Il governo porrà la fiducia sul decreto legge sulle emergenze ambientali. Sarà la prima chiesta dall’esecutivo guidato da Enrico Letta. Nonostante i proclami di mercoledì (testualmente: “Non abbiamo nessuna volontà né necessità politica di mettere la fiducia”) il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini cambia idea e mette il decreto sulla corsia d’emergenza, è il caso di dire. Il motivo è piuttosto semplice. Sul decreto il Movimento Cinque Stelle aveva avviato una dura battaglia, arrivando all’ostruzionismo e agli interventi personali di un minuto di tutti i deputati. (che ha portato un deputato di Scelta Civica a perdere la pazienza). Ma dopo un tentativo di accordo nella notte l’intesa è saltata su alcune modifiche concordate al testo. Così il governo ha deciso di “tagliare” tutti gli emendamenti e arrivare velocemente anche al voto perché già lunedì 24 giugno è stato fissato l’inizio del dibattito della terza lettura del provvedimento nell’aula del Senato. E’ prevista anche la mattinata del 25 per l’approvazione finale prima della sua decadenza. A Montecitorio il voto di fiducia è stato fissato per domani 21 giugno alle 11. Dalle 14 (con diretta televisiva) sono previste le dichiarazioni di voto finali. Il voto sul provvedimento, infine, è previsto per le 15,30. L’urgenza del governo è confermata nella nota di Palazzo Chigi: “In considerazione del voto di fiducia alla Camera dei Deputati sul decreto legge numero 43/2013, la riunione del Consiglio dei Ministri, già convocata per le ore 10,00 è rinviata”. 

Di Maio: “Non vogliono far passare le nostre proposte”
L’annuncio del ministro ha provocato l’ulteriore protesta dei deputati grillini. “Stavamo salvando il Parlamento – scrive su facebook il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio – ma pur di non far passare le nostre proposte di pulizia del decreto, il governo preferisce porre la fiducia e far saltare tutti i tavoli”. Di Maio promette: “D’ora in poi nulla sarà più come prima. Si apre l’era del ‘costruzionismo’ in aula, se si pensa che la Camera dei deputati debba diventare un ente notificatore di decreti omnibus, dovranno prendersi le loro responsabilità. Quali? Enrico Letta: ‘Non userò la leva della fiducia per far passare i provvedimenti’. E’ bastato un mese”. L’ostruzionismo dei Cinque Stelle era stato originato dal fatto che, a parere delle opposizioni (alla protesta si era aggiunta anche la Lega Nord), all’interno del decreto ci fossero molte misure diverse tra loro e alcune di queste non riguardassero affatto le emergenze ambientali. Dai rifiuti di Napoli alla ricostruzione post terremoto in Abruzzo, poi l’Expò di Milano, il rilancio dell’area industriale di Piombino, la riforma delle Camere di commercio o l’acquedotto della Puglia.

Ma “di fronte alle emergenze, lo dico a me e ai parlamentari M5S, ogni tattica deve fermarsi e passare in secondo piano” ha spiegato il ministro Franceschini dopo aver annunciato il voto di fiducia. “Non avrei voluto questo voto di fiducia: credo che si debba fare tutti uno sforzo per riportare il voto di fiducia vicino il più possibile alla sua natura costituzionale. E non invece, come avvenuto nel tempo, semplicemente a uno strumento per accorciare i tempi di approvazione dei provvedimenti e in particolare dei decreti. Serve una modifica regolamentare per avere tempi certi di approvazione dei provvedimenti”. Solo 24 ore prima lo stesso Franceschini aveva detto: “Non abbiamo nessuna volontà né necessità politica di mettere la fiducia”. 

Franceschini: “Disponibili ad aperture, ma per il M5S non è stato sufficiente”
“Non avrei voluto fare il mio primo intervento da ministro in Aula in un’occasione come questa” aveva esordito il ministro. E di fronte agli applausi dai banchi dell’opposizione dice: “Non capisco se applaudite perché siete contenti o perché siete talmente imprevedibili…”. Franceschini racconta come si è arrivati a porre la prima fiducia. “Stiamo affrontando la conversione di un decreto del precedente governo che è stato approvato dal Senato sicuramente in tempi lunghi, ma è accaduto anche perché la prima parte dei 60 giorni per la conversione sono stati consumati per la nascita di questo governo. Il decreto arriva alla Camera tardi, con poco tempo a disposizione – ammette il ministro – ma è evidente che un decreto che riguarda le emergenze ambientali non si può rischiare di non convertirlo”. Secondo la ricostruzione di Franceschini “sono stati fatti diversi tentativi ed è stata data disponibilità di apertura in questi giorni da parte del governo e della maggioranza” rispetto alle richieste dell’opposizione e del M5S in particolare. “E’ stata fatta prima una proposta del M5S – continua – di trasporre i punti di modifica condivisi in una nuova proposta di legge da calendarizzare in Aula. Ma questa mattina è stato comunicato che questa proposta non era più sufficiente e bisognava modificare in alcune parti non condivise il decreto. Il comitato dei nove ha dunque indicato quattro punti introdotti al Senato, da eliminare. Il governo ha dato la disponibilità anche a rinunciare a un punto cui teneva molto”. Ma anche questa volta “sono state fatte alcune richieste non condivise, anche se legittime, come condizione per far cessare l’ostruzionismo: senza modifiche aggiuntive e non condivise il M5S non avrebbe consentito l’approvazione del dl entro stasera” per mandarlo al Senato lunedì pomeriggio e convertirlo entro martedì, quando scade. Saltato l’accordo, il governo ha deciso di porre le fiducia. “In queste ore – nota tra l’altro Franceschini – mi è capitato anche che mi sia stato chiesto da un gruppo di opposizione, di porre la fiducia”. Secondo i Cinque Stelle il gruppo in questione è quello di Sinistra Ecologia e Libertà.

Villarosa: “Le tattiche le conoscete voi. Non prendete in giro gli italiani”
Nell’Aula di Montecitorio la replica è affidata al deputato Alessio Villarosa: “Le tattiche parlamentari le conoscono bene altri qua dentro e potete dire quello che volete – scandisce rivolto verso Franceschini – ma i terremotati dell’Emilia sanno quanto siamo attenti a questo tema. Non siamo noi, ma voi, a fare tattica. Non prendete in giro gli italiani. Vergogna!”. Villarosa, visibilmente alterato, sbatte il microfono e riceve l’applauso del gruppo M5S. “Dare la colpa al Movimento 5 Stelle è quantomeno meschino – sbotta il capogruppo Riccardo Nuti, lasciando l’Aula – Bastava che il governo dicesse che ha sbagliato”.

La rabbia dei deputati del Movimento Cinque Stelle così prende corpo sui social network. “Supercazzola del ministro Franceschini! Il Governo anziché ascoltare le richieste del Parlamento e del M5S chiede la fiducia. Vergogna!”: oltre a questo post di Manlio Di Stefano, Giulia Di Vita tra gli atri commenta: “Trattativa fallita, il governo scarica la responsabilità sulla minoranza dopo che non hanno accolto nemmeno mezza delle due nostre richieste”. “Franceschini in aula sta facendo un discorso alla supercazzola dicendo che il Governo mai avrebbe voluto mettere la fiducia e invece mettono la fiducia. Sel, l’opposizione finta che vuole ridare al Parlamento centralità ha chiesto, privatamente, il voto di fiducia al Governo! Vergogna! Basta ricatti, vogliamo che sia il Parlamento a legiferare!” commenta anche Alessandro Di Battista

“Ora guerra”, “Franceschini sciacallo”. Le bacheche Facebook dei deputati 5 Stelle si riempiono di messaggi “bellicosi”. “Sono incazzatissimo – si legge su quella di Claudio Cominardi – E’ stato posto il voto di fiducia al decreto emergenza ambientale nel quale sono state inserite una marea di porcate. Il ministro Franceschini in Aula si è comportato da sciacallo, si è nascosto dietro le tragedie umane dei terremotati per giustificare l’atto politico. Vergogna!”. “Noi abbiamo chiesto di togliere gli articoli che riguardano Tav e terzo valico dei Giovi – racconta Matteo Mantero – Non vogliamo che queste cose passino infilate sotto banco in un decreto sulle emergenze, quando non hanno nulla di emergenziale, di queste cose si deve discutere in aula, abbiamo il diritto di poter fare il nostro lavoro. Il governo non ha sentito ragioni, e metterà la fiducia. Oggi il Parlamento è stato svuotato di ogni suo potere. Questo è presidenzialismo di fatto, il governo decide, il Parlamento ratifica, la fine della democrazia parlamentare!”. “E meno male che quelli che ‘non dialogano’ siamo noi” commenta Michele Dell’Orco

Il tentativo di accordo. Saltato
In effetti da una parte la conferenza dei capigruppo di Montecitorio aveva deciso all’unanimità di “ripulire” il testo dagli emendamenti e porre al voto dell’Aula il testo “quasi originale”. E infatti il vicepresidente Di Maio aveva esultato: “Un successo del Parlamento e del M5S, più ostruzionismo il nostro è stato ‘costruzionismo'”. Dall’altra parte i Cinque Stelle si erano riuniti per poi chiedere lo lo stralcio di due articoli che riguardano le grandi opere, Tav e variante di Valico, per garantire lo stop all’ostruzionismo. Ma su quest’ultima richiesta il governo ha detto no.

I più accesi difensori di Franceschini sono i deputati democratici: “Tristi scene da Prima Repubblica del neonato gruppo alla Camera L5S: Lega 5 Stelle” ironizza Dario Ginefra dopo gli interventi di Lega e Cinque Stelle. Andrea De Maria e Stefano Esposito parlano invece di comportamento irresponsabile dei parlamentari del Movimento che “obbliga” il governo a porre la fiducia: “Il loro atteggiamento avrebbe portato a far pagare un prezzo inaccettabile sulla pelle dei terremotati”. 

In realtà i Cinque Stelle non sono soli. “Ultimo atto della farsa di questo governo – commenta Jonny Crosio, senatore della Lega – Con il ricorso alla fiducia stiamo replicando l’esperienza ‘Monti’. Oltre all’imbarazzo di paragonare la spazzatura di Napoli all’emergenza terremoto in Emilia vediamo un governo che deve porre la fiducia per coprire questa nefandezza. Devono andare a casa”. . “Soprattutto nel passaggio al Senato, il decreto è stato infarcito di ‘marchette’ per centinaia di milioni di euro – dice Guido Crosetto – coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia – Se è vero che mancano risorse, forse si sarebbe dovuta cogliere l’occasione del passaggio alla Camera per ripulire il provvedimento. Ma pur di rimanere in piedi, il ‘governo del fare fumo’ è disposto a turarsi, a seconda del giorno, naso, orecchie ed occhi. E comunque sia il ricorso alla fiducia dopo mille parole sul ruolo del Parlamento da parte di Letta è uno dei tanti ossimori cui dovremo abituarci”.