Un partito che crede nell’alternanza e vede le larghe intese come eccezione. Un partito che va a caccia dei voti del centrodestra e del Movimento Cinque Stelle. Un partito che comunica meglio, che non parla solo ai “reduci“, ma che coinvolge anche chi finora è stato ignorato. Un partito più coraggioso soprattutto in Parlamento dove si deve ricordare più spesso di essere maggioranza relativa. Sono le tracce segnate da Matteo Renzi nel documento programmatico che lo lancia verso la corsa alla segreteria del Pd. “Abbiamo spesso dato l’idea di essere interessati a parlare soprattutto a chi c’era già: non basta più, se mai è bastato – dice Renzi – Non parliamo solo ai gloriosi reduci di lunghe stagioni del passato. Vogliamo parlare a chi c’era, e coinvolgerlo. Ma anche a chi non c’era” si legge tra l’altro nel documento. E in questo senso va anche il ragionamento della “conquista” dei voti del Pd: “Vuoi anche i voti del centrodestra? Sì. E vuoi i voti di Grillo? Assolutamente sì. Non è uno scandalo, è logica: se non si ottengono i voti di coloro che non hanno votato il Partito democratico alle precedenti elezioni, si perde” dice il documento congressuale.

I testi dei documenti congressuali dei 4 candidati alla segreteria in vista delle primarie dell’8 dicembre sono stati pubblicati sul sito del Pd. I titoli delle proposte dei 4 candidati sono: “Per la rivoluzione della dignità” di Gianni Cuperlo; “Cambiare verso” di Matteo Renzi; “Il futuro che vale. Per un partito democratico, solidale, europeo” di Gianni Pittella; “Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole” di Giuseppe Civati. Si terrà domani 21 ottobre, dopo i lavori parlamentari, una prima riunione della commissione congresso del Pd che avrà all’ordine del giorno il tema dei congressi territoriali. In quella sede si dovrebbe, dunque, anche parlare del nodo dei tesseramenti visto che, nei giorni scorsi, tra l’altro, la commissione regionale pugliese ha segnalato la lievitazione delle tessere a Lecce mentre dal comitato Civati sono state segnalate irregolarità in Sicilia.

Renzi: “Larghe intese solo un’eccezione, serve una rivoluzione radicale”
Il sindaco di Firenze sostiene di credere “nel bipolarismo e nell’alternanza“. “Pensiamo – dice – che le larghe intese siano una faticosa eccezione, non la regola. Vogliamo un bipolarismo gentile ma netto”. In questa chiave, si aggiunge, va declinato il nodo della legge elettorale. “Pensiamo il Pd abbia il dovere di fare la prima mossa sulla legge elettorale partendo dalla Camera dove ci sono i numeri per modificare il sistema”. Secondo Renzi “sono tre le basi del nostro Pd”: i circoli, gli amministratori, i parlamentari (“che devono avere sempre di più la consapevolezza di essere maggioranza in Parlamento”). “Nel Pd che faremo – aggiunge – conteranno di più i territori e di meno i dipartimenti centrali”. I parlamentari Pd, continua, “devono avere sempre di più la consapevolezza di essere maggioranza in Parlamento. Il Pd deve dettare l’agenda, non subirla: e questo anche nel tempo delle grandi intese, a maggior ragione dopo. Negli ultimi 20 anni abbiamo subito l’agenda degli altri: cambiamo verso!”. E ribadisce quanto già detto più volte nelle scorse settimane: “All’Italia non bastano piccoli aggiustamenti, ma serve una rivoluzione radicale”. Renzi cerca anche di scrollarsi di dosso l’immagine di una personalità incentrata soprattutto sulla comunicazione e meno sul contenuto: “Matteo è molto conosciuto per i suoi slogan – si legge nel documento – ma il suo slogan migliore è la concretezza delle cose realizzate da amministratore. Nel testo vengono citati, tra l’altro, dalla riduzione dell’Irpef al taglio dei costi del personale comunale. 

Infine una frustata all’Unione Europea: “Solo cambiando, l’Italia può acquistare la forza e la credibilità necessarie per chiedere all’Europa di cambiare le sue regole e perfino i suoi paletti. A partire dal parametro del 3% nel rapporto deficit/pil; un parametro anacronistico. Siamo noi che dobbiamo chiedere all’Europa di cambiare, ma prima di farlo, iniziamo a realizzare in casa le riforme che rinviamo da troppo tempo”. 

Cuperlo: “No all’autosufficienza, è solo un mito”
Proprio sulla possibile autosufficienza del Pd – che valse la sconfitta del 2008 e le conseguenti dimissioni di Walter Veltroni – si presenta la prima differenza tra i due candidati principali, Renzi e Cuperlo. “Dobbiamo da subito costruire il cambiamento – scrive nel proprio documento il candidato dalemiano che ha ricevuto il sostegno di altri dirigenti del partito di origine dc – L’orizzonte politico del Pd non sono le larghe intese come strategia, né un neocentrismo esplicito o camuffato. E neppure il sogno dell’autosufficienza”. “Lavoriamo – aggiunge l’ex segretario della Fgci – per una moderna democrazia dell’alternanza, fondata su grandi partiti di tipo europeo. Bisogna costruire l’alternativa di un nuovo centrosinistra”. Un’autosufficenza che Cuperlo boccia pure riferita all’idea dell’uomo solo al comando. “Un mito da scardinare”. 

E sul sostegno al governo Cuperlo nel suo documento commenta: “Noi sosteniamo Enrico Letta con lealtà e autonomia. Ma la nostra responsabilità è incalzare il governo sul lavoro, la lotta alle povertà, l’equità nello sviluppo. Una parte qualificante del documento di Cuperlo, tra l’altro, riguarda il terzo settore ed è stata concordata con le associazioni che si occupano di questo ambito, dalla Caritas alle Acli. “Dobbiamo da subito costruire il cambiamento. L’orizzonte politico del Pd non sono le larghe intese  come strategia, né un neocentrismo esplicito o camuffato. E neppure il sogno dell’autosufficienza. Lavoriamo per una moderna democrazia dell’alternanza, fondata su grandi partiti di tipo europeo – si legge nella mozione congressuale di Cuperlo – Bisogna costruire l’alternativa di un nuovo centrosinistra”, secondo Cuperlo. “Dobbiamo fare più grande il Pd, essere perno e motore di una grande alleanza civica, politica e sociale, coinvolgendo le forze del lavoro, dell’impresa, della conoscenza, della società che si organizza. Di questa alleanza il sindacato è interlocutore essenziale, e le recenti intese con gli imprenditori dimostrano come la crisi rilanci urgenza e potenzialità del patto sociale”. Infine i provvedimenti economici: “Si deve prendere atto che i vincoli europei offrono maggiori margini di azione – spiega il documento – Portando il deficit dal 2,5 previsto al 2,7 (quindi sempre al di sotto del 3%), si potrebbero” sbloccare fondi per 3 miliardi di euro. secondo la proposta di Cuperlo circa 3 miliardi da destinare “agli esodati, all’occupazione giovanile e a un programma straordinario di investimenti per la messa in sicurezza del territorio e delle scuole che avrebbe un impatto virtuoso sulla crescita e l’occupazione senza compromettere e anzi rendendo più sostenibile il percorso di riduzione debito/Pil”.

Renzi: “Sindaco e segretario”. Cuperlo: “Separare gli incarichi”
Anche sul partito l’impostazione è diversa. Cuperlo conferma che, nel caso in cui sarà segretario, proporrà la separazione tra gli incarichi di governo e quelli di partito. “La distinzione delle figure del candidato premier e del segretario del partito non può essere trattata come un cavillo. E’ una scelta politica e culturale”. No a un partito che sia “un comitato elettorale permanente”. Per questo “la distinzione tra incarichi di partito, a tutti i livelli, e incarichi nei governi, a tutti i livelli, deve essere sancita come un impegno comune della rinascita del Pd”. Renzi la vede all’opposto e ha già annunciato di essere intenzionato a ricandidarsi a sindaco di Firenze anche se sarà segretario del Pd. 

Pittella: “Rinnovamento non è trasferire il potere dai 60enni ai 40enni”
Anche per l’europarlamentare Gianni Pittella le larghe intese sono “un orizzonte non più replicabile”. Il dirigente lucano si pronuncia in favore di un partito che sappia rilanciare il tema della libertà e dell’eguaglianza. Il Partito Democratico “può essere esclusivamente un partito legato al partito socialista europeo”. L’europarlamentare Pd sostiene che la politica economica “è stata sottratta alla deliberazione democratica” e chiede una politica monetaria “più coraggiosa e democratica” si pronuncia in favore del reddito minimo di cittadinanza. “Il rinnovamento del partito – dice Pittella – oggi non può ridursi in un trasferimento di potere dai sessantenni ai quarantenni deciso da pochi dirigenti e da patti tra correnti. Neppure si può pensare di inseguire la piazza”. Pittella auspica la formazione di un partito “autenticamente federale ispirato alle migliori pratiche europee” liberandosi del “fardello di iperburocratizzazione”. Nel suo documento trova largo spazio l’obiettivo della rinascita del Sud e quello dei giovani, con la proposta del reddito di cittadinanza.

Civati: “Basta accordi di palazzo. Partito rimedi a errori su Prodi e Rodotà”
Si schiera apertamente contro il governo di grande coalizione Pippo Civati (che peraltro ha questa posizione da tempo). “Il Pd, oggi al governo in una coalizione innaturale e che assume sempre più i connotati di un disegno politico nato in un accordo di Palazzo anziché da una proposta elettorale, ha bisogno innanzitutto di ritrovare il proprio profilo culturale e politico – dichiara Civati – e nel farlo ha il dovere di ricostruire il popolo della sinistra facendo in modo di essere da questo attraversato: per chiudere un ventennio, ci vogliono libere elezioni democratiche, con una nuova legge elettorale, che avremmo potuto e dovuto già avere individuato”. 

Civati punta l’indice contro le scelte fatte dal Pd negli ultimi mesi: “Se il passato remoto che abbiamo all’inizio ricordato ci rende orgogliosi e fieri, quello più prossimo è in grado di lacerare la nostra memoria, allungando pesanti ombre anche sul futuro. La tragica gestione del risultato elettorale, l’anonimo e calcolato sabotaggio della candidatura alla Presidenza della Repubblica di Romano Prodi, il veto sulla figura di Stefano Rodotà, fino all’approdo a un governo con una delle destre peggiori d’Europa, hanno precipitato il Partito democratico (e i nostri elettori) in uno stato psicologico confusionale. Un partito che invece tra Rodotà e Prodi si dovrebbe collocare, per ritrovare se stesso”. Civati chiede di aprire il partito alle sensibilità che nascono nella società (“molte novità sono venute non dal Palazzo ma dalla piazza”). Tra le sue proposte, il reddito di cittadinanza, il diritto di voto alle amministrative per gli immigrati, un piano energetico orientato sulle risorse rinnovabili, il matrimonio per le coppie gay (con possibilità di adozione), il no agli inceneritori, un tetto alle retribuzioni pubbliche (nessuno guadagni più del presidente della Repubblica).