Monsignor Nunzio Scarano non ha ottenuto gli arresti domiciliari in parrocchia, continuerà a rimanere in carcere. Così come l’operatore finanziario Giovanni Carenzio e l’ex 007 Giovanni Maria Zito. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame che ha rigettato le istanze di revoca delle ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti dei tre, arrestati il 28 giugno scorso nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sul fallito tentativo di far rientrare in Italia 20 milioni di euro dalla Svizzera ritenuti riconducibili agli imprenditori Paolo, Cesare e Maurizio D’Amico. Scarano, Carenzio e Zito sono accusati di concorso in corruzione. All’alto prelato, già contabile dell’’Apsà, è contestata anche la calunnia.

Parere negativo alla scarcerazione era stato espresso dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dai sostituti Stefano Pesci e Stefano Rocco Fava, titolari dell’inchiesta giudiziaria. Un duro colpo per mons. Scarano all’indomani della decisione del promotore di giustizia vaticano che ha disposto il congelamento dei fondi intestati presso lo Ior all’alto prelato. Le autorità vaticane infatti continuano a indagare su transazioni sospette e le indagini potrebbero essere estese ad altre persone. Il congelamento dei conti di Scarano presso lo Ior è stato disposto ieri dall’ufficio del Promotore di giustizia vaticano, omologo di un pm italiano, e la decisione è stata presa il 9 luglio dal promotore di giustizia aggiunto, Giampiero Milano. Una decisione che era stata accolta con favore dal difensore di Scarano. “Prendiamo atto con soddisfazione della volontà manifestata dalla Santa Sede di perseguire le attività illegali poste in essere dallo Ior: l’iniziativa presa oggi è stata più volte sollecitata dallo stesso monsignor Scarano”, ha affermato l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, augurandosi che a Scarano “sia offerta la possibilità di illustrare tutta una serie di attività riconducibili sia allo Ior che all’Apsa, certamente meritevoli di analoga attenzione da parte dalla Santa Sede”. Comunque il “monsignore offre la sua piena disponbilità a collaborare anche con gli organi inquirenti vaticani”. Per il momento, però, resterà in carcere