata fatta una valutazione oggettiva – continua Bernardeschi – ma nei fatti si siano scelti i candidati in modo del tutto soggettivo. Il segretario generale per ogni candidato doveva dichiarare se fosse sufficiente, parziale o insufficiente per ciascuno di tre requisiti: l’esperienza in funzioni dirigenziali, le capacità professionali generali e quelle specifiche. Per le prime due voci che caratterizzano capacità squisitamente dirigenziali è stato messo sufficiente a candidati che non hanno mai svolto funzioni dirigenziali. Inoltre non è stata esplicitata una graduazione oggettiva della valutazione, cioè da quanti elementi in poi un candidato potesse valutarsi parziale o sufficiente, ad esempio”.

C’è di più. Per la Direr la stessa tabella di valutazione produce valutazioni non rispondenti alla realtà. “Alcuni funzionari – spiega la Bernardeschi – provenienti dalla categoria D, non dirigenziale, sono stati valutati ‘sufficienti’ alla voce riguardante l’esperienza in funzioni dirigenziali. Come si fa a valutare come ottimale l’esperienza dirigenziale di un candidato quando lo stesso ne è completamente sprovvisto? In questo modo si formalizza un’attestazione non corretta. Come per Paolo Alfarone, dirigente incaricato all’Area Affari Generali, valutato sufficiente pur non avendo nessuna esperienza di natura dirigenziale”.

Poi il sospetto di possibili conflitti d’interessi. Come Paolo Cibin assunto come dirigente per l’Ufficio Relazioni Sindacali che, dal curriculum pubblicato, sembra non possedere nessuna esperienza come dirigente, ma ha svolto fino a poco tempo fa attività sindacale con la Cisl. Un passato che non garantirebbe, secondo la Direr, la necessaria imparzialità per svolgere il ruolo. “Che dire di Fabrizio Lella – aggiunge Domenico Farina, coordinatore Usb pubblico impiego in Regione – che precedentemente è stato dirigente alla Provincia di Roma per il monitoraggio e controllo dei progetti europei per attività finanziate con il fondo sociale europeo, programmazione 2007-2013, dove la stessa Provincia è qualificata come ‘soggetto intermedio’, ed ora è dirigente regionale dell’Area Attività di Controllo, Rendicontazione e Gestione del Contenzioso, la cui attività consiste proprio nel controllare quanto da lui stesso fatto in tale materia durante il suo incarico provinciale…”. Gli aumenti di spesa del personale, i metodi di valutazione discutibili e gli incarichi dubbi denunciati dalla Direr dovranno ora essere valutati dal Tar del Lazio.

Per la parte contabile invece riguardante i 30 dirigenti di seconda fascia, i consiglieri 5 Stelle sono pronti a presentare un nuovo esposto alla Corte dei Conti dopo quello fatto il primo luglio scorso in merito ad alcuni punti della nuova gestione che la magistratura contabile ha ritenuto fondato aprendo un’istruttoria in merito. “Come primo passo – spiega Gaia Pernarella, consigliere regionale M5S – avevamo presentato, circa tre mesi fa, un’interrogazione a Zingaretti e all’assessore al Bilancio sugli allora 25 dirigenti esterni assunti fino a quel momento. Ci è stato risposto che molti interni erano andati in pensione e non era quindi possibile reperire professionalità adatte agli incarichi in questione e che la cifra contestata per i pagamenti era già stata messa a bilancio. Ma ora siamo pronti a ogni iniziativa, anche a un nuovo esposto alla Corte dei Conti”.