Rosy Bindi costretta a smentire frasi pesanti su Bersani pubblicate questa mattina sul Secolo XIX. Ma senza spendere, comunque, una parola a sostegno del segretario. Dario Franceschini che dalle colonne del Corriere della Sera sdogana il dialogo con Berlusconi: “Basta complessi di superiorità, ha preso i nostri stessi voti ed è il capo del centrodestra”. A questo proposito, Bersani giovedì incontrerà il Cavaliere, che potrebbe proporgli una linea favorevole alla sua sopravvivenza politica. E poi c’è Renzi che commenta: “Mi sembra che qui siano in pochi a voler andare al voto”. Basta aggiungere la “disponibilità” offerta dal ministro Fabrizio Barca a guidare il partito e il caos che in questo momento attraversa il Pd è servito. In ogni caso, dopo settimane in cui “l’inciucio” con il Pdl è sempre stato escluso a priori da Bersani e dai suoi, ora la linea diventa decisamente più morbida, sebbene le spaccature interne siano ormai evidenti.

ROSY BINDI: “BERSANI NON SA CHE FARE” – “Bersani non sa più che fare e il partito è fermo, senza prospettiva”. Anche la fedelissima Rosy Bindi ha perso la fiducia nel segretario e nella sua gestione, rendendo evidente la frattura in corso nel Pd. Le parole dell’ex ministro sono riportate dal Secolo XIX. Quando il giornalista le chiede se il partito non si senta ostaggio di un segretario impegnato in una lotta troppo personale, Bindi risponde: “E’ così, purtroppo”. Proprio lei, che ai tempi della campagna per le primarie di coalizione, lo scorso autunno, rispondeva colpo su colpo alle provocazioni di Matteo Renzi, ora ammorbidisce la linea rispetto al sindaco di Firenze: “Sta facendo il suo in questo momento, sta dicendo cose che pensano molti cittadini”. Insomma, non solo Rosi Bindi non para più i colpi in arrivo contro Bersani, ma cambia completamente linea e critica apertamente il segretario. Un nervosismo che, spiega lei stessa, parte dall’impasse che si è creata con l’incarico esplorativo, un tentativo fallito ma da cui il leader Pd non ha voluto sfilarsi: “Se avessimo proposto un nome autorevole e non strettamente partitico – aggiunge Bindi sul prossimo presidente della Repubblica – come poteva essere Rodotà, ma ce n’erano molti altri, avremmo forse potuto contare su un atteggiamento più morbido da parte dei grillini. Non dico sull’appoggio, questo no, ma su un certo malessere interno, questo sì”. Perché non si è arrivati a proporre un altro nome? Non è stato fatto, spiega Bindi, “perchè Bersani non ha rinunciato, non ha voluto rinunciare, ha addirittura fatto un comunicato in cui lo ribadiva con estrema forza e convinzione. A quel punto che poteva fare il capo dello Stato senza un passo indietro palese del presidente che aveva incaricato? Ha preso tempo e poi, come sappiamo, ha proposto i saggi”.

LA SMENTITA: “IO STO IN SILENZIO” – ”Non c’è stato alcun colloquio con il Secolo XIX e le frasi virgolettate non sono mie. Sono stata fermata per strada da un signore che non ricordavo neppure fosse un giornalista, il quale mi ha subissato con le sue considerazioni e i suoi giudizi sulla situazione politica a cui non ho replicato. E’ molto grave che un incontro casuale si trasformi in una conversazione giornalistica e ancor più grave che le osservazioni del cronista vengano pubblicate come mie risposte mai date”. Lo afferma Rosy Bindi in una nota.La presidente del Pd Rosy Bindi aggiunge come “il mio silenzio, rispettoso del mio partito e del Presidente della Repubblica, sia ampiamente verificabile su tutti i mezzi di informazione”. Una precisazione in cui, in ogni caso, Bindi non spende una parola a favore della linea Bersani. Il Secolo XIX, comunque, conferma la notizia: “L’incontro tra Bindi e il nostro giornalista è avvenuto giovedì in via di Ripetta a Roma. Lì hanno scambiato una serie di considerazioni pubblicate oggi”. Ma Rosy Bindi risponde ulteriormente: “Come si capisce anche dalla nota del Secolo XIX tra Michele Fusco e Rosy Bindi non c’è stato alcun colloquio, nè nel senso etimologico della parola nè in quello giornalistico”, si legge in una nota della portavoce della presidente dell’Assemblea del Pd.

FRANCESCHINI: “DIALOGO CON BERLUSCONI” – E’ l’auspicio che Dario Franceschini formula in un’intervista al Corriere in cui lancia l’appello ai suoi ad “abbandonare questo complesso di superiorità, molto diffuso nel nostro schieramento, per cui pretendiamo di sceglierci l’avversario”. L’ex segretario del Pd sottolinea: “Ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, è ancora Berlusconi. E’ con lui che bisogna dialogare”. Franceschini respinge al mittente, però, uno scambio tra il sostegno del Pdl a un governo Pd e l’elezione del Capo dello Stato: si annunciano sette anni “burrascosi”, dice, e “il prossimo Capo dello Stato deve essere in ogni caso una persona di garanzia eletta con un’intesa più larga possibile. Per sua natura non può essere eletto con un mandato. Deve essere libero fin dalla prima scelta: assegnare l’incarico di formare il governo”. Un governo per cui, comunque, “chiusa la possibilità di un rapporto con Grillo, i numeri dicono che o si accetta un rapporto con il Pdl, o non passerà nessun governo”.

RENZI: “LE ELEZIONI? NON LE VOGLIONO IN TANTI” – “Noi dobbiamo abituarci -ha detto il sindaco, riferendosi alla situazione di stallo politico – alla serenità, alla serietà e alla coerenza. Io non so se la situazione di un governo Pd-Pdl sia quella che davvero i dirigenti romani sceglieranno”. Per Renzi “le alternative sono tre: governo Pd-Pdl, governo Pd-5 Stelle, o elezioni. Un governo Pd-5Stelle Grillo non lo vuole – ha affermato il sindaco -. Le elezioni mi sa che non le vogliono in tanti. Sul governo Pd-Pdl staremo a vedere. E’ difficile che uno come me, che sta lontano da Roma, possa capire come va a finire”.