A tre mesi di distanza dalla condanna in terzo grado per frode fiscale, è stata decisa la data per il voto in Aula sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. La conferenza dei capigruppo di palazzo Madama ha stabilito, a maggioranza, che la votazione si terrà mercoledì 27 novembre. Una data confermata nel pomeriggio dal voto in aula, resosi necessario per l’opposizione di M5S e Sel, che premevano per accelerare i tempi. I grillini proponevano di votare la decadenza oggi stesso, i vendoliani tra una settimana. Lo scrutinio sarà palese, come ha deciso la giunta per il regolamento il 30 ottobre scorso.

La data riapre lo scontro politico, non solo tra Pdl e Pd, ma tra i falchi e le colombe del partito berlusconiano. Con Santanché e Polverini, tra gli altri, che “avvertono” l’alleato delle larghe intese che non potranno restare al governo con chi voterà contro la permanenza del leader in Senato. Ma anche con Cicchitto che, altrettanto chiaramente, afferma di “non condividere” il nesso tra le due cose e nel contempo apre alle primarie, dato che “purtroppo” Berlusconi non potrà ricandidarsi in Parlamento. 

Nel corso della capigruppo, e subito prima nella riunione del Consiglio di presidenza del Senato, il Pdl con Maurizio Gasparri ha posto la questione della validità delle decisioni della Giunta per le elezioni riproponendo la vicenda dei messaggi di Vito Crimi (M5S) inviati all’esterno nel corso della riunione a porte chiuse: “E’ una sorta di pregiudiziale, che riproporremo al prossimo Consiglio di presidenza”. Ma Zanda ha subito ribattuto: “La questione dei tweet di Crimi dal punto di vista giuridico è inesistente, la riunione della Giunta è valida”. 

Per dirimere la questione, il presidente del Senato Pietro Grasso ha convocato per domani il consiglio di presidenza del Senato, chiamato a vagliare la questione della validità del voto della giunta sulla decadenza di Silvio Berlusconi. La questione, pregiudiziale rispetto al voto dell’Aula, è stata posta dal Pdl, che lamenta la violazione della segretezza della seduta.

“Noi insisteremo, finché non sarà calendarizzato il voto sulla decadenza di Berlusconi”, aveva affermato prima del voto in aula Paola Taverna, presidente dei senatori del M5S. Sulla stessa lunghezza d’onda Sel, che con Loredana De Petris si era detta “contraria perché c’era la possibilità di calendarizzarlo alla prossima settimana, riaprendo per una mezza giornata l’Aula, che non è convocata per permettere alle commissioni di lavorare sulla legge di stabilità”.

Nel partito di Berlusconi monta la protesta sulla scelta della data. Il Pd ha chiestodi calendarizzare la decadenza “in una data prima dell’8 dicembre (la data del congresso del partito, ndr)”, scrive su Twitter Saverio Romano, definendo la decisione “una grande porcata. Anzi palese”. Di “vergogna” parla l’ex governatrice del Lazio Renata Polverini: “Ogni giorno che passa ci troviamo di fronte a pagine buie per la nostra democrazia. La calendarizzazione del voto sulla decadenza di Berlusconi il 27 novembre è una vergogna: la verità è che il Pd vuole far saltare questa alleanza per andare al voto. Se ne assuma la responsabilità davanti agli italiani”.

E così la sorte personale di Berlusconi torna a intrecciarsi con quella del governo del Paese. Non manca, in proposito, la presa di posizione ironica di Daniela Santanchè: “Apprendo dagli organi di stampa che Alfano dice che c’è l’accordo del nostro partito a sostegno del governo. Bene, è una bella notizia. Questo significa che riscriveremo la legge di stabilità, faremo la riforma della giustizia, e il 27 novembre il Pd – nostro alleato di governo – non voterà per la decadenza di Silvio Berlusconi”. Ed è lo stesso identico ragionamento di Raffaele Fitto: “Alfano oggi ha garantito il sostegno di Berlusconi al governo e dopo poche ore il Pd ha fissato la data della decadenza al Senato”. Proprio ieri Alfano aveva rivendicato l’appoggio di Silvio Berlusconi e aveva stigmatizzato gli “estremisti” di Forza Italia e per questa sera alle 20 avrebbe convocato il gruppo degli “innovatori” di Camera e Senato, per fare il punto della situazione alla luce del colloquio di ieri sera ad Arcore con Silvio Berlusconi. Sono attesi anche i ministri pidiellini.

Volano metafore truculente, con Capezzone che parla di un Pd che “con una mano spara contro Silvio Berlusconi, e con l’altra chiede il nostro voto ad una inaccettabile manovra tutta tasse”. E secondo Maria Stella Gelmini “ingiustizia è fatta, finalmente Zanda e il Pd potranno celebrare il loro congresso con lo scalpo di Berlusconi. Presto milioni di italiani che hanno votato Berlusconi saranno espulsi dal Parlamento insieme al nostro leader”. 

Ma per le “colombe” risponde Fabrizio Cicchitto: “Non posso condividere né l’affermazione drastica secondo cui c’è una stretta connessione fra la decadenza e la crisi di governo”, chiarisce l’ex capogruppo alla Camera, “né la negazione dell’ipotesi di primarie che invece è naturale e normale nel momento nel quale purtroppo Berlusconi non è nelle condizioni di ricandidarsi”.