Il problema della presenza di arsenico nell’acqua destinata al consumo umano ha assunto dimensioni paradossali nella Tuscia. Un’ordinanza dei sindaci dei Comuni interessati ha stabilito il divieto di bere l’acqua che arriva nelle case e l’obbligo per i commercianti del settore alimentare di usare dei dearsenificatori per realizzare, quindi, dei prodotti fatti con acqua depurata. Per troppi anni il problema è rimasto irrisolto e dopo la scadenza della terza deroga europea (31 dicembre 2012), che ha obbligato l’Italia a mettersi in regola, adesso l’emergenza permane anche se ci sono i fondi per l’immediato e nuovi progetti ad ampio raggio in fase di studio.

L’umore dei residenti nel comune di Viterbo è pessimo. Sono costretti ormai da anni a doversi rifornire ogni giorno alle “casette dell’acqua” presenti sul territorio cittadino: “Sono troppo poche e le file sono interminabili, così spesso siamo obbligati a comprare l’acqua in bottiglia – denunciano i cittadini – In più dobbiamo dare noi l’acqua ai nostri figli che vanno a scuola perché altrimenti non potrebbero bere quella dei rubinetti”.

Il sindaco di Viterbo: “La Regione ha perso tempo”
“La Regione Lazio intervenga subito” ha denunciato il primo cittadino di Viterbo, Giulio Marini, in uno sfogo indirizzato alla dirigenza di via della Pisana. “Se questa calamità naturale fosse stata gestita quando si iniziavano a registrare i primi campanelli di allarme, – ha aggiunto Marini – oggi non saremmo qui a parlare di dati, studi e soprattutto di emergenza arsenico. Fin dal 2005 è chiaro che la soluzione deve trovarla la Regione e i soldi ci sono: 35 milioni dei quali 12 per la provincia di Viterbo. Nel passato ci sono stati troppi ritardi”. Adesso serve un’accelerazione per risolvere l’emergenza e un piano a lungo raggio per mettere la situazione in sicurezza. In gioco c’è la salute dei cittadini e la credibilità del Lazio e dell’Italia.

La Regione: “Investimenti per 36 milioni”
Nel team della giunta Zingaretti ad interessarsi del problema è l’assessore con delega all’Ambiente, Fabio Refrigeri: “Per risolvere l’emergenza sono stati investiti 36 milioni di euro in due tranches. In questa fase, avviata in una situazione commissariale prima della mia nomina, sono già stati realizzati alcuni dearsenificatori e altri verranno ultimati entro il 30 giugno”. Oltre al suo ruolo nell’Anci Lazio, nel 2004 Refrigeri è stato eletto sindaco si di Poggio Mirteto (Rieti), e quindi dovrebbe avere il polso del problema “arsenico” nei comuni interessati.

La situazione non può risolversi con la sola attuazione delle opere d’emergenza. Per questo motivo è al vaglio un progetto per la realizzazione di adduzioni con il lago di Bolsena o altri bacini dove non è presente l’arsenico. “L’idea – spiega l’assessore Refrigeri – è di aprire un tavolo di concerto con il ministero dell’Ambiente, il ministero della Salute e il gestore del servizio idrico, per realizzare una soluzione definitiva. Il piano è ambizioso e potrebbe costare tra 120 e 150 milioni di euro, ma credo sia necessario pensarci se vogliamo attuare interventi che abbiano un senso per il futuro dei nostri territori”.

Segnalazioni all’Authority: “Bollette aumentate e tariffa piena”
A questa complicata situazione si sono aggiunte alcune segnalazioni giunte all’Autorità per l’energia elettrica e il gas da parte dei cittadini che hanno subito le ordinanze comunali di non potabilità delle risorse idriche, i quali hanno chiesto chiarezza in merito alla regolarità delle tariffe applicate per il consumo dell’acqua. “Le bollette sono aumentate e paghiamo a tariffa piena un’acqua che invece non è buona” hanno dichiarato alcuni viterbesi. Sulla base di queste comunicazioni l’Autorità ha aperto un’istruttoria conoscitiva che si concluderà entro 180 giorni. “Il nostro compito è riscontrare se il non aver messo in atto la disponibilità di acqua potabile, abbia prodotto degli effetti dal punto di vista tariffario – ha commentato Sandro Staffolani, a nome dell’Authority – e valutare se i gestori del servizio idrico abbiano messo in opera tutti gli adempimenti necessari per provvedere ai servizi sostitutivi”.