Una frontiera di lame affilate che causano gravi lesioni e mutilazioni. Le ‘concertinas’ (filo spinato, ndr) tornano a luccicare a Melilla, città marocchina che la Spagna non ha alcuna intenzione di mollare. Il governo Rajoy ha ripreso le vecchie abitudini: lame taglienti per difendere la frontiera dagli assalti di migliaia di persone che tentano di superare la rete per mettere piede in Unione europea. Il muro di protezione lungo 12 chilometri, presidiato giorno e notte dalla Guardia civil e dalla polizia marocchina, è costituito da una doppia rete metallica alta sei metri che nel 2005 il governo di Zapatero aveva alzato con un filo spinato dotato di lame trancianti.

Il flusso migratorio però non si è arrestato mai. Molti invece i feriti gravi. Perfino un morto a causa dei profondi tagli che avevano colpito, secondo l’autopsia, un’arteria. Le proteste delle Ong e delle associazioni per i diritti umani avevano costretto nel 2007 la Spagna a rimuovere in parte le ‘concertine’ e rimpiazzarle con una terza rete protettiva e con sistemi d’allarme.

Eppure adesso il governo spagnolo ci riprova. Non solo i tecnici sono già a lavoro per reintrodurre le lame nelle “zone dove è più necessario”, ma anche per inserire un nuovo sistema, la ‘malla antitrepa’, che impedisca ai sans papiers di infilare le dita nella rete per arrampicarsi.

Un’assurdità, secondo l’esperto di migrazione e docente di Geografia all’Università autonoma di Barcellona Xavier Ferrer Gallardo. Soprattutto dopo il dispiegamento di forze comunitarie all’indomani della tragedia avvenuta lo scorso 3 ottobre al largo di Lampedusa. “Con il recente lancio di Eurosur, il tecnologicamente avanzato e sofisticato “sistema dei sistemi” di sorveglianza delle frontiere nell’Unione europea, la reintroduzione nel perimetro di Melilla delle lame è un sorprendente ritorno alle origini dall’oscura tendenza alla fortificazione – dice il professor Gallardo a ilfattoquotidiano.it – Siamo di fronte a un assurdo abbinamento tra innovazione e tradizione al servizio di un unico obiettivo: l’immobilizzazione delle persone alle frontiere dell’Unione”, 

Tant’è che perfino il Consiglio d’Europa ha ammonito in un documento ufficiale la decisione del premier Mariano Rajoy: una politica negativa contro “persone disperate”, che utilizza mezzi che, lungi dal frenare i flussi migratori, possono solo “provocare una più profonda disperazione”, ha ribadito il Commissario per i diritti umani Nils Muižnieks. In tutta risposta però la Spagna ha fatto spallucce e il ministro degli Interni Jorge Fernández Díaz ha precisato che le ‘concertinas’ non sono un elemento aggressivo, ma passivo di dissuasione”. Tanto più, aggiunge il ministro, che “producono lesioni lievi”.

La polemica continua a tener banco: il partito socialista ha proposto al governo di rimuovere il filo spinato a rasoio già installato e utilizzare in cambio radar tecnologicamente avanzanti e velivoli senza pilota, come i droni.

Secondo i dati del ministero degli Interni iberico, nei primi nove mesi del 2013 sono stati circa tremila i migranti che hanno cercato di scavalcare la recinzione di confine. L’ultimo grande assalto è stato tra il 4 e il 5 novembre scorso, quando circa 200 persone hanno tentato di scalare la rete. Un centinaio sono riusciti a passare per finire poi in un centro di accoglienza. Ma un ragazzo sub-sahariano è morto, cadendo da sei metri d’altezza, quattro sono rimasti feriti e circa quaranta sono stati arrestati. Gli altri sono stati espulsi al confine con l’Algeria. Frattanto, accanto a sindacati, associazioni e all’opposizione, anche la Chiesa cattolica spagnola ha alzato la voce: “Questa è una misura disumana”.

@si_ragu