Il mondo FQ

Altro che necessari in medicina: i Pfas possono essere già sostituiti con altre sostanze in 97 farmaci su 111 | lo studio

Il nuovo lavoro dell'Istituto farmaceutico dell'Università di Friburgo e dell'Agenzia nazionale tedesca per l'Ambiente confuta uno dei falsi miti che riguardano gli inquinanti eterni: il loro utilizzo non è obbligatorio in medicina a causa della mancanza di alternative
Altro che necessari in medicina: i Pfas possono essere già sostituiti con altre sostanze in 97 farmaci su 111 | lo studio
Icona dei commenti Commenti

Per molti farmaci i produttori potrebbero già oggi fare a meno di utilizzare i PFAS. È quanto emerge da un nuovo studio dell’Istituto farmaceutico dell’Università di Friburgo e dell’Agenzia nazionale tedesca per l’Ambiente di cui danno notizia le reti NDR e WDR. Al contempo, gli autori dello studio sottolineano però che i potenziali rischi associati alle alternative non sono ancora stati oggetto di ricerche sufficienti e che la scelta del miglior trattamento terapeutico spetta alla discrezione dei medici curanti. Dal 2023, l’Unione Europea sta lavorando a una normativa organica per questo gruppo di sostanze, che comprende oltre 10mila composti chimici distinti, con l’obiettivo di limitarne l’utilizzo. L’industria farmaceutica ne verrebbe peraltro in gran parte esentata perché i produttori indicano che mancano alternative, per la cui ricerca occorrerebbe tempo e risorse, mentre i PFAS conferiscono maggiore stabilità e una più lunga durata di conservazione ai medicinali. Questi assunti vengono contraddetti dallo studio dell’Istituto farmaceutico dell’Università di Friburgo e dell’Agenzia nazionale tedesca per l’Ambiente, secondo cui esiste già oggi un’alternativa priva di PFAS per 97 dei 111 principi attivi farmaceutici che li contengono esaminati. Prodotti già in commercio o comunque approvati in altri Paesi, ma laddove manchino ancora, le alternative sarebbero comunque prossime all’approvazione alla commercializzazione, o in una fase avanzata di sviluppo. Lo studio, riferendosi alla Germania, indica che sono approvati 70 principi attivi contenenti PFAS, per 61 dei quali esisterebbero però alternative.

Michael Müller, tra gli autori della ricerca, ha indicato alla ARD che l’utilità dei PFAS non è proporzionata ai rischi ambientali. L’84% dei principi attivi farmaceutici che ha esaminato può degradarsi in acido trifluoroacetico (TFA) a sua volta particolarmente persistente. Sebbene il corpo umano l’espella in tempi relativamente brevi, permane nell’ambiente per periodi piuttosto lunghi e si discioglie facilmente nell’acqua potabile, da cui può essere estratto solo con procedure complicate. Le autorità tedesche lo hanno classificato nel 2025 come tossico per la riproduzione. Anche se durante il processo di approvazione dei nuovi farmaci i rischi ambientali vengono documentati, la loro esistenza non comporta restrizioni, l’efficacia del preparato per i pazienti ha la priorità. L’industria ha riconosciuto che i PFAS costituiscono un problema, ha spiegato ai reporter di NDR e WDR Hannes Hönemann, portavoce stampa dell’associazione di categoria Pharma Deutschland, che raccoglie alcune tra le più grosse case farmaceutiche, e le aziende stanno già ricercando principi attivi alternativi, ma richiede una notevole quantità di tempo.

Un problema fondamentale per Daniela Gildemeister dell’Agenzia tedesca per l’ambiente, che ha contribuito allo studio, è che all’industria farmaceutica non sono offerti incentivi sufficienti perché nella produzione tenga conto della compatibilità ambientale. Così ogni anno, diverse tonnellate di prodotti di degradazione dei PFAS, persistenti come il TFA, vengono rilasciate in tutto il mondo nell’ambiente, anche attraverso l’uso di medicinali. All’inizio del 2023, il Forever Pollution Project, un’indagine collaborativa, transfrontaliera e interdisciplinare, condotta da 16 redazioni giornalistiche europee ha rivelato quasi 23mila siti in tutta Europa contaminati dai PFAS ed altri 21.500 di presunta contaminazione. Greenpeace nell’ottobre dello scorso anno ha riscontrato pesci, granchi e cozze commestibili provenienti dal Mare del Nord e dal Mar Baltico contaminati dai PFAS. Anche se la ricerca era limitata a 17 campioni, tutti risultarono positivi, alcune anche con i tossici PFOS (acido perfluoroottansolfonico) e PFOA (acido perfluoroottanoico) e ben 16 con un vero e proprio cocktail di diversi inquinanti.

Le autorità statunitensi e l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul Cancro (IARC) hanno classificato il PFOA come “probabilmente cancerogeno” per quanto riguarda i tumori del rene e del testicolo. Il consumo due volte alla settimana avrebbe ad ogni modo portato a superare, con un margine significativo, le concentrazioni ritenute sicure dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). La SWR alcuni mesi fa ha riportato anche come uno studio condotto dall’ONG European Environmental Bureau, analizzando il sangue di 24 esponenti politici dell’UE, abbia rilevato la presenza di PFAS in tutti i campioni. Il principale produttore di queste sostanze, il colosso chimico DuPont, d’altronde sapeva fin dagli anni ‘60 che potevano essere tossiche, evidenziavano già tre anni fa da NDR e WDR, causavano un ingrossamento del fegato nei ratti e nei conigli ed anni più tardi, scoprendo che le sostanze si stavano accumulando pure nel sangue dei dipendenti. Il Governo tedesco, peraltro, ancora oggi prevede che solo laddove esistano già alternative i PFAS debbano essere sostituiti, negli altri casi misure opportune devono garantirne l’efficace riduzione delle emissioni, ma le applicazioni essenziali rimanere possibili.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione