E’ difficile comprendere un bisogno se non è il proprio. Questa è una verità ormai consolidata. E’ vero. Esiste l’empatia, la capacità di sentire il bisogno altrui, ma siamo sinceri, non è la stessa cosa. In questi mesi in cui si è discusso dell’assistenza sessuale alle persone con disabilità, ho letto commenti di ogni genere: dal comico al serio, dal tragico al delirante. Non mi ha sorpreso nessuno di questi. Erano più o meno tutti previsti. La maggior parte deriva certamente dall’ignoranza, nel senso proprio dell’ignorare cosa sia questa “figura” e quale sia il bisogno reale. Gli altri commenti derivano da svariate paure, alcune comprensibili, altre tragicomiche. Ma non sono qui a scrivere ancora per convincervi che l’assistenza sessuale è auspicabile anche in Italia. In realtà non è mai stato il mio primo obiettivo riguardo questa tematica. Il primo è e sarà sempre quello di convincervi che in cima a tutto c’è il diritto di poter scegliere.

Oggi vi scrivo per riportarvi le parole di Carla, 64 anni, provincia di Napoli. L’ho intervistata.

Ciao Carla, qual è il motivo per cui mi ha scritto?
Ho un figlio, si chiama Luigi, ha 24 anni. E’ tetraplegico spastico da sempre. Ho paura. Ho tanta paura per quel che accadrà dopo la mia morte.

Di cosa ha paura Carla?
Di come potrà vivere senza il mio aiuto. Lui ha bisogno di tutto. Di essere imboccato, vestito, spogliato, lavato. Non può uscire da solo, andare in bagno per i suoi bisogni fisiologici. Senza qualcuno morirebbe di stenti.

Non c’è nessuno che può aiutarla?
Chi? Chi dovrebbe aiutarmi? Mio marito è morto 6 anni fa per un cancro. Ho due sorelle ma sono sposate e vivono lontano. Le associazioni dicono non hanno volontari e se si offre qualcuno vuole soldi, rimborsi. Non li ho. Sono pensionata. Ho studiato nella mia vita ma non è servito a molto. Ho letto di progetti tipo “Vita indipendente” o “Dopo di noi” (associazioni che assistono i disabili gravi, ndr) ma in altre zone d’Italia, qui non c’è nulla.

Come passa le giornate Luigi?
Guarda la tv. Legge giornali. Studia. Ama la storia. Non ha molti amici, viviamo in un piccolo paese. E’ un ragazzo pieno di energia ma spesso, troppo spesso, triste e solo.

Perché crede sia triste?
Secondo lei? E’ un uomo in un corpo che non gli permette quasi nulla. Penso che gli manchi una ragazza, l’amore e perché no, anche il sesso! Manca a me che ho 64 anni, si figuri quanto può mancare a un ragazzo di 24 anni. Ogni tanto sento dei rumori quando lo lascio in camera da solo. Lo so che sta facendo, anzi, che sta provando a fare. In quelle occasioni faccio finta di nulla, anche quando devo cambiarlo perché si è bagnato…o almeno ci ha provato.

Lei quindi pensa ci sarebbe bisogno dell’assistenza sessuale?
Mio figlio avrebbe bisogno dell’amore. Ma l’amore chi glielo può dare? L’amore non si chiede, o c’è o non c’è. Allora almeno una donna che sappia dare piacere e orgoglio a un corpo che per lui è solo fonte di dispiacere e disprezzo. Che c’è di male?

Questo potrebbe farlo anche una prostituta?
Ho pensato a questo. Molte volte. Ma che devo fare? Vado per strada a cercarle? Le cerco in internet? E’ già molto se ho una buona cultura e parlo dignitosamente ma non saprei che dire a queste donne. Ci vogliono enti, associazioni a cui rivolgersi. Luoghi in cui trovare donne preparate che sanno cosa fare. Donne che comprendono il bisogno e che non sono sprovvedute davanti a corpi così diversi.

Lei è dunque favorevole alla creazione di questa “figura”?
Sono favorevole a tutto ciò che regali un sorriso a mio figlio. Almeno finché io sarò in vita.