Nella giornata di ieri è stato varato nel Consiglio dei Ministri un nuovo Decreto Legge sull’istruzione. Da settimane si parlava di questo CdM tematico sulla scuola, l’alone di mistero che l’ha circondato per settimane ha contribuito a creare una forte aspettativa e senza dubbio il clima che si è generato ieri è stato di forte consenso rispetto all’iniziativa di legge. Mi chiedo però al di fuori dell’indirizzo verso cui va: quale la concreta incisività di questi provvedimenti nella disastrata situazione dell’istruzione pubblica italiana?

Sono già cosciente che in tanti commenti sarò tacciato di essere semplicemente disfattista ed ultracritico, ma credo che bisogna sempre commisurare le reazioni alle reali azioni e penso, a differenza di molti, che il DL Istruzione sia un provvedimento tampone, con tanti provvedimenti buoni in via teorica ma con rispettivi finanziamenti irrisori. Mi fa pensare tanto ad un bel contenitore, ma con scarso contenuto all’interno.

Partiamo dai primi titoli: in materia di diritto allo studio universitario, in base alla copertura finanziaria, le risorse per le borse calano ulteriormente dalla cifra di 151 milioni di euro a 114 mln di euro. Contrariamente a quanto sbandierato, il Governo ha di fatto sottratto 37 milioni di euro al Sistema del Diritto allo Studio che quindi torna ad essere ai minimi storici da 3 anni a questa parte. Non dimentichiamo che per la copertura, quantomeno degli idonei a usufruire della borsa di studio, servirebbero almeno altri 350 mln di euro.

Uno spazio consistente nel decreto è dedicato al welfare studentesco e alle misure contro la dispersione scolastica e contro il caro libri. In Italia la dispersione si attesta quasi al 18%, questo significa che circa uno studente su cinque non finisce la scuola. Una quantità di ragazzi impressionante, anche paragonata agli obiettivi di Europa2020 che prevede l’abbassamento della dispersione al 10%. Inoltre il nostro paese è carente una legge nazionale sul diritto allo studio, un provvedimento di dignità che permetterebbe agli studenti di usufruire delle stesse prestazioni minime dal Nord al Sud del paese. Sono sufficienti stanziamenti complessivi di 30 mln di euro per finanziare progetti contro la dispersione scolastica efficaci? Non servirebbe piuttosto un vero proprio piano ad hoc? Quanti studenti potranno usufruire dei libri o degli e-book reader in comodato d’uso su uno stanziamento di 8 mln di € contando che in media i libri scolastici costano nel complesso oltre 800 € o un e-book reader circa 100 €? Facendo un rapido calcolo circa 10000 studenti potrebbero avere i libri in comodato, a fronte di una popolazione studentesca di 2 700 000 studenti delle scuole superiori. Probabilmente neanche questo basta.

Si parla inoltre dell’abbassamento dell’età per lo stage (alternanza scuola-lavoro) a 17 anni, cioè in quarto superiore. Abbiamo da sempre considerato lo stage come un’esperienza con grandi potenzialità formative, ma cos’è oggi l’istituto dello stage nelle scuole italiane, o meglio nei luoghi di lavoro italiani? Tanti ragazzi lamentano l’assenza di garanzie formative, assenza di tutor e verifiche dell’apprendimento, di tutele sul luogo di lavoro, forme di vero e proprio sfruttamento in certi casi, di assenza di rimborsi nell’acquisto del necessario (divise o trasporti). Perchè ad un provvedimento come questo non si è associato uno Statuto dei Diritti per gli Studenti in Stage come da tempo l’Unione degli Studenti rivendica? Forse perchè spesso lo stage è più una valvola di sfogo per le aziende che ne usufruiscono, che un’esperienza formativa per gli studenti.

Si cambia la rotta? Forse. Si va avanti? Probabilmente troppo poco. La crisi avanza e le risposte devono essere complessive e sostanziali, non c’è più tempo per tergiversare e l’11 ottobre saremo in piazza in tutt’Italia per metterci noi studenti in cammino.