“Vaffanculo musulmana di merda”. Così due giorni fa Giuseppe Fornoni, assessore leghista di Lograto (Brescia) in un post su Facebook rivolto a Cecile Kyenge. L’insulto seguiva a ruota quello di Agostino Pedrali, assessore ai Servizi sociali del Comune di Coccaglio, sempre nel bresciano, che della ministra per l’Integrazione aveva detto qualche giorno fa “E’ separata dalla nascita con una scimmia”, in linea con le dichiarazioni di Calderoli (“La vedo e penso ad un orango”). Difficile attribuire al caldo torrido le suddette farneticazioni: non c’è giorno infatti che un consigliere comunale, o un assessore, un deputato o un europarlamentare in camicia verde non si esibiscono in offese razziste. 

Oggi scende in campo Matteo Salvini, vicesegretario della Lega. Salvini non insulta direttamente ma si fa promotore di una petizione e di un referendum: quello per l’abolizione del Ministero dell’Integrazione “inutile e costoso”. Ovviamente il problema di Salvini non è il Ministero ma il suo titolare Cecile Kyenge, donna, nera e promotrice di importanti battaglie di civiltà ed eguaglianza, che i leghisti non smettono di insultare e di offendere.

Salvini vuole trovare 500mila cittadini pronti a firmare un referendum per l’abolizione del Ministero? Se proprio ci tiene alla volontà popolare raccolga la richiesta di centinaia di migliaia di cittadini che hanno firmato sul sito Change.org le petizioni di Articolo21 per le dimissioni di Calderoli e Borghezio e li inviti a farsi da parte. Loro sì che sono inutili, costosi e soprattutto un danno e un insulto costante alla democrazia e alla convivenza civile.