Enrico Letta è stabile, non c’è che dire, ha appena preso la sua terza fiducia in Parlamento, s’è tolto dalle spalle l’imbarazzante patronage di Silvio Berlusconi, eppure guardando la sua azione di governo non si può non pensare – col Wall Street Journal – che la sua è “la stabilità di un cimitero”. Promesse e buoni propositi sparsi nei suoi discorsi pubblici, infatti, sono ben lontani dall’essere realizzati, al contrario l’immagine è di una realtà che pervicacemente si impegna a smentire il presidente del Consiglio. Ecco qualche esempio.

Riforme costituzionali
“Non si può cominciare oggi un percorso dai tempi indefiniti: 18 mesi sono un tempo giusto per le riforme costituzionali” (29 maggio).
– L’architrave di questa proposta era cambiare una gran parte della Carta grazie ad una procedura semplificata (modifica a tempo dell’articolo 138): semplicemente dopo la scissione del Pdl Letta non ha più i numeri per farlo senza incappare nel referendum confermativo.

Soldi ai partiti
“Se dopo l’estate il Parlamento non avrà approvato un testo, per sbloccarlo siamo pronti a intervenire con decreto” (25 maggio). “A giugno ci siamo dati un tempo di sei mesi: se non dovesse avvenire nulla il governo farà un decreto legge” (17 settembre). “Confermo qui la volontà di concludere il processo per abolire il finanziamento ai partiti entro l’anno” (11 dicembre).
– La legge che cancella – in tre anni – il finanziamento pubblico ai partiti è stata approvata alla Camera il 16 ottobre, da allora è ferma in Senato: l’esame inizierà in commissione mercoledì prossimo e la presidente Finocchiaro ha escluso un’approvazione nel 2013.

Taglio delle Province
“Bisogna riordinare i livelli amministrativi e abolire definitivamente le province” (29 aprile).
– La faccenda è ancora in alto mare. A luglio il Consiglio dei ministri aveva approvato due ddl: uno – attualmente in discussione nell’aula della Camera – svuota le province dei loro poteri in attesa della loro abolizione, affidata ad un secondo ddl, stavolta di natura costituzionale. I tempi, per entrambi, sono biblici: il rischio è che il contenzioso vada di nuovo a favore delle province, che hanno già vinto alla Consulta contro il decreto Monti.

Aumento dell’Iva
“Rinunceremo all’aumento dell’Iva” (29 aprile).
– L’aliquota al 21 per cento è salita al 22 all’inizio di ottobre.

Imu
“Bisogna superare l’attuale sistema di tassazione sulla prima casa con un riforma complessiva”, il cui “obiettivo sarà la riduzione fiscale senza indebitamento”. Intanto, “ci sarà lo stop ai pagamenti nel 2013” (29 aprile).
– Effettivamente l’Imu verrà sostituita dall’Imposta unica comunale (Iuc): il gettito, però, potrebbe essere addirittura superiore di circa tre miliardi alla vecchia imposta. Anche sulla cancellazione dell’Imu 2013, peraltro, il governo s’è incartato: non solo c’è il rischio del pagamento di un conguaglio a gennaio (la cosiddetta mini-Imu), ma nel 2014 è assai probabile pure una stangata sulle accise (benzina, tabacchi) visto che le coperture individuate non stanno funzionando (condono per le slot machine, extragettito Iva).

Conti pubblici
“Parte una nuova fase: i sacrifici fatti al momento giusto e le scelte dei governi precedenti confermate da noi hanno consentito di uscire dalla procedura di deficit eccessivo e di avere un premio importante: maggiore flessibilità sul bilancio 2014 che ci consentirà di fare investimenti produttivi” (3 luglio). “Chiedo di essere giudicato alla fine del percorso: a dicembre 2014 avremo ridotto deficit e debito e ridotto le tasse” (10 novembre).
– In realtà la Commissione europea, con una lettera ufficiale del 15 novembre, s’è dichiarata insoddisfatta della gestione dei conti pubblici di Letta e ha contestato la mancata riduzione del rapporto debito/Pil (che infatti lo stesso governo prevede in crescita l’anno prossimo). Quanto alla deroga per gli investimenti, dai 15 miliardi sparati inizialmente si è passati a – forse – tre. Per ora, infine, nel 2014 anche la pressione fiscale è stimata – sempre dall’esecutivo – in leggera crescita.

Cuneo fiscale
“Abbatterlo è la nostra priorità” (ripetuto una volta a settimana).
Alla fine l’intervento sul 2014 vale qualcosa più di duecento euro l’anno di sgravi in busta paga per i lavoratori dipendenti fino a 35mila euro di reddito, neanche venti euro al mese per una platea ristretta. Lo sconto è peraltro assai mitigato da una sforbiciata alle detrazioni fiscali per mezzo miliardo.

Esodati e precari
“Con la vicenda degli esodati la comunità nazionale ha tradito un patto: c’è bisogno di una soluzione strutturale” (29 aprile). “Abbiamo dato una soluzione definitiva al problema del precariato nella Pubblica amministrazione” (26 agosto).
– Sugli esodati, in realtà, Letta continua a procedere con successivi ampliamenti della platea e non strutturalmente: dopo i novemila “salvaguardati” in estate, è atteso un provvedimento per altri ventimila (si arriverebbe così a 160mila tutelati su una platea di 390mila soggetti). Quanto agli statali precari, la legge di Letta avvia la stabilizzazione per diecimila lavoratori mandandone a casa altri 190mila circa.

da Il Fatto Quotidiano del 13 dicembre 2013