Il Bel Renè voleva mettere in piedi un commercio di mozzarelle della camorra nella sua Milano. E per farlo aveva stretto alleanze con il clan dei Perfetto, nato dal disciolto gruppo La Torre di Mondragone (Caserta), pronto a infiltrarsi nel ricco mercato milanese.

A proporre l’affare a maggio del 2012 è Italo Zona uomo dei Perfetto, per i quali gestisce il giro di estorsioni. “Renà – dice Zona – mettiamo una cosa in piedi insieme lassù… mettiamo un grosso centro di smistamento di mozzarelle… una bella piattaforma… io ti mando tutti i giorni le mozzarelle!”. E’ tutto pronto: il vecchio re della mala milanese ha già trovato il fondo per dar vita al business. E’ entusiasta: “Bello! Bello! E’ in centro, zona Navigli”. Per trovarlo non ha nemmeno faticato molto, visto che il proprietario è un ammiratore delle sue antiche scorribande: “E’ un tipo innamorato di me“, si crogiola al telefono. Puntano in alto i due soci: “Conquisteremo il mercato”, fantasticano, mentre i poliziotti tengono l’orecchio puntato sul telefono di Zona. Ma poi, il progetto dell’ex bandito della Comasina rallenta. Perché dopo una sola settimana, Zona è costretto a sottoporsi a un intervento per rimettere a posto il ginocchio malandato.

Passa un mese e mezzo, l’uomo non si fa più vivo per via dell’aggravarsi delle condizioni di salute. Vallanzasca è impaziente, lo chiama stizzito e gli lascia un messaggio in segreteria: “Ti sei perso nei meandri della vita, ma noi due avevamo in piedi un discorso? Aspetto una risposta”. Ma il business delle mozzarelle sembra nato sotto una cattiva stella. A far saltare definitivamente la partecipazione di Renato Vallanzasca, è il suo passato ingombrante. A farlo riemergere è  la notizia che il vecchio gangster ha avuto un permesso di lavoro come commesso in un negozio di abbigliamento di Sarnico, provincia di Bergamo. Le polemiche sono forti, tanto che il 22 agosto del 2012, quel beneficio gli viene revocato, perché l’ex bandito violava le regole di utilizzo del provvedimento per concedersi qualche scappatella con una donna.

Ma l’uscita di scena del Bel Renè, non fa abortire l’idea di portare la mozzarella di Mondragone a Milano. A realizzare il commercio è la moglie dell’ex boss della Comasina, Antonella D’Agostino insieme a Giuseppe Perfetto, capo dell’omonimo gruppo. E’ lei che tiene teso il filo rosso che lega la famiglia Vallanzasca e il clan. 

I particolari emergono dall’ordinanza di custodia cautelare del gip di Napoli Maria Vittoria Fischini emessa su richiesta del pm della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea Cesare Sirignano che oggi ha portato all’arresto di 18 persone, tra la provincia di Frosinone e quella di Caserta. Nell‘operazione anticamnorra è stata coinvolta anche la moglie di Vallanzasca, Antonella D’Agostinoche avrebbe avuto un ruolo di intermediazione per l’acquisizione di un hotel a Mondragone e in alcune vicende di usura.

Nelle indagini entra, senza essere indagato, anche Vallanzasca, che, come fanno sapere gli inquirenti, nonostante la detenzione, mantiene rapporti con criminali. Le persone coinvolte sono sospettate di appartenere al gruppo camorristico Perfetto, diretta espressione del clan La Torre. L’operazione ”Sistema perfetto”, nei confronti dei presunti affiliati, si è conclusa con gli arresti – effettuati dai poliziotti di Frosinone e della Squadra mobile di Caserta e Latina – per associazione a delinquere di stampo mafioso, usura ed estorsione, eseguiti nelle province di Caserta, Latina, Milano, Napoli e Terni. L’inchiesta era partita due anni fa dal commissariato di Cassino dopo un primo episodio di usura ed estorsione a danno di alcuni imprenditori. La polizia ha sequestrato cinque società, bar, ristoranti, aziende all’ingrosso di prodotti alimentari, tutti i beni mobili e immobili degli indagati per un valore di oltre 2 milioni di euro.

Anche la moglie di Vallanzasca è stata intercettata al telefono con Italo Zona, “guarda che quell’albergo ce lo prendiamo noi! Lo gestiamo noi!”, riferendosi all’hotel International di Mondragone, il cui titolare, Antonio Barbatelli, era stato costretto a lasciare per difficoltà economiche. La struttura è la stessa dove il 17 agosto 2012 la D’Agostino presentò il suo libro, “Francis Turatello – Faccia d’angelo”. Alla donna, Barbatelli si rivolgeva perché intercedesse con il clan, con cui era in rapporti molto stretti, per ottenere una dilazione dei pagamenti dovuti dall’imprenditore. Ma dalle intercettazioni emerge che la moglie di Vallanzasca, anziché aiutare Barbatelli, sollecitava il clan ad affossarlo e a impadronirsi dell’albergo: “La nuora ha appena partorito, che ce ne frega! Questo è proprio un uomo inutile, non ho parole per questo deficiente! Questo è proprio un lordo, un coso lordo!”. La D’Agostino, come emerge dalle indagini, alla fine, è riuscita a rilevare alcune quote.

Riceviamo e pubblichiamo. 

 

In qualità di Avvocato di fiducia di Renato Vallanzasca e, visti i titoli sui media degli ultimi giorni, avente ad oggetto “l’Operazione anti camorra”, credo sia doveroso chiarire alcuni punti:

 

1) Il mio assistito non è né coinvolto, né indagato nella vicenda Giudiziaria in questione, in particolare la sua conversazione telefonica intercettata non trattava di argomenti a sfondo criminoso;

 

2) I suoi rapporti con la signora Antonella D’Agostino sono interrotti da tempo, ed esattamente dal 2009, tant’è che la signora D’Agostino aveva presentato una formale richiesta di separazione;

 

3) Il casellario giudiziale di Renato Vallanzasca è di certo lungo e articolato, ma non ha mai annoverato reati legati alla mafia in generale, e alla camorra in particolare. Già in passato, era avvenuto che il suo nome fosse stato erroneamente associato al clan dei Cutolo, in occasione del caso Tortora, ma il mio assistito era stato poi assolto con formula piena da ogni accusa;

 

4) Ogni altra notizia pubblicata è solo un puro atto di sfruttamento del suo “famigerato nome” o, come accaduto in più occasioni in passato, è servita a dare più visibilità a qualche indagine che, diversamente, sarebbe passata quasi inosservata;

 

5) Renato Vallanzasca ha di recente ottenuto la semilibertà a conferma del suo impegno lavorativo e affettivo. A questo si aggiunga il suo costante e gravoso impegno come volontario nell’attività di recupero dei ragazzi problematici, attività delle quali, ovviamente, nessuno parla;

E’ decisamente molto più semplice denigrare che elogiare, come è molto più facile condannare che credere nel cambiamento. Mettetevi l’anima in pace perché Renato Vallanzasca, ex bandito del Giambellino, mai avrà più a che fare con la Giustizia, se non per la sua completa riabilitazione.

Avv. Debora Piazza