Fedeli a Letta, leali con Berlusconi. Angelino Alfano detta la linea della sua creatura politica: fermo restando il sostegno al governo, il Nuovo Centrodestra darà battaglia per evitare la decadenza del Cavaliere. Con tutti gli strumenti possibili, a partire dalla presentazione di ordini del giorno o questioni pregiudiziali in Aula. Ma non solo. Indirettamente trova un modo per dire che il voto sull’eliminazione del Cavaliere dal Parlamento può essere rinviato a data da destinarsi. Lo fa sostenendo che non si deve porre la questione di fiducia sulla legge di Stabilità. In questo modo le centinaia di emendamenti da discutere resterebbero in piedi e così slitterebbe il voto finale sul caso Berlusconi. Il ragionamento è il seguente: ci vuole il tempo che ci vuole, la legge di Stabilità riguarda milioni di italiani e non si può mettere la fiducia e votarla in due giorni perché mercoledì il Pd vuole far decadere Berlusconi. I senatori del Nuovo Centrodestra si sono incontrati a Palazzo Madama dopo la nomina di Maurizio Sacconi a capogruppo

Secondo la tempistica indicata dai relatori della manovra il disegno di legge potrebbe concludere il suo percorso in commissione al massimo lunedì mattina e quindi dovrebbe arrivare in Aula già lunedì sera. L’unico modo per chiudere prima del voto sulla decadenza che – come arcinoto – è fissato per mercoledì 27 è porre la fiducia e far cadere tutti gli emendamenti. Una soluzione “inaccettabile” per Alfano e gli altri ex governativi del Pdl. D’altra parte già nel giorno dell’ok del consiglio dei ministri alla ex Finanziaria il governo aveva detto che si trattava di un testo aperto sul quale il Parlamento avrebbe poi lavorato. Porre la fiducia sarebbe visto come un affronto all’assemblea del Senato. A conferma di questa linea Carlo Giovanardi che all’agenzia Dire spiega: “E’ surreale pensare di dover mettere la fiducia sulla legge di stabilità solo perché mercoledì bisogna votare la decadenza di Berlusconi – dice – La decadenza viene dopo e questo significa che può slittare”. 

Una prospettiva cui, in mattinata, si era già opposto il presidente del Senato Piero Grasso, confermando che l’Aula discuterà e deciderà il 27 novembre. Grasso ha respinto la richiesta di convocare un nuovo Consiglio di presidenza, il che avrebbe fatto slittare ulteriormente il voto in Aula: per Grasso, “non si ravvisano gli estremi”, la discussione era già chiusa nella prima seduta dell’organismo, il 6 novembre. In quell’occasione il Consiglio aveva preso in esame l’episodio dei post di Vito Crimi durante la seduta della Giunta per le elezioni che si era espressa per il sì alla decadenza. La decisione era stata chiara: nessun annullamento del voto, nessun rinvio. E puntuale è arrivata la pioggia di interventi del centrodestra, da Alessandra MussoliniSandro Bondi che accusa Grasso di non “avere mai smesso le vesti di magistrato” e di essere di parte. La risposta di Grasso al centrodestra arriva in Aula: legge una nota di cinque pagine, densa di riferimenti regolamentari e normativi in cui si ribadisce che nella camera di consiglio della Giunta delle elezioni non c’è stata alcuna violazione della segretezza dei lavori. “Non si ravvisano gli estremi per una nuova convocazione del Consiglio di presidenza ai fini del prosieguo di un dibattito su una questione già dichiarata formalmente chiusa il 6 novembre, in assenza di proposte di natura disciplinare a seguito dell’informativa del presidente”. E ancora: “Non risulta che componenti della Giunta abbiano rivelato elementi riferibili ai lavori della Camera di consiglio”. Grasso ricorda che, sulla regolarità di quella riunione, “ha preso atto dell’attestazione del presidente Stefano“. 

E puntuale arriva la replica di Forza Italia, prima con Bondi e poi con Alessandra Mussolini. “I nostri non sono pretesti, sono agganci al regolamento del Senato e lei, presidente Grasso, deve tutelarlo”. E rincara la dose Maurizio Gasparri. “Ci sono state violazioni gravi delle regole del Parlamento, della segretezza delle procedure ed anche molte altre per quanto riguarda la decadenza di Silvio Berlusconi”. Alle proteste del centrodestra risponde il presidente della Giunta per le elezioni, Dario Stefano. “Se loro avessero voluto davvero invalidare quel voto non avrebbero dovuto proprio esprimersi sulla relazione, neanche con il voto contrario, né tanto meno emendarla, come invece ha fatto la Casellati” che è componente della Giunta per le elezioni. “Ma soprattutto – conclude Stefàno – non avrebbero più dovuto partecipare ai lavori successivi sempre sulla questione della decadenza di Berlusconi, perché così facendo ne hanno di fatto riconosciuto la validità”.