L’avvocato Longo ha detto a Radio Capital che Berlusconi chiederà la grazia. E Napolitano potrebbe concedergliela eccome, dando un bellissimo segnale al paese (soprattutto agli evasori) e dimostrando che la magistratura si può insultare in lungo e in largo: basta essere Berlusconi, o comunque appartenere alla sua corte.

Se così fosse, e speriamo di no: complimenti, Re Giorgio. 
Fanno però molto ridere le esultanze dei berlusconiani, nonché (più nascoste) di alcuni esponenti del Pd, che si affidano nuovamente a Napolitano per evitare di schierarsi.
Allora, facciamola breve: da un punto di vista politico, la grazia a Berlusconi non sposterebbe una mazza. Servirebbe unicamente a evitare al delinquente di Arcore i 9 mesi (dei 4 anni complessivi) di domiciliari o servizi sociali. Punto. 
Permetterebbe a Berlusconi di vivere meglio, di evitare la tombola di Natale con la famiglia Pascale o di scampare alle temibilissime fauci del casto barboncino Dudù, ma non equivarrebbe in alcun modo alla famosa “agibilità politica”.
 
Napolitano vuole dare la grazia a Berlusconi e firmare un altro atto irricevibile? Bene, cioè male. Faccia pure. Del resto Re Giorgio è inattaccabile e financo innominabile, lui tutto può e in tanti lo difenderebbero persino in una simile circostanza abominevole (il masochismo ha tante facce, e così pure il servilismo).
Sarebbe l’ennesimo tentativo di restaurare la Casta, ma sarebbe anche un doppio autogol della Casta. In primo luogo, la grazia a Berlusconi si configurerebbe a tutti gli effetti come gesto immorale, perché salverebbe un condannato potente, per nulla pentito e con ancora molti processi aperti (Che facciamo, Napolitano, una “grazia politica” all’anno? Un abbonamento di grazie?). Nessuna “eccezionale esigenza di natura umanitaria” da applicare. La grazia, qui, sarebbe piuttosto la certificazione della impunità di Berlusconi, per sacro volere di Re Giorgio. Regalerebbe agli “anticasta” una quantità industriale di argomenti: la famosa toppa peggio del buco.
 
In secondo luogo, tutti gli aspetti più spinosi politicamente rimarrebbero inevasi. Ovvero:
 
1) Decadenza da senatore. A settembre si vota in Giunta, e la grazia non evita tale appuntamento: cosa farà il Pd? Seguirà ancora Napolitano pur di salvare ‘sto governicchio?
 
2) Incandidabilità di Berlusconi, poiché condannato in via definitiva a 4 anni. Lo dice la legge Severino. La grazia, anche qui, non sposta nulla. Come la aggireranno? Dicendo che non è retroattiva (reato del 2002/3)? Sostenendo che l’indulto ha ridotto a 1 anno (anzi 9 mesi con la svuotacarceri) la condanna effettiva e quindi Berlusconi può candidarsi, perché la legge Severino parla di due anni di condanna come requisito di incandidabilità? Si affideranno cioè al cosiddetto “Lodo Giovanardi”?
 
3) Interdizione dai pubblici uffici. Entro fine anno la Cassazione la ricalcolerà e sarà tra uno e tre anni (invece dei 5 chiesti in Appello). Anche qui la grazia nulla sposta. Inoltre, entro l’inizio del 2015 dovrebbe concludersi il processo Ruby, con una sentenza in primo grado che – oltre ai 7 anni di galera – chiede “l’interdizione perpetua dai pubblici uffici”.
 
La grazia sarebbe una vergogna inaudita. Se Berlusconi l’avesse chiesta a Pertini, avrebbe avuto per risposta una grandinata di calci nel sedere. Ma Re Giorgio è ahinoi diverso, molto diverso. E chiedere l’impeachment di Napolitano, come prevedono i 5 Stelle, parrebbe a quel punto quasi naturale. Ma politicamente non sposterebbe nulla: Berlusconi rimarrebbe decaduto, incandidabile e interdetto.
 
Per questo il Pdl continuerà a minacciare: da Napolitano vuole di più, come ha ripetuto la Gelmini. Il fine intellettuale Maurizio Bianconi è persino arrivato a definire il Capo dello Stato “somaro stalinista”.
 
E per questo il Pd dovrà decidere un’altra volta cosa fare da grande: o difenderà Letta, e quindi salverà Berlusconi in giunta (ma l’interdizione resterà), regalando così milioni di voti ai 5 Stelle (Renzi, che fai? Civati, ci sei?); oppure, per una volta nella vita, si impunterà. E il governicchio Letta salterà, con buona pace di Re Giorgio e delle sue eterne ammuine. 

A quel punto, legge elettorale by Pd&M5S (alla svelta) e al voto.

Vamos.