BersaniNapolitano ci hanno mai chiesto un nome. Non ci hanno mai detto: ‘Ma voi chi proponete?’. Non ci hanno mai chiesto: ‘Che nome avete in mente?’. Mai, mai, mai”. Vito Crimi si sgola al telefono. Non ne vuol più sapere di questa storia dei “nomi”. Ovvero della “occasione persa”, di cui Marco Travaglio ha parlato nel suo editoriale di tre giorni fa e che adesso fa chiedere spiegazioni a buona parte del popolo 5 Stelle.

Crimi, la domanda più diffusa suona più o meno così: che siete entrati a fare in Parlamento se dite sempre di no?

In molti ci dicono ‘dovevate fare i nomi’, come se fosse la soluzione di tutti i problemi. Non so se ve ne siete resi conto, ma mai, dico mai, mai, in nessun momento, si è discusso di un governo che non fosse politico. Bersani ha detto ‘o me, o niente’, Napolitano ci ha perfino spiegato che prima di noi, avrebbe dovuto dare l’incarico alla seconda coalizione, cioè al Pdl.

E voi siete stati zitti.

Ma anche se avessimo fatto dei nomi, a che pro? Per inserirli in un governo con il Pd? A quel punto avremmo dovuto votare la fiducia e accordarci per dividere i ministri. Ma noi non volevamo fare nessun accordo con il Pd.

Potevate metterli in difficoltà, però. Proporre un’alternativa…

Nessuno ha mai posto in discussione l’ipotesi che il governo dovesse essere fatto fuori dalla politica. Lo scopo di fare nomi sarebbe stato solo quello di soddisfare la morbosa curiosità dei giornalisti. A che scopo fare un nome? Per sottoporlo al massacro mediatico di chi poi lo deve mettere dentro il calderone dei grillini? A chi servono i nomi? Solo ai giornalisti. Su questo non ci piove. Perché né Bersani né Napolitano hanno mai messo in campo la possibilità che noi facessimo dei nomi, neanche in privato. Abbiamo detto a Napolitano che eravamo pronti a farglieli in qualunque momento, se solo ci avesse dato l’incarico.

Lo capisce anche lei che era uno scenario improponibile. E poi la rosa di nomi c’era, l’avevate in tasca, perché non tirarla fuori?

Se è per questo di persone ce ne sono tante: chi ha collaborato con noi in questi anni, persone vicine a noi, molti sono usciti anche sui giornali. Ma come vede, nessuno ha mai detto di pensare a qualcuno della società civile, non necessariamente dei 5 Stelle.

Non era il caso di lasciare una traccia? Una cosa del tipo: “Il Movimento quel giorno disse…”

No, no, no. Significava andare da Bersani e dire: ‘ti diamo la fiducia se metti questo nome’. Significava mettere una condizione. E noi abbiamo scelto di non dargli la fiducia. A nessuna condizione: che sia un nome, che sia un pezzo di programma: noi la fiducia a Bersani e al Pd non la davamo. Punto. È stata una cosa che abbiamo discusso nel gruppo ed è stata decisa all’unanimità, ad eccezione di un solo voto, uno solo su 53.

Quel giorno però avete parlato di unanimità. Eppure anche alla Camera c’erano 4 voti contrari. Perché non dirlo?

L’ho spiegato ad Alessandra (la senatrice Bencini, ndr). Mi sembrava corretto tutelarla. Nel momento in cui si diceva ‘uno ha votato contro’ si sarebbe scatenata la caccia. Sarebbe stata perseguitata. Infatti, dopo che ha rilasciato l’intervista al Corriere, si è trovata i giornalisti sotto casa e non ha più vissuto per due giorni. Una persona sola finisce sotto pressione, tutto qui.

Il rischio è quello di rimanere fuori dai giochi. Per esempio, dall’ufficio di presidenza state denunciando gli sprechi della Camera. Queste cose succedono perché siete dentro.

No. Sono documenti a cui avremmo accesso comunque. Siamo dentro, ma non abbiamo nessuna influenza: abbiamo un vicepresidente e due segretari, malgrado ciò siamo stati messi in minoranza. Stare in questi uffici è utile, ma alla fine l’inciucio c’è già, con o senza di noi.

Adesso vi ritrovate i saggi. E sembrate pure contenti.

Io ho detto ‘Napolitano ci ha dato ragione’, esclusivamente riferendomi a una questione che ripetiamo da mesi: il Paese ha un Parlamento che potrebbe lavorare ma viene bloccato dalle forze politiche.

Lo ha detto anche Messora.

Anche lui parlava del Parlamento. Comunque Claudio è un aiuto per comunicazione, ma ha una autonomia di pensiero. Se scrive sul suo blog una cosa, non è che sia il pensiero del Movimento. Non è il nostro ideologo. Condividiamo il 90 per cento delle cose che dice, ma non è detto che siano tutto.

Ora Grillo, i saggi, li chiama “badanti” della democrazia…

Il post di Beppe riprende quello che ho detto io, quindi non c’è stato qualcuno che ha detto che cosa fare a qualcun altro…

Ora incontrerà gli eletti.

Di incontri ne faremo in continuazione. Ci sentiamo sempre, anche prima delle consultazioni abbiamo discusso più volte.

Le è dispiaciuto che non sia tornato al Quirinale?

Ha dato il senso della nostra autonomia. Oggi, troppo spesso, la sua figura è vista come quella di chi detta la linea politica. Invece, la nostra è solo una condivisione di idee.

Se tornasse a un mese fa?

Rifarei ogni cosa che ho fatto. A parte le gaffes.

A parte i sonnellini?

Non ho mai dormito.

Mai?

Era la prima volta che parlavo in aula. Avevo un testo preparato dal gruppo, come si può immaginare che potessi addormentarmi prima o dopo il mio primo intervento?