Papa Francesco pare voler cacciare davvero i mercanti dal tempio. La riforma dello Ior e la realizzazione della trasparenza finanziaria in Vaticano non sono aspetti marginali del suo pontificato. Lo confermano le decisioni incalzanti che il Pontefice argentino sta prendendo in questi giorni, quasi anticipando le indagini della procura di Roma che ruotano attorno alla banca vaticana.

Dal 28 giugno monsignor Nunzio Scarano, fino a un mese fa capocontabile dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) è nel carcere di Regina Coeli. Insieme con lui sono stati arrestati anche l’ex funzionario dei servizi segreti Giovanni Maria Zito e il broker finanziario Giovanni Carenzio. La vicenda giudiziaria ruota intorno a un accordo tra Scarano e Zito finalizzato a far rientrare dalla Svizzera, a bordo di un jet privato, 20 milioni di euro destinati agli armatori D’Amico. Appena due giorni prima degli arresti disposti dalla procura di Roma, Papa Francesco aveva commissariato la banca vaticana istituendo una Pontificia Commissione Referente sullo Ior.

Con ordinanza del 9 luglio scorso, come comunicato dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha disposto il congelamento dei fondi intestati presso lo Ior a monsignor Nunzio Scarano, “nel quadro delle indagini in corso da parte delle autorità giudiziarie del Vaticano, a seguito di rapporti su transazioni sospette depositati presso l’Autorità di Informazione Finanziaria (Aif). Le indagini – ha precisato Lombardi – possono essere estese anche ad altre persone”.

“Lo Ior – ha spiegato ancora il portavoce vaticano – ha affidato al Promontory Financial Group un esame oggettivo dei fatti e delle circostanze concernenti i conti in questione e coopera pienamente con l’organismo di regolazione finanziaria del Vaticano, l’Aif, e le autorità giudiziarie per far interamente luce sul caso. Al momento – ha ricordato Lombardi – lo Ior sta infatti affrontando un esame, da parte del Promontory Financial Group, di tutte le relazioni con i clienti e delle procedure in vigore contro il riciclaggio di denaro. Nel contempo, l’Istituto sta attuando provvedimenti adeguati per migliorare le sue strutture e procedure. Questo processo è stato avviato nel maggio 2013 e ci si aspetta che sia largamente concluso per la fine del 2013. Nelle settimane passate – ha precisato ancora Lombardi – lo Ior ha nominato un chief risk officer a livello della direzione, con lo specifico compito di concentrarsi sulla compliance e ha altresì introdotto misure per rafforzare sostanzialmente il sistema di reporting“.

Il portavoce vaticano ha sottolineato inoltre che, “come ha recentemente dichiarato il presidente Ernst von Freyberg, lo Ior sta seguendo una linea chiara di identificazione sistematica e di ‘tolleranza zero‘ nei confronti di tutte quelle attività che siano illegali o estranee agli Statuti dell’Istituto, siano esse condotte da laici o da ecclesiastici”.

Non è un mistero che il Papa sullo Ior vuole vederci chiaro subito. Francesco, due giorni fa, ha incontrato per la prima volta la “commissione d’inchiesta” sulla banca vaticana. Ad ascoltare il Papa c’era anche il presidente dello Ior Von Freyberg che non fa parte della commissione voluta da Bergoglio. Dopo le dimissioni del direttore e del vicedirettore generale della banca vaticana, Paolo Cipriani e Massimo Tulli, Von Freyberg ha assunto ad interim le funzioni di direttore generale dello Ior. La sua presenza all’incontro con Bergoglio è il segno eloquente che il suo “peso” è aumentato notevolmente all’interno degli equilibri della banca vaticana dopo le dimissioni di Cipriani e Tulli, sulle cui teste pesa una possibile richiesta di rinvio a giudizio per presunta violazione delle norme antiriciclaggio in un’operazione interbancaria.

Ai cinque membri della commissione e al presidente dello Ior Papa Francesco ha chiesto di accelerare il lavoro sulla trasparenza della banca vaticana e il processo per una sua radicale riforma. La “commissione d’inchiesta” è al lavoro dal 24 giugno e sta già raccogliendo documenti, dati e informazioni sull’andamento e le attività dello Ior per fornire al Papa rapidamente una fotografia dell’Istituto per le Opere di Religione ed elaborare insieme con lui una riforma che consenta “ai principi del Vangelo – sono parole di Bergoglio – di permeare anche le attività di natura economica e finanziaria” del Vaticano, “alla luce della necessità di introdurre riforme nelle Istituzioni che danno ausilio alla Sede Apostolica”.

Twitter: @FrancescoGrana