Il mare di Lampedusa continua a restituire corpi, le polemiche sulla legge Bossi-Fini proseguono. E il presidente della Repubblica ricorda come il naufragio riporti all’attenzione il “nodo dell’asilo politico” in un momento in cui l’Italia è meta “di una vera e propria ondata di profughi che non sono migranti, legali o illegali”. Giorgio Napolitanooggi a Cracovia, spiega che “l’asilo, che non è migrazione, è diverso, è l’asilo politico al centro della nostra attenzione”. 

Intanto i sommozzatori, che stanno lavorando all’interno dell’imbarcazione affondata all’alba di giovedì, hanno recuperato altri 20 cadaveri. Il numero delle vittime accertate è salito a 231. Complessivamente oggi sono state recuperate 37 persone, di cui cinque donne. “Siamo scesi fino al relitto – ha raccontato Riccardo Nobile, della squadra sommozzatori di Palermo – e abbiamo guardato attraverso gli oblò. Lì c’erano ancora decine di corpi”. E il collega Salvo Vagliasindi aggiunge: “L’immagine che non riesco a togliere dalla mente sono quei corpi ammassati a grappolo nel relitto. Erano quasi tutti con gli occhi sbarrati e le braccia protese verso l’alto, come a volere chiedere aiuto”.

“Quando ero lì a Lampedusa, ogni corpo che veniva recuperato era una sconfitta” dice il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge ha descritto le sue emozioni all’indomani della sua visita a Lampedusa, dove ha annunciato che ci sarà un ripensamento profondo della legge sull’immigrazione. “Sull’isola, davanti al molo – ricorda – per ogni corpo che veniva ripescato pensavo dentro di me, con grande dolore: è una sconfitta. Non solo mia ma di tutti. Metto tutti di fronte alle nostre responsabilità. Ogni vita che perdiamo è una risorsa che perdiamo”. “Rabbia e impotenza” di fronte alla tragedia di Lampedusa, perché “certe cose si possono prevenire e questo è responsabilità di tutti. Ho parlato con i sopravvissuti – sottolinea – vivono con la paura di poter riconoscere un familiare tra chi viene ripescato”. Il ministro sostiene che “è in atto un progetto di cambiamento culturale che investe tutta la società” ma aggiunge che “nessuno deve aver paura del cambiamento”. 

Sulla stessa linea, il titolare della Pubblica amministrazione, Giampiero D’Alia: “Credo che una riflessione sul tema dell’immigrazione vada fatta. La legge Bossi-Fini non ci aiuta a risolvere il problema: non ha fatto da freno all’immigrazione, né ha rappresentato un deterrente contro gli sbarchi”. E ha aggiunto: “Un evento epocale, come quello accaduto a Lampedusa non può comunque essere banalizzato solo sul dibattito attorno alla valenza giuridica della Bossi-Fini. Ed in questo contesto va anche modificato il modo in cui le nostre istituzioni si confrontano sulle modifiche alla legge”. Di parere opposto, il segretario federale della Lega Nord Roberto Maroni: “Accusare la legge Bossi-Fini è una colossale sciocchezza. Bisognerebbe invece chiedersi come ha fatto il barcone ad arrivare a pochi metri dalla riva. Quando ero ministro io mandavo le navi a pattugliare…”.

Anche per un giurista come Stefano Rodotà la norma va ripensata, anzi: “La Costituzione è quella che consente di dire che la Bossi-Fini è inaccettabile. L’attuale vice presidente del Consiglio, ministro dell’Interno, che è andato a Lampedusa, quella legge l’ha votata. Un po’ di onestà intellettuale in questa materia, oltre che di sincerità verso i cittadini, dovrebbe esserci –  dice a Radio Popolare – Abbiamo invitato la sindaca di Lampedusa a parlare alla manifestazione di Roma del 12 ottobre e sappiamo che se non ci saranno particolari problemi – e Dio solo sa quanti problemi ha questa donna – lei sarà a Roma”.  Contro le norme restrittive della legge Bossi-Fini scende in campo anche Giovanni Soldini. “In mare ci si aiuta – scrive il popolare velista in un tweet – chi soccorre e porta a terra profughi rischia l’incriminazione. Abbiamo calpestato anche la prima legge del mare, vergogna!”. 

Per permettere a tutti i corpi, quelli già recuperati e quelli che il mare deve ancora restituire, di ricevere una degna sepoltura, sono arrivate a Lampedusa altre 150 bare. La Croce rossa ha attivato una casella di posta elettronica e un numero di telefono dedicati ai familiari delle vittime dell’ultimo tragico naufragio di Lampedusa per agevolare al massimo l’accesso alle informazioni disponibili. Le fotografie dei cadaveri scattate dalla polizia scientifica saranno visionate dai sopravvissuti per riconoscere i parenti morti nel naufragio. Una volta terminata questa operazione, le salme potranno lasciare l’isola. La prefettura di Agrigento e il Viminale stanno lavorando per decidere la destinazione delle salme dei migranti morti nel naufragio di giovedì scorso a Lampedusa. Molti comuni della provincia hanno dato la loro disponibilità ad accogliere le salme, ma la comunità eritrea ha chiesto di poterle riportare in patria, sostenendo anche i costi del trasporto.

Intanto, ventisei minorenni hanno lasciato il centro di accoglienza dell’isola, dove rimangono al momento, 936 persone a fronte di 250 posti letto disponibili. I giovani migranti si sono imbarcati sul traghetto di linea per Porto Empedocle, dove arriveranno in serata, per essere ospitati in comunità per minori. Invece per quanti vogliono esprimere la solidarietà al comune di Lampedusa è stato attivato un conto corrente per le donazioni .”Grazie a quanti ci stanno scrivendo per offrire sepolture, azioni di volontariato e aiuto economico – dichiara il sindaco Giusi Nicolini.

E continua il dibattito sul ruolo dell’Europa nel fronteggiare il flusso migratorio verso le coste italiane. “E’ una vergogna che l’Ue abbia lasciato così a lungo sola l’Italia con i flussi di profughi dall’Africa”, ha affermato il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Secondo l’esponente del Pse, i profughi devono essere distribuiti più equamente fra gli Stato dell’Unione. “Ciò vuol dire che anche la Germania deve accogliere più persone”, ha detto, aggiungendo che il vertice Ue di ottobre a Bruxelles affronterà il problema. Anche la Francia ha espresso solidarietà all’Italia per la tragedia di Lampedusa ed “ha chiesto che la questione dei flussi migratori sia discussa a livello europeo e internazionale”. Lo ha detto il ministro francese per le collettività all’estero Helene Conway-Mouret, in occasione della sua visita a Roma. “Non si può dire semplicemente di chiudere le frontiere, non serve a niente” perché la “gente continuerebbe ad arrivare: ci vuole una politica coordinata”, ha aggiunto.