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Lega Nord, l’alleanza col Pdl: il no della base e di Maroni a Berlusconi premier

I militanti chiedono pulizia, moralità e rinnovamento. Tutti valori molto distanti dall'immagine del Cavaliere, che agli occhi dei leghisti oggi rappresenta un autentico ostacolo per il cammino verso le promesse dal segretario federale. Anche Salvini e Tosi contro la candidatura di B.
Lega Nord, l’alleanza col Pdl: il no della base e di Maroni a Berlusconi premier
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Cosa si siano detti Bobo Maroni e Silvio Berlusconi nella lunga notte di palazzo Grazioli non lo sa ancora nessuno. Le indiscrezioni e le voci si rincorrono con insistenza e pare che il leader del Carroccio abbia chiarito quali sono le sue condizioni per arrivare a siglare un’eventuale alleanza elettorale con il Pdl, tanto in chiave lombarda quanto in chiave nazionale. L’accordo proposto dalla Lega passa inevitabilmente dalla pregiudiziale della non candidatura del Cavaliere alla premiership. L’aut aut leghista è frutto delle pressioni che arrivano dalla base che, da Varese a Verona come in Piemonte o in Friuli, non vuol nemmeno sentir parlare di accordi con l’ex premier.

“Berlusconi rappresenta il vecchio e noi vogliamo guardare avanti, verso il futuro”, ha spiegato da Varese il segretario provinciale maroniano Matteo Bianchi, interpretando il sentimento della base sulla possibilità di un accordo elettorale con un Pdl guidato dal Cavaliere. “Io da segretario provinciale raccolgo il sentimento della base e lo porto all’attenzione dei mio segretario nazionale, Matteo Salvini, che sul tema si è già espresso in maniera molto netta. Maroni ha senz’altro una visione più ampia di quella dei singoli segretari provinciali, ma è chiarissimo che la base non vuole un’alleanza con il Pdl se questo vuole dire proporre Silvio Berlusconi come candidato premier”. La Lega Nord 2.0 di Roberto Maroni è fatta da un esercito di militanti che hanno appena deposto le armi al termine della lotta interna per la conquista del partito. Una guerra combattuta nei primi mesi del 2012 in nome della pulizia, della moralità, della meritocrazia e del rinnovamento. Tutti valori molto distanti dall’immagine di Berlusconi, che agli occhi dei nuovi leghisti rappresenta un autentico ostacolo per il cammino verso la nuova politica promessa dal segretario federale: “Anche ai fini puramente elettorali un’ipotetica alleanza con Berlusconi non porterebbe alcun giovamento, anzi, probabilmente ci farebbe perdere consensi – è la valutazione di un esponente piemontese del carroccio -. Sarebbe un mezzo suicidio. Sono gli stessi sondaggi a dirlo. Dopo la ricomparsa di Berlusconi il Pdl ha perso un punto e mezzo. Se poi Berlusconi serve a tenere unito il Pdl è un altro paio di maniche, ma non riguarda la Lega”.

Una delle voci più rappresentative della galassia maroniana è quella del sindaco di Verona e segretario della Liga Veneta Flavio Tosi che è intervenuto senza mezzi termini chiedendo retoricamente: “Come si fa a riproporre Berlusconi premier?”. Anche Tosi, che governa la sua città grazie ad una rete di alleanze a maglie larghe, rifiuta l’idea di una nuova alleanza con Silvio: “Il problema – ha detto il sindaco scaligero in un’intervista ai quotidiani locali – non è tanto il Pdl, con cui riusciamo anche a dialogare, ma Berlusconi. Io parlo con tante persone, l’elettorato di centrodestra esiste ancora, non si è dissolto, ma in giro i sostenitori del Cav. sono pochi. In questi mesi noi ci siamo opposti al governo Monti e i pidiellini l’hanno sostenuto, non possiamo far finta di niente né ignorare le spinte al cambiamento che sale forte dalla gente”. L’ipotesi di un riavvicinamento a Berlusconi solleva un coro di critiche da parte della base leghista. Perplessità di cui si trova traccia anche sulla pagina Facebook di Maroni. C’è chi, come Alessandro, implora: “Roberto ti prego… fai una cosa giusta… non allearti col cavaliere!”, Roberto, risoluto, suggerisce: “fosse per me nessuna alleanza con il Pdl anche senza Berlusconi, meglio da soli”. E così molti altri. Di fronte a tali e tante manifestazioni di aperto dissenso, per riuscire nell’intento di conquistare la guida della regione Lombardia, la Lega 2.0 non può far altro che sperare in un mezzo passo indietro di Berlusconi, quel tanto che basta per non far apparire l’operazione per quello che è.

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