Caso Ente cinofilia e sponsorizzazioni tv, Michela Vittoria Brambilla indagata a Milano per evasione fiscale e false fatturazioni
La parlamentare di Noi Moderati e già in Forza Italia Michela Vittoria Brambilla è indagata per sei capi d’imputazione dalla Procura di Milano. Al centro una sola accusa di evasione fiscale e di false fatturazioni. La vicenda, già raccontata da Report mesi fa in un’inchiesta di Giulia Innocenzi e poi condensata in un esposto, riguarda il rapporto tra l’Ente nazionale cinofilia italiana (Enci) e la stessa politica che per anni ha condotto una trasmissione su Rete 4 e che riguardava gli animali. Oltre al politico azzurro sono indagati altri cinque soggetti. L’evasione totale viene contabilizzata dalla Gdf e dalla squadra Mobile di Milano per quasi un milione di euro. In uno dei capi d’imputazione Brambilla è indagata con Espedito Muto legale rappresentante dell’Enci. Tanto che nel decreto di perquisizione di 18 pagine si legge che entrambi “al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto e anche di favorire il transito di una provvista finanziaria detenuta da Enci alla ditta individuale Brambilla Michela Vittoria” si “avvalevano di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti emesse dalla Nexy Studios srl aventi apparentemente ad oggetto prestazioni di “product placement” (pubblicità indiretta)”.
A Brambilla sono poi contestati capi d’imputazione singoli in relazione alla trasmissione di Rete 4 “Dalla parte degli animali”. Al capo C si legge che Brambilla: “Quale titolare della ditta individuale, con sede legale in Calolziocorte (LC) al fine di consentire alla Next Studios, precedentemente denominata Zerostories srl, l’evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto e anche di favorire il passaggio di una provvista finanziaria detenuta da Enci alla ditta individuale di Brambilla, emetteva fatture per operazioni inesistenti aventi apparentemente ad oggetto prestazioni riconducibili alla produzione, realizzazione e divulgazione della trasmissione televisiva Dalla parte degli animali”.
Si legge ancora nel decreto firmato dall’aggiunto Paolo Ielo: “L’accusa compendiata nelle incolpazioni preliminari muove dall’ipotesi che Muto, rappresentante legale dell’Enci, per far affluire risorse economiche all’Onorevole Brambilla, abbia utilizzato l’annotazione in contabilità di fatture relative ad operazioni inesistenti da un lato per dare copertura contabile al flusso economico in uscita, dall’altro per avere un risparmio fiscale, generato dalla deduzione di costi, diversi e non deducibili in quanto illegali”. Inoltre “il flusso economico illecito, generato da Enci, ha attraversato delle società interposte che da un lato hanno emesso fatture verso Enci, dall’altro hanno annotato fatture relative ad operazioni inesistenti emesse dalla Ditta Individuale dell’onorevole Brambilla, destinatario finale del flusso economico”. I reati ipotizzati dalla Procura di Milano partono dal 2020. “In particolare, nel quarto trimestre 2020 Enci ha iniziato a sostenere spese sempre maggiori nei confronti di società impegnate nella realizzazione e messa in onda di programmi televisivi”. Inoltre “l’analisi delle fatture ricevute da Enci ha consentito di far emergere l’esistenza di un rapporto economico tra l’Enci stesso e tre società di produzione televisiva (rapporto avente ad oggetto la sponsorizzazione del programma televisivo in questione)”.
Tanto più che dal 2020 “la comparazione dei dati raccolti delinea un progressivo e inspiegabile aumento dell’impegno economico profuso da Enci” e “tale andamento fa da contraltare al disimpegno o comunque alla diminuzione del contributo di sponsorizzazione profuso dalle altre aziende che finanziano il programma”. In relazione proprio agli investimenti pubblicitari, annotano gli inquirenti, “a fronte di uno stanziamento deliberato dal Consiglio Direttivo nella riunione del 29 novembre 2023 di 220.000 euro (…) Enci impegna – e liquida – 549.000 euro, pari ad un incremento del 249,5% quantificabile in 329.000 euro che allo stato non risulta autorizzato con la prevista delibera dal predetto organo di gestione”.
Dopodichè , secondo la Procura, vi è una incongruenza di mission iniziale tra Enci e la trasmissione tv. Non solo. “Il programma televisivo non dedica ad Enci un proprio spazio, limitando la sua visibilità a sporadici interventi, tra l’altro non presenti in tutte le puntate, in cui i tecnici del citato Ente parlano della loro attività”. E veniamo ai flussi di denaro. Scrivono i magistrati: “Dal 2020 al 2023 il quantum fatturato dalle tre società di produzione televisiva ad Enci che ammonta a 976.000 euro, è sostanzialmente sovrapponibile al quantum fatturato da Brambilla alle tre società di produzione televisiva, pari a 937.643,20 euro. Se ne deve concludere che le tre società di produzione non trattengano alcunché per l’attività asseritamente svolta di realizzazione del programma, situazione di fatto incompatibile con l’esistenza delle attività economiche dedotte in fattura”.