Non è morto per cause naturali. Mirco Sacher, il pensionato delle Ferrovie, 66 anni di vita vissuta senza ombre, trovato cadavere domenica pomeriggio in un campo alla periferia di Udine, non è stato colto da un malore. “Ci troviamo davanti a un decesso che sicuramente è avvenuto per cause estranee e, quindi, dovuto a terzi”, ha confermato nel pomeriggio il procuratore capo dei minori di Trieste Dario Grohmann, all’esito delle tre ore di autopsia. “Per andare avanti con le indagini – ha aggiunto – era interessante capire se l’ipotesi portata avanti e avanzata da noi era fondata”.

Il mistero intorno alle cause e alle circostanze del decesso del pensionato resta comunque fitto. “Per saperne di più dobbiamo attendere la relazione completa” ha detto ancora Grohmann, non escludendo l’ipotesi che le ragazze lo abbiano strangolato. Anche se, stando ad alcune prime indiscrezioni emerse dall’esame autoptico, non ci sarebbero delle lesioni alla cartilagine del collo. E, dunque, sembrerebbe da escludersi la morte per soffocamento. “Attendiamo. E’ solo la prima fase. Ci saranno altri esami complementari, tossicologici e istologici, che faremo nei prossimi giorni”, ha commentato all’uscita dalla cella mortuaria anche l’avvocato Santina Campo, difensore di una delle due ragazze, affiancata dal consulente della difesa, Giovanni Castaldo. Mentre i legali dell’altra quindicenne, gli avvocati Federica Tosel e Luigi Rossi, si sono affidati a Vincenzo De Leo. Ulteriori dettagli potrebbero emergere domani, giovedì, quando è in programma l’udienza di convalida del fermo delle due quindicenni, nella struttura protetta per i minori a Trieste dove si trovano ormai da lunedì.

Si attende di capire se le due giovani decideranno di parlare anche davanti al gip e ribadire il racconto fatto finora. La loro storia, per ora, non cambia. Le ragazze continuano a sostenere di averlo incontrato la mattina, di aver mangiato un gelato insieme, di aver pranzato a casa dell’uomo, dopo una breve sosta al supermercato, e di avergli poi chiesto un passaggio in centro. L’improvvisa deviazione del tragitto. Il tentativo di violenza. La loro reazione. Lo shock e la fuga. Tutto da sole. Senza l’aiuto di nessuno.

Le ragazzine dissero agli amici: “Era come essere in un videogame”
Intanto spunta la testimonianza dei due ragazzi che hanno convinto le giovani a costituirsi ai carabinieri. “Sembrava di essere in Gta, il videogame – avrebbero detto le due – Ci siamo sentite come l’eroe del gioco”. Questo è quanto hanno riferito Sonny Rizzetto e Walter Wisdom. A raccogliere le loro dichiarazioni il tg di Tv7 Triveneta. “Le abbiamo viste alla stazione di Mestre, erano calme, tranquille e senza soldi – affermano i due giovani pordenonesi – Quasi ridendo, e comunque non tradendo nessuna emozione, ci hanno raccontato di aver ucciso un uomo, messo in moto la sua auto, attaccando i fili dell’accensione, e di essere fuggite con questa a 150 all’ora in autostrada. Ci è sembrato un racconto strano al punto che volevamo andare a Udine, a vedere se davvero c’era il cadavere. Poi, arrivati a casa, abbiamo avuto conferma dai nostri genitori e abbiamo convinto le ragazze a presentarsi ai carabinieri”.

Le due ragazzine erano senza soldi “e al capotreno del Venezia-Trieste abbiamo detto che erano fuggite da casa e che eravamo andate a prenderle, per riportarle dai genitori, così non ha fatto pagare loro il biglietto; davvero erano senza un euro in tasca”. In stazione a Mestre, secondo quanto riferito nell’intervista televisiva, le due minorenni “raccontavano la loro avventura come in preda a una strana euforia e, più di una volta, una delle due ha detto che le era sembrato di vivere come nel GTA”. Il videogame, molto famoso tra i giovanissimi, presenta tra gli altri un personaggio che uccide, fugge in auto, ruba denaro, spacca tutto quello che trova sul suo percorso.

La magistratura esclude prove di un coinvolgimento di terze persone
Al momento le due Procure che si occupano del caso escludono evidenze di un coinvolgimento di terze persone nella vicenda. Le prime conferme al racconto delle ragazze sarebbero arrivate anche dalle immagini delle telecamere di un autogrill lungo la A4, dove si sarebbero fermate per circa mezz’ora, prima di riprendere l’auto e arrivare fino alla stazione di servizio di Limenella. I fotogrammi le inquadrano sempre da sole. Gli inquirenti stanno ancora cercando l’uomo che avrebbe dato loro un passaggio fino alla stazione di Vicenza e un’altra persona che le avrebbe aiutate a fare inversione di marcia, a Udine, dopo essersi infilate in una strada senza uscita.

Intanto però la Procura continua a indagare a 360 gradi. Senza escludere ipotesi di moventi alternativi. “Fin da subito non ci siamo limitati all’ipotesi dell’aggressione sessuale”, ha affermato il procuratore Grohmann. Non si esclude, infatti, anche la pista economica. Il procuratore capo ha confermato che “dopo la morte di Sacher è stato fatto un prelievo con la sua carta”. Il pensionato aveva una discreta disponibilità economica e negli ultimi tempi, con la sua carta, sarebbero stati fatti diversi prelievi di contante. Le indagini proseguiranno dunque per verificare, con le telecamere degli istituti di credito, se le operazioni antecedenti alla morte siano state effettuate da Sacher o da altre persone.

di Ottavie Noel