Coglione“, “mezzo coglione”, “paraculo“, “ti do un pugno che ti ammazzo“. Parole di Angelo Cera, deputato di Scelta Civica, cioè la lista dei moderati che sosteneva il candidato alla presidenza del Consiglio Mario Monti. Pronunciate, per giunta, all’interno dell’Aula di Montecitorio durante il dibattito sul decreto emergenze. Oggetto di tanta rabbia da parte dell’onorevole in quota Udc alcuni deputati del Movimento Cinque Stelle, “colpevoli” di fare opera di ostruzionismo. Il decreto registra infatti una raffica di interventi che rallentano i lavori sul complesso degli emendamenti: interventi “a titolo personale” di un minuto che ha probabilmente innervosito Cera che, secondo quanto denunciato da Angelo Tofalo (M5S) e altri suoi colleghi di gruppo avrebbe rivolto loro alcuni epiteti oltre a minacciarli di dargli “un pugno in faccia”. Marina Sereni, che in quel momento stava presiedendo la seduta, ha spiegato di non aver sentito né minacce né insulti precisando però che “tutto resterà agli atti” e che saranno fatte le dovute verifiche”. Da una parte Cera ha ammesso di aver perso la calma ma solo per difendere il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, a suo dire minacciato da un grillino che si stava avvicinando ad ampie falcate. Dall’altra fonti vicine a Scelta Civica, raccolte dall’Ansa, che si affrettano a precisare che sebbene Cera “faccia parte del gruppo, si ricorda che è stato eletto nelle liste dell’Udc. Comunque Scelta Civica considera qualsiasi tipo di comportamento offensivo e minaccioso, come deprecabile e incompatibile con i principi della politica e parlamentare”.

Cera: “Difendevo Cesa”. L’imbarazzo di Scelta Civica: “E’ un eletto dell’Udc”
Cera ha abbozzato una giustificazione: “Io ho solo difeso il mio segretario nazionale Lorenzo Cesa. Un parlamentare 5 Stelle si è avvicinato minaccioso verso Cesa e io l’ho difeso. Gli ho detto: ‘Se tocchi il mio segretario ti do un pugno che ti ammazzo'”. Ai giornalisti spiega: “Guardatevi le immagini del circuito chiuso. Uno di loro si è avvicinato a Cesa e l’ha offeso. Sono intervenuto per difenderlo. Poi alcuni di loro mi hanno dato del ‘coglione’ e mi hanno minacciato. C’era quello ‘belloccio’ che si crede un attore ma ha la testa vuota”. Scelta Civica arriverà invece a vergare nero su bianco una sorta di scuse, “esprimendo rammarico per l’incidente”: “Al di là delle diverse ricostruzioni di quanto accaduto – si legge – resta il fatto che in un’Aula parlamentare tutti hanno il dovere, in ogni caso, di usare espressioni e atteggiamenti coerenti con il rispetto delle istituzioni. Il direttivo del gruppo si augura che per il futuro tutti i membri del gruppo, anche a fronte di situazioni ritenute contestabili o provocatorie, evitino espressioni censurabili”. Una situazione d’imbarazzo resa plastica, ancora di più, dalle parole di Andrea Olivero, coordinatore di Scelta Civica: “Il suo partito valuterà” si limita a dire. Mentre il capogruppo del Senato Gianluca Susta sottolinea che “nella nota diffusa oggi dal gruppo ci sia una chiara stigmatizzazione dell’episodio”. 

I Cinque Stelle: “E’ la prova che diamo fastidio”
Secondo la ricostruzione di Daniele Martinelli, uno dei responsabili della comunicazione del Movimento Cinque Stelle, Cera ha dato ripetutamente dei “coglioni” “ai deputati del M5S in sede di voto. Inutilmente Carlo Sibilia e Riccardo Fraccaro ne hanno chiesto l’espulsione. Pubblicheremo un video di quanto successo”. “‘Ti do un pugno che ti ammazzo” avrebbe poi aggiunto Cera “nei confronti del deputato Vignaroli” riporta su Twitter la deputata Giulia Grillo che continua: ‘coglione a Di Battista e mezzo coglione a Sibilia. La stampa griderà allo scandalo?”. Anche Giulia Di Vita riporta sul social network che “l’onorevole Cera, dal doppio incarico politico” avrebbe detto “a un nostro deputato in aula ‘paraculo coglione ti do un pugno che ti ammazzo’”. Chiara Di Benedetto conferma: “Oggi in Aula la violenza fiocca: disgustosi appezzamenti fisici da parte di 2 deputati Pdl e poi minacce di morte da parte del deputato Cera”. Sugli apprezzamenti Di Vita è più esplicita: “Due deputati del Pdl a una nostra che passava davanti a loro ‘ma che bella bambina’. Però poi – commenta – fate gli interventi sul rispetto delle donne!”. Paola Carinelli tira le “somme”: “Ieri stiamo state aggredite al bar di Montecitorio. Oggi siamo stati insultati e minacciati in aula. Sono fatti gravissimi, ma ci danno la riprova che qui diamo fastidio”. 

Il Pd: “Ostruzionismo M5S, vetusta tecnica parlamentare”
Ma lo scontro vede coinvolgere diversi esponenti del Pd che con comunicati e tweet stigmatizzano l’ostruzionismo dei “cittadini” a Cinque Stelle che, come scrive Andrea De Maria, si stanno caricando di “una grave irresponsabilità: non si gioca – spiega – con drammi come il terremoto”. “Il Gruppo del M5S alla Camera – sottolinea invece un altro democratico, Dario Ginefra – è impegnato in una delle più vetuste tecniche parlamentari di ostruzionismo parlamentare” ma, assicura, “non riuscirà con queste armi di distrazione di massa a dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica dai clamori generatisi a seguito dei casi di espulsione che lo riguardano”. “Mi auguro – conclude Ginefra – che coloro che si fanno paladini della fruttuosità del lavoro parlamentare e che si battono contro gli sprechi delle liturgie parlamentari, decidano di ritirare i propri interventi di filibustering”. 

Ma i Cinque Stelle da quell’orecchio non vogliono sentire: “Il Consiglio dei 9 si è concluso con un nulla di fatto – scrive il deputato Manlio Di Stefano commentando il mancato accordo sul decreto che scade il 25 giugno – Il Governo non intende prendere in considerazione le indicazioni della Camera dopo 47 giorni in Senato. Ricordiamo al Governo che questo Parlamento, fino a prova contraria, è bicamerale. Ostruzionismo a oltranza!”. 

M5S e Lega: “Nel decreto troppi temi diversi tra loro”
Il caos, come detto, è stato provocato dall’ostruzionismo dei Cinque Stelle sul cosiddetto decreto emergenze che potrebbe portare anche a una seduta notturna a Montecitorio. Il Pd, nei colloqui informali con il governo, avrebbe chiesto che sul provvedimento non venga messa la fiducia. E d’altra parte il governo avrebbe ribadito il proprio orientamento a utilizzare “con parsimonia” questo strumento. La protesta dei Cinque Stelle è motivata dal fatto che all’interno del decreto ci siano provvedimenti molto diversi tra loro: dai rifiuti di Napoli alla ricostruzione post terremoto in Abruzzo, poi l’Expò di Milano, il rilancio dell’area industriale di Piombino, la riforma delle Camere di commercio o l’acquedotto della Puglia. A battere i pugni anche altri gruppi d’opposizione, come la Lega Nord: “Il Governo venga allo scoperto e si prenda le sue responsabilità – dichiara Paolo Grimoldi, capogruppo del Carroccio in commissione Ambiente – perché questo provvedimento, che scade tra sette giorni, è un gran pasticcio. Da parte nostra, constatata l’impossibilità di qualsiasi modifica, useremo tutti gli strumenti che il regolamento ci consente per bloccarlo”. “Ci chiediamo – prosegue – come sia possibile millantare sollecitudine e sensibilità sui singoli interventi per poi riunire sotto al cappello di un unico decreto argomenti di natura diversissima. Ad aggravare questa situazione, già farsesca di per sé si è aggiunto il divieto di poter discutere alcuni nostri emendamenti etichettati come non omogenei rispetto al provvedimento. Mi chiedo come si possa pretendere omogeneità quando ci viene presentato un decreto che può essere definito in tanti modi, certamente omogeneo non è la prima parola che mi viene in mente”. 

Appello dei Cinque Stelle a Boldrini e Napolitano
I Cinque Stelle arrivano a fare appello al presidente della Camera Laura Boldrini e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Il Parlamento è esautorato – dicono – forse le altre forze politiche ci sono abituate, noi no. Una maggioranza bulgara ha deciso che non deve passare neanche un emendamento al decreto arrivato in Aula e la Camera è così ridotta a una funzione di ratifica, per cui ci sentiamo dei notai. Siamo qui a chiedere che ci facciano lavorare – sottolinea Luigi Di Maio – La centralità del Parlamento deve essere garantita: facciamo appello alla presidente della Camera Boldrini e al presidente della Repubblica Napolitano perchè il Parlamento venga messo in condizioni di funzionare”. Vittorio Ferraresi si rivolge al presidente del Consiglio Enrico Letta: “Lui che si è fatto bello con una passerella in Emilia, si faccia carico, con un nuovo decreto, delle nostre proposte sulle aree colpite dal terremoto. Le abbiamo presentate in emendamenti a questo decreto, ma sono stati dichiarati quasi tutti inammissibili”.

“Non è intenzione di nessuno far decadere” il decreto emergenze, afferma la deputata M5S Claudia Mannino. “Ma al Senato, dove è rimasto per 45 giorni, è stato permesso alle forze politiche di snaturare il decreto nato per i terremotati dell’Emilia, introducendo misure che non c’entrano niente: si parla di aree industriali, di rifiuti a Palermo, dell’expo a Milano”. “In questo dl si chiede una deroga al patto di stabilità da parte degli stessi partiti che hanno introdotto il patto di stabilità in Costituzione. E’ una follia”, aggiunge Massimo De Rosa. “Abbiamo proposto di spostare gli stanziamenti di bilancio dalla Tav o dal terzo valico di Giovi ai fondi per la ricostruzione dell’Abruzzo. Perché non vogliono? E’ gravissimo”, dice Andrea Colletti“Ieri – racconta il capogruppo Riccardo Nuti – ai colleghi Pd abbiamo spiegato i nostri emendamenti e loro ci hanno risposto che concordano sul fatto che il decreto sia scritto male, ma non possono rischiare di far crollare la maggioranza. Così però sta in piedi la maggioranza, ma intanto crolla il Paese. E noi qui in Parlamento che ci stiamo a fare?”.