“Si accettano tutti gli stranieri”. Questa la frase stampata su volantini e locandine che pubblicizzano la griglieria di Umberto Raia, un anziano ristoratore di Tradate, cittadina in provincia di Varese. Una frase che generalmente si attribuisce all’uso dei ticket restaurant e che, invece, in questo caso viene utilizzata per “concedere” ai non italiani di entrare nel ristorante del signor Raia. Ma perché era necessario specificarlo?

“Nel mio ristorante gli stranieri sono i benvenuti, troveranno ottimo cibo a un prezzo accessibile a tutti”, ha spiegato Raia, 68 anni di origini siciliane che da 23 anni gestisce il locale immerso nella campagna ai margini della cittadina di Tradate.

“Io in zona ci sono da tanti anni e mi capita spesso di ricevere lamentele da parte di stranieri che mi chiedono se possono entrare, facendomi capire che altrove hanno ricevuto dei rifiuti. E perché non dovrei farli entrare? Il locale è mio, i prezzi li faccio io e le regole anche. Quindi ho semplicemente messo nero su bianco una cosa che sento”.

Una trovata, quella del signor Raia, che ha acceso il dibattito nella cittadina, tanto che sono molti quelli che hanno iniziato a domandarsi se effettivamente vi siano locali che non consentono l’accesso agli stranieri, lui intanto assicura: “Ce ne sono tanti, gli stranieri non li vuole nessuno. Quando entrano dicono che non hanno posto anche quando magari non hanno tavoli prenotati, perché c’è pregiudizio”. Ma non sarà una manovra pubblicitaria? Umberto Raia è categorico: “Sono più di quarant’anni che faccio il ristoratore, non mi serve certo questa pubblicità, mi adeguo semplicemente ai tempi e dico quello che sento di dover dire. Io lo ho fatto non per guadagno o per specularci sopra. Adesso arriva uno sposalizio di marocchini, sono in 70, arrivano con il loro cibo e mi pagano un tot a persona, perché non dovrei accettarli? Mi pagano, altrove non lo avrebbero permesso”.

Negli altri ristoranti e nei bar della cittá allargano tutti le braccia e alzano gli occhi al cielo garantendo che gli stranieri entrano ovunque e che nessuno si è mai messo a fare questioni sulla provenienza dei clienti. I più maligni (o i più sinceri) con la garanzia dell’anonimato (“perché ho un’attività”) avanzano qualche dubbio sull’insolita iniziativa di Raia: “Forse apre agli stranieri perché gli italiani non ci vanno” e, qualcun altro in modo più politicamente corretto: “Da bravo venditore avrà deciso di riposizionare il suo target e starà cercando di conquistare una nicchia di mercato a oggi inesplorata”.

Tradate, prima di venire espugnata nel 2012, è stata per venti anni una roccaforte leghista. L’attuale presidente della Provincia Dario Galli e il senatore Stefano Candiani (che della Lega è stato segretario provinciale), sono entrambi ex sindaci della cittadina. Qui sentimenti fondanti del Carroccio hanno sempre trovato terreno fertile, tanto che alla vista del volantino di Umberto Raia c’è anche chi ha commentato: “Queste cose sono il risultato di vent’anni di intossicazione leghista“. Il senatore Candiani, liquida la faccenda senza troppo interesse: “Ritengo che l’argomento sia di una tale banalità che non merita nemmeno una considerazione. Non riesco a vederci niente di serio. Come in tanti altri ristoranti in questo periodo ci sono pochi clienti e questo signore avrà trovato il modo di trovarne di nuovi”.