Il caso di Udine diventa sempre più complesso. Mentre è stata effettuata l’autopsia sul corpo di Mirco Sacher, il pensionato di 66 anni trovato morto domenica in un campo alla periferia della città, dai nuovi particolari è emerso che le due ragazze, che si sono auto accusate dell’omicidio, hanno effettuato un prelievo con la carta bancomat dell’uomo. 

Il prelievo di denaro, riferito da fonti investigative,  fa pensare al fatto che le due conoscessero il codice della carta, ma non è chiaro se il bancomat, custodito nel portafoglio in macchina,  sia stato sottratto alla vittima con la forza o gli sia stato rubato. Ora verranno analizzati i filmati delle banche per capire se i diversi prelievi effettuati prima della morte di Sacher siano stati effettuati dall’uomo o da qualcun altro.

Il nuovo particolare, insieme alla disponibilità economica dell’uomo e all’analisi del rapporto con le adolescenti, fa spostare l’asse delle indagini dal movente sessuale ad altri di diversa natura, tra i quali quello della pista economica“Fin da subito non ci siamo limitati all’ipotesi dell’aggressione sessuale”, ha specificato Dario Grohmann, procuratore capo della Procura dei minori a Trieste, ribadendo che al momento, “non ci sono elementi per sostenere che ci sono altri soggetti coinvolti”. 

Fonti investigative fanno sapere che l’autopsia non ha confermato la morte per soffocamento. Ci sono lesioni plausibili ma va stabilito che danni hanno fatto. Il medico legale all’uscita della cella mortuaria si è limitato a dichiarare di aver riferito l’esito dell’esame al pm Degrassi.

L’analisi, a cui hanno partecipato anche i due consulenti delle difese, Giovanni Castaldo e Vicenzo De Leo, è durato circa tre ore“Nei prossimi giorni effettueremo ulteriori analisi tossicologiche e istologiche – ha aggiunto Moreschi – calcolando in non meno di 30 giorni il termine entro cui si potranno avere indicazioni più precise”. Ma il pm Grohmann ha riferito che l’autopsia ha confermato che Mirco Sacher “sicuramente non è morto di morte naturale” quindi “ci troviamo davanti ad un decesso che sicuramente è avvenuto per cause estranee e quindi dovuto a terzi“, ma “per sapere di più dobbiamo attendere la relazione completa“. 

E dalla Procura viene esclusa la possibilità dell’aiuto di un complice. “Non c’è nessun elemento che evidenzi il coinvolgimento di un maggiorenne nella vicenda. Per ora sono prive di fondamento le ipotesi di qualcuno che possa aver aiutato le due quindicenni”, il procuratore capo di Udine, Antonio Biancardi, ha confermato che il fascicolo aperto a Udine per omicidio resta a carico di ignoti fino a quando le indagini, svolte dalla Squadra mobile diretta da Massimiliano Ortolan, avrà completato il quadro degli accertamenti, sotto la direzione della Procura dei minori di Trieste.

Le famiglie delle ragazze si sono chiuse nel più assoluto silenzio. “Mia figlia non può avere guidato l’auto, perché non ne è capace“, aveva detto in precedenza la madre di una delle due minorenni, riferendosi al viaggio-fugache le due ragazze dicono di aver fatto da sole con l’automobile di Sacher dopo averlo ucciso. 

Sonny Rizzetto, il 21enne di Pordenone che con un amico di 18 anni ha convinto le due ragazze a costituirsi è scettico sulla possibilità che le ragazze siano state vittima di una tentata violenza sessuale. Nel viaggio “fatto insieme, in treno, domenica notte, da Venezia a Pordenone – spiega Rizzetto – non hanno mai parlato apertamente di questa presunta aggressione, che le avrebbe dipinte, anche ai nostri occhi, come vittime e per la quale avrebbero avuto tutta la nostra comprensione“.

Secondo il racconto di Rizzetto, le due giovani sono state vaghe: “Ci hanno riferito di un insieme di cose che le hanno portate a consumare l’insano gesto – ricorda il giovane – all’interno di una ricostruzione così incredibile da sembrare soltanto fantasiosa. A cominciare dalla fuga in auto: per accendere l’utilitaria dell’anziano hanno unito i cavi, che presuppone una conoscenza della materia, ma che appare problematica per due quindicenni in preda ai fumi dell’alcool“. Alcol che, per Rizzetto, potrebbe aver giocato un ruolo determinante: “Prima di andare in quel luogo appartato – ha fatto sapere il ragazzo, riferendo le frasi delle ragazzine – assieme all’anziano erano andate in un supermercato per comprare dei superalcolici, che intendevano consumare proprio in una località lontana da occhi indiscreti. Un pomeriggio di sballo, questo era l’obiettivo che stavano perseguendo”.

A quel punto, la situazione sarebbe degenerata: “Non posso dare giudizi – conclude Rizzetto, che domani sarà chiamato a verbalizzare le sue dichiarazioni in Questura a Udine, dopo averle già formalizzate domenica notte ai Carabinieri di Pordenone – ma sulla base di quanto mi hanno detto le due ragazzine una somma di cose le ha portate a commettere quel delitto, probabilmente in uno scatto d’ira frutto dell’ annebbiamento generale dopo aver bevuto, ma al culmine di una situazione generale molto più complessa di quanto vogliono far apparire”.