Che lo si stimi e lo si detesti, lo sfogo di ieri di Beppe Grillo è praticamente indifendibile. Un autogol autentico. Incredibile che nessuno, Casaleggio per primo, non lo abbia dissuaso dal pubblicare un video che risulta – nella sua seconda parte – un assist pazzesco per i tanti che lo odiano. E le cacciate di Favia e Salsi sono un ulteriore calcio negli zebedei: i suoi, e del Movimento. Qualche considerazione.

– Del video, la cosa che colpisce di più è la stanchezza fisica e psicologica di Beppe Grillo. Se lo si legge, sembra il comizio irricevibile di un dittatore. Se lo si vede, e ascolta, pare invece il discorso di un artista – e ormai politico – sfibrato da stanchezza e critiche interne. Sembra un dire: “Ma come? Dopo tutto quello che ho fatto, mi sparate dall’interno? Proprio voi che eravate amici?”. E’ lo sfogo di una persona che teme di non poter più gestire un movimento cresciuto (anche per lui) troppo velocemente. Purtroppo per Grillo, se quello sfogo è umanamente comprensibilissimo, politicamente è un boomerang impietoso.

– La prima parte del discorso è condivisibile: le Parlamentarie, per quanto deludenti e un po’ troppo naif, qualche risultato l’hanno ottenuto. Nuova gente, molte donne, persone giovani e appassionate. Gli altri, da destra o sinistra, le primarie per i parlamentari non le faranno (il centrosinistra forse sì: bene). Listini bloccati e alè, la solita gente in Parlamento. Lo sclero stremato e fuori controllo della seconda parte, però, vanifica tutto il resto.

– Contenutisticamente lo sfogo di Grillo ha eccome ragion d’essere. I prossimi due mesi saranno decisivi per il M5S, vicino a un’impresa storica, e qualsiasi persona dotata di intelligenza minima dovrebbe – se vuol bene al Movimento – serrare le fila e non alimentare l’esercito di detrattori. Perlomeno in questi due mesi. Invece ormai in Italia esiste una nuova figura professionale: l’epurato (vero o presunto) da Grillo & Casaleggio. Esistono quotidiani che nascono unicamente per dimostrare che Grillo è il nuovo Stalin (sono gli stessi che credevano che Vendola fosse il nuovo Berlinguer: buonanotte, compagni). Ed esistono statisti eminenti che, pur di andare in tivù e raccattare uno strapuntino di fama, si fanno intervistare da chiunque – anzitutto da chi odia Grillo – ripetendo a pappagallo che “non c’è democrazia interna nel Movimento”. I Favia, le Salsi e i Tavolazzi, senza Grillo, chi sarebbero? Il loro lamento, più che un desiderio di maggiore democrazia, ricorda – posso certo sbagliare – l’approccio di tanti sessantottini: non combatto il potere per migliorare la società, ma per sostituire personalmente quel potere. Le regole, in qualsiasi movimento, esistono: se non ti piacciono, o hai la forza di cambiarle (e non pare questo il caso), o te ne vai per costruire una realtà migliore e maggiormente democratica (se ti riesce). Se però Grillo ha ragione (se non altro strategica) sul contenuto, la forma – tanto per cambiare – è totalmente sbagliata. Ed espellerli, peraltro con toni da despota, è esattamente ciò che loro speravano di ottenere. Autogol su autogol. Repubblica ed Espresso festeggiano (per ora).

– La democrazia interna è ormai il sempiterno spauracchio di chi mal sopporta il M5S. “Grillo = dittatore”, equazione così banale che c’è arrivato persino Rondolino. Si potrebbe dire, e c’è chi lo dice, che nessun partito vanta una reale democrazia interna. Vero. Il M5S ha però sempre detto di essere il primo esempio di “democrazia diretta e dal basso”, quindi è in questo facilmente – e giustamente – attaccabile. Mi chiedo e vi chiedo, però: esiste un’alternativa? La risposta, sia chiaro, io non ce l’ho. Ho però due esempi davanti a me: da una parte il Popolo Viola, meritorio (assai) ma persosi un po’ per strada anche per la mancanza di un punto di riferimento (e di un’organizzazione) dall’alto. E poi l’Italia dei Valori, che pur di raccattare voti da tutte le parti ha imbarcato gli Scilipoti e i De Gregorio. Grillo e Casaleggio, per evitare questi rischi, hanno “dominato” il movimento (altrimenti è anarchia pura) e blindato le Parlamentarie (altrimenti salivano tutti sul carro del vincitore, anche i Toto’ O Curtu). Ogni cosa è criticabile, ma Grillo e Casaleggio potevano fare meglio di così? Esistono, realmente, delle alternative, al di là delle frignatine dei martiri di professione?

– Grillo, a tratti, dà la sensazione di perdere la brocca. Di sfogarsi in pubblico: sul palcoscenico funziona, in politica è tafazzismo. Attaccare il centrosinistra ci sta, prendere in giro chi ha votato alle Primarie no (rispetto, Grillo: rispetto. E tolleranza al dissenso). Criticare la Salsi ci sta, non esprimerle solidarietà per le minacce di morte è un errore umano e politico. (nota a margine: le minacce di morte non sono un’esclusiva dei “grillini”. Sono una delle controindicazioni della Rete, che contiene tutto e il suo contrario. Certa stampa riformista e terzista dovrebbe finirla con questa novella che i “grillini” son cattivi e gli altri no. Chi scrive, di insulti e minacce, ne riceve ogni giorno: da chi vota Pd e Pdl, da chi tifa Inter e Juventus, da chi ascolta Vasco e Mengoni, eccetera. E’ il web, baby. Funziona così. Se non lo conoscete e non vi piace, non ci andate. Ma evitate anche di parlarne e lanciare sermoni su tolleranza, femminismo e bla bla).

– Senza Grillo, che ha meriti artistici e politici enormi (senza di lui, oggi, la rabbia sarebbe incanalata verso derive fasciste e naziste), il M5S non esisterebbe. Il suo ruolo, oggi, è ancora decisivo. Proprio per questo, certi suoi errori di comunicazione possono vanificare il molto (non tutto) di buono che c’è dentro il M5S. Sarà significativo vedere quanto l’errore di ieri inciderà nei prossimi sondaggi.

– Si ha sempre la sensazione che insistere su questi (innegabili) difetti del M5S sia come lamentarsi se le scale di un condominio sono polverose mentre l’edificio crolla. Piaccia o meno, alle elezioni di febbraio i candidati del Movimento saranno l’unica novità reale della politica italiana. In tivù sono già tornati le Biancofiore e non se ne sono mai andate le Bindi. Quante colpe pregresse abbiamo per meritarci un tale scenario postapocalittico? Persino Renzi, che in un contesto simile appariva quasi come una sorta di Kennedy da benedire, è già lontano (e vedrete che D’Alema lo faranno ministro). Siamo sicuri che il problema italiano siano i “cazzo” e i “vaffa” di Beppe Grillo?

– Per dirla in altro modo: in questa fase politica, la latente (per usare un eufemismo) democrazia interna del M5S è un macro o un microproblema? E’ un “male minore necessario”, una stortura cioè legata alla crescita troppo rapida di una forza politica praticamente neonata, o – come tanti soloni e sepolcri sostengono – l’antipolitica da abbattere a colpi di Gelmini e Casini, Boccia – Bocciaaaaaaaaaa – e Brunetta? Ho sempre più la sensazione che, in Italia, i tumori politici si curino con le aspirine e i raffreddori con il napalm.

 – Rimarrò minoritario, ma del M5S mi preoccupano – o per meglio dire non mi convincono – altre cose. Tipo la “solidarietà” a Casa Pound (orrenda). La contrarietà allo Ius Soli (fastidiosissima). Il referendum contro l’Euro (una belinata). Il programma vagamente ad minchiam su Welfare e politica estera. La democrazia interna, al momento, mi incendia poco. Mi indigna appena più di un programma di Carlo Conti, e appena meno di un disco di Giusy Ferreri.

– Fino a una settimana fa, la vittoria di Bersani era certa. Adesso no. Berlusconi è in recupero (sembra impossibile, ma tanti italiani ci cascheranno ancora). I prossimi due mesi saranno tremendi (“una guerra”). Con un avversario comune a tutti: M5S (e infatti si sta operando per non farli neanche partecipare al voto). Renzi, che era e rimane di quasi-destra, avrebbe stravinto le elezioni e quindi eroso anche parte del cosiddetto “grillismo”. Bersani, al massimo, erode la Casa del Popolo di Fucecchio. Il centrosinistra è bravissimo a perdere da solo e, con il Porcellum, a Berlusconi basterà vincere nelle regioni del Nord – alleandosi con la Lega – per pareggiare al Senato. Cosa aspettarsi? L’ipotesi più auspicabile, per quanto scarsamente allettante, è un governo Bersani con una forte – e reale: non come quella dei Violante – opposizione dei 5 Stelle. Altro, ahinoi, non possiamo sperare. E’ poco. E probabilmente non avremo neanche questo.

 Buona catastrofe.