Anche la senatrice Paola De Pin lascia il gruppo del Movimento 5 Stelle al Senato. Questa volta non è un’espulsione, come nel caso di Marino Mastrangeli e di Adele Gambaro, ma proprio la “cacciata” di quest’ultima è il motivo della decisione, avvenuta “dopo una lunga e sofferta riflessione”. L’uscita della De Pin è quindi da leggere come protesta contro quello che lei chiama “processo politico” che le ha lasciato una “profonda ferita” e che porterà al rischio di “un’autocensura” da parte dei parlamentari. Quindi bisogna evitare questa volta, spiega la senatrice, “il velo di omertoso silenzio” perché altrimenti “violeremmo i principi” non solo del Movimento, ma anche della democrazia. De Pin, 46 anni, commerciante, è uno dei senatori eletti in Veneto: nel 2012 era stata la candidata a sindaco nel suo paese, Fontanelle (in provincia di Treviso). “Sono scelte personali – ha detto Beppe Grillo – Non so come andrà e non entro nel merito di queste cose, non c’entra con quello che è già successo”. 

Ma proprio una settimana fa la senatrice De Pin era rimasta coinvolta in una polemica a distanza proprio con i grillini del suo territorio. Tanto che era stata dedicata anche una riunione a Palazzo Madama, due mercoledì fa. La senatrice avrebbe messo al centro dell’incontro con i suoi colleghi del Senato le presunte pressioni ricevute da David Borrelli, il primo consigliere comunale eletto dai Cinque Stelle in Italia. La De Pin era arrivata a parlare di “stalking”, secondo una ricostruzione dei giornali, perché avrebbe ricevuto vari sms tra cui l’ultimo, arrivato durante la riunione, che recitava: “Countdown, racconta anche questo”. Borrelli aveva spiegato che a maggio in una conferenza stampa i grillini trevigiani avevano chiesto alla senatrice informazioni sui rimborsi da restituire: “Sembrava strano – aveva dichiarato Borrelli al Secolo XIX – che un altro senatore del Veneto (Gianni Girotto, ndr) aveva restituito il doppio di quanto fatto dalla De Pin”. Borrelli aveva poi aggiunto che da quel momento non aveva più sentito la De Pin. “Mi volte chiedere della fiducia al decreto emergenze? Di altro non parlo” taglia corto il vicepresidente di Montecitorio Luigi Di Maio. “Non c’è niente da dire – tiene il punto Laura Castelli – è soltanto un parlamentare che vuole lasciare. Oggi si parla di cose più importanti: come la fiducia al dl emergenze e come questa forzatura verrà presa in Europa. In ogni caso mi sembra debole la motivazione addotta dalla senatrice, quella della solidarietà. Una cosa del genere si fa e si spiega solo se ci sono delle questioni politiche inconciliabili oppure se il clima dentro il gruppo diventa troppo pesante”.

Al M5S di Treviso aveva detto: “Offesa come donna” 

Morra: “Martedì bonifico per restituire le indennità. Vedremo cosa farà”
Mentre la senatrice si avvia al passaggio al gruppo misto (che sarebbe già stato comunicato alla capogruppo Loredana De Petris), il capogruppo M5S Nicola Morra dice di non sapere niente: “Telefonerò alla senatrice De Pin per sentile le sue ragioni. Avrei però preferito che la collega avesse fatto sapere prima a noi le ragioni della sua scelta. Entro martedì prossimo tutti i nostri senatori faranno un bonifico per la restituzione delle indennità e della diaria. Vedremo cosa farà davvero De Pin”. Morra ha detto di essere a conoscenza di alcuni motivi di disagio della collega “espresso peraltro in un’assemblea di 15 giorni fa, ma non avevo notato da parte sua toni particolarmente duri”. “Faccio notare – ha proseguito – che queste fuoruscite coincidono sempre con appuntamenti elettorali e non a caso siamo a ridosso del ballottaggio a Ragusa. Ora siamo a quota 158 parlamentari, con una ’emorragia’ equivalente al 4%. Mi sembra abbastanza poco, visto che anche Grillo aveva ipotizzato tutto questo. In ogni caso stanno vincendo le ragioni dell’unità e dell’armonia”. Alla Camera, invece, nessuno vuole parlare dell’uscita della De Pin. 

De Pin: “Alla Gambaro un processo politico, a rischio la democrazia”
La De Pin parla di dissenso rispetto alla “reazione” del Movimento e alla “gogna mediatica” subita dalla Gambaro. “Il processo politico” contro la Gambaro, spiega De Pin, “mi ha lasciato una profonda ferita”. “Il pericolo adesso è che nessuno voglia esprimere il proprio disaccordo per paura delle conseguenze”, continua, e ci sia “autocensura dei parlamentari M5S. Se adesso facessimo calare un velo di omertoso silenzio verso la scellerata decisione di espellere un parlamentare solo per aver espresso opinioni non gradite, violeremmo i principi non solo del Movimento, ma anche quelli, ben più importanti, della democrazia”. De Pin spiega che continua a credere nei valori del movimento che continuerà a portare avanti in Parlamento e nelle commissioni, anche se si riserva di presentare in futuro le dimissioni da Palazzo Madama. “Per evitare ogni speculazione riguardo alle diarie – aggiunge – annuncio che darò in beneficenza tutti i denari non spesi per ragioni di servizio, come già mi ero impegnata a fare di fronte agli elettori, all’Associazione Nostra Famiglia di Conegliano (Treviso) che si dedica alla cura e alla riabilitazione delle persone con disabilità, soprattutto in età evolutiva”.

La solidarietà alla Gambaro da parte della De Pin è perché “è evidente che le critiche da lei sollevate, giuste o sbagliate che fossero, avevano un carattere politico e non meritavano né la reazione che hanno provocato, né, tanto meno, la successiva gogna mediatica”, sottolinea. Dissenso e possibilità di esprimerlo, aggiunge la senatrice, sono necessari e sono l’essenza del dibattito democratico, laddove ora il rischio all’interno dei gruppi parlamentari Cinque Stelle, secondo la De Pin, “è che nessuno voglia esprimere il proprio disaccordo per la paura delle conseguenze. “Non bisogna mai avere paura di esprimere le proprie opinioni – spiega – Se questo timore dovesse esserci, non vivremmo più in una democrazia, ma in un altro sistema, molto più oscuro e pericoloso”. La senatrice si dice consapevole che dice cose che “rendono impossibile la mia permanenza nel M5S. Non ho nessuna difficoltà a riconoscere che la mia elezione a senatrice si deve allo sforzo e all’impegno di Beppe Grillo che ha saputo entusiasmare milioni di italiani che hanno votato il M5S. Con altrettanta franchezza però devo ammettere che gli atteggiamenti e la linea di condotta degli ultimi mesi rischiano di distruggere il lavoro di cinque anni, lasciando uno strascico drammatico di apatia e disillusione. Una responsabilità che io non posso e non voglio condividere. E’ anche per questo, al di là delle motivazioni contingenti, che ho deciso, con molto dolore, la separazione dal Movimento”.

Il Meetup di Treviso: “Macché Gambaro: lo ha fatto per non restituire i soldi”
Al Meetup di Treviso sono rimasti interdetti, ma hanno le idee chiare: “Lo ha fatto per non restituire i soldi. Non è la Gambaro il motivo per cui ha lasciato. Tanto che non abbiamo ancora notizie di suoi scontrini o rendicontazioni e oggi scadeva il termine”. La senatrice, racconta i suoi vecchi amici, non si è più fatta vedere nell’ultimo mese. Dall’ultima, “vivace” riunione del 19 maggio proprio in Veneto. “Le abbiamo chiesto più volte che comunicasse di più con il territorio, che comunicasse di più cosa faceva in Parlamento”. Tutto è nato, confermano dal Meetup, dopo che ci si è resi di uno squilibrio nella rendicontazione dei due senatori trevigiani: 12mila euro il senatore Girotto, 5500 la De Pin. “Volevamo capire perché e invece non siamo riusciti a saperlo. Abbiamo saputo della sua fuoriuscita dal gruppo attraverso i media. E lo stesso è successo quando ha raccontato dei suoi malumori nella riunione con i senatori a Palazzo Madama”. Fino ad alcuni mesi fa la senatrice De Pin (seconda in lista nella circoscrizione Veneto 2) pareva “al di sopra di ogni sospetto”: aveva contribuito a far crescere il gruppo, nato nel 2010. Faceva parte del gruppo storico, si era candidata a sindaco nel suo paese. “Certo che c’è un danno d’immagine – rispondono dal Meetup – Il movimento è nato come collaborativo, trasparente. Evidentemente la senatrice non si sentiva più in questa ottica”.