Lunghe assi bianche intrecciate come scheletri di enormi dinosauri.

È questo il segno identificativo di Santiago Calatrava, l’archistar spagnola che progetta musei, strutture portuali, ponti, scali ferroviari.

Quell’inconfondibile tratto di matita che genera trame con ampie vetrate, travi di acciaio e pannelli bianco latte ha definito, con alterne fortune, spazi di molte città italiane.

La Tav Mediopadana di Reggio Emilia, scalo ad alta velocità inaugurato in pompa magna solo poche ore fa (e già tra le polemiche per le infiltrazioni d’acqua), il ponte della Costituzione sul Canal Grande di Venezia, la struttura al servizio di un porto turistico a Salerno, presentata tre anni fa con mirabolanti rendering senza che nessuna pietra sia stata ancora posata sulle rive del mar Tirreno.

Sul noto ponte di Venezia si è detto tutto: le cadute dei passanti con le decine di cause per indennizzi da insidia nei confronti del Comune, le originarie «carenze progettuali» che secondo la Procura contabile del Veneto hanno portato a esborsi di oltre 2 milioni per cinque perizie di variante e di 800 mila euro per opere di manutenzione.

Secondo i periti il «modello matematico» adottato non sarebbe idoneo e dubbi vi sarebbero «sulla reale possibilità di costruire l’opera secondo quegli stessi disegni». In sintesi, un danno all’erario per il quale ora la Corte dei Conti chiede un milione e 78 mila euro all’architetto Calatrava e ulteriori risarcimenti ai tecnici comunali.

Non è l’unico guaio per l’architetto di Valenzia. Lo scorso marzo la Generalitat, l’ente regionale della Comunità Valenziana, ha riscontrato difetti strutturali nella copertura del Palau de les Arts della città capoluogo, progetto pagato quasi sei milioni di euro. Copiose infiltrazioni che potrebbero essere fonte di un nuovo contenzioso tra l’architetto e la sua stessa città natale.

L’ultimo dispiacere arriva dalle Asturie: la decima sezione del tribunale di Oviedo ha condannato Calatrava a risarcire la società «Jovellanos XXI», impresa che gestisce il Palazzo dei Congressi e delle Esposizioni della capitale asturiana, della somma di 3 milioni e 200 mila euro.

“Patologie tecniche” all’origine dell’ingente risarcimento: un collasso strutturale nell’agosto 2006 obbligò l’impresa a rifare parte delle gradinate dell’Auditorium e il cattivo funzionamento della copertura mobile che, dopo un nuovo intervento, è stata resa fissa.

L’archistar, che intanto ha trasferito il domicilio fiscale da Madrid a Zurigo, cantone dal fisco light,  aveva richiesto al giudice di Oviedo che l’impresa pagasse per intero i compensi per il progetto, tuttavia ha avuto la meglio la società che, nel contempo, aveva denunciato la responsabilità professionale per gli errori progettuali e per le carenze nella direzione dei lavori.

Calatrava e i suoi scheletri di dinosauro: staticità ed efficienza possono coesistere con l’estetica?