Il primo, fondamentale, passo verso lo smantellamento della centrale nucleare di Fukushima, sarà presto mosso. Inizierà a breve infatti lo spostamento delle oltre mille barre di uranio contenute nella piscina di raffreddamento del quarto reattore dell’impianto danneggiato dal terremoto e tsunami dell’11 marzo 2011. Secondo le prime informazioni diffuse da Tepco, l’azienda elettrica di Tokyo che gestisce la centrale e i lavori di smantellamento, le operazioni dovrebbero durare fino alla fine del 2014.

Da quanto si apprende sul sito dell’utility, le barre di combustibile saranno agganciate all’argano di una gru per essere poi stoccate in speciali barili che verranno trasportati fuori dalla centrale. Nei giorni scorsi, gli addetti hanno rimosso con esito positivo un primo blocco di barre di combustibile. Queste già al momento del terremoto si trovavano nella piscina di contenimento, dato che il reattore era spento per manutenzione: grazie alla loro temperatura contenuta, possono essere rimosse in sicurezza.

L’intera operazione, assicura Tepco, si svolgerà all’interno della piscina di raffreddamento, in modo da ridurre i rischi di fughe di materiali radioattivi. Ma i pericoli non mancano: come ha sottolineato il 30 ottobre scorso Shunichi Tanaka, capo della Nuclear Regulation Authority, la commissione istituita nell’immediato post-Fukushima per verificare gli standard di sicurezza delle centrali nucleari giapponesi, le barre “devono essere maneggiate con estrema cura e sotto continua sorveglianza. Non bisogna andare di fretta o forzarle, o rischiano di rompersi”.

L’inizio delle operazioni di smantellamento di Fukushima Daiichi è un segnale forte a due anni dalla catastrofe naturale che ha visto oltre 18mila tra vittime e dispersi, con oltre 28 mila persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Il governo giapponese cerca così di rispettare gli impegni presi con il mondo intero, in occasione dell’assegnazione delle Olimpiadi del 2020 a Tokyo. A suo sfavore, tuttavia, gioca il clima di sfiducia che da due anni a questa parte è venuto a crearsi intorno a Tepco dopo la notizia di tonnellate d’acqua ad alto contenuto radioattivo fuoriuscite dalle cisterne di stoccaggio e finite in mare. Fughe su cui il premier Abe avrebbe mentito, garantendo al Comitato olimpico internazionale che la situazione era “sotto controllo”, e che potrebbero aver messo in serio pericolo l’ambiente e la salute dei cittadini.

Mentre questi chiedono spiegazioni e rassicurazioni sulle eventuali bugie del primo ministro, Tepco potrebbe ricevere l’ennesimo ‘regalo’. Allo studio del governo di Tokyo vi è una proposta di scorporo di Tepco in due aziende diverse: una dovrà impiegare tutte le proprie energie e l’expertise nello smantellamento della centrale Daiichi, l’altra dovrà portare avanti la normale amministrazione del gruppo, il più grande del Giappone e il quarto nel mondo. Che intanto vede crescere i propri profitti grazie agli aumenti in bolletta e all’aiuto dello Stato: più 1,44 miliardi di dollari nell’ultimo semestre. Sono i risultati ottenuti dal cosiddetto “Villaggio nucleare”, la lobby che in Giappone raccoglie politica, grandi aziende di settore e mass media, e che si stringe intorno a Tepco. Anche se si intravedono le prime crepe. Quest’estate, dopo un viaggio in Europa, Jun’ichiro Koizumi, unico primo ministro a terminare un mandato negli ultimi dieci anni e per questo ancora assai popolare nonostante il suo ritiro dalla scena pubblica, ha dichiarato che, se tornasse a fare il parlamentare, cercherebbe non tanto di convincere i suoi colleghi deputati che il Giappone ha bisogno del nucleare, piuttosto del contrario: “Il nucleare zero – ha spiegato in un’intervista al Mainichi Shimbun – è l’unica opzione”.

di Marco Zappa