Il rischio vero è che l’unico penalizzato sia Grillo. Per questo dobbiamo stare più attenti di quanto saremmo con un nostro alleato”. Il senatore Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari costituzionali, non vuole avere sulla coscienza l’esclusione dei Cinque stelle dalle prossime elezioni. Così, è andato dal ministro Filippo Patroni Griffi e gli ha spiegato che c’è un problema di democrazia: “A causa delle lungaggini dei lavori della commissione sulla riforma della legge elettorale, abbiamo creato un clima di incertezza in cui nessuno ha raccolto le firme”. Ora, se si votasse – come Vizzini ritiene – il 17 febbraio, le liste (corredate da minimo 60 mila firme autenticate) andrebbero presentate entro le prime due settimane di gennaio. Come si fa? Beppe Grillo lancia l’allarme ai militanti e  indice due ‘firma day’ per i prossimi due fine settimana. Per parte sua, Vizzini si dispera, anche perché la regola varrebbe pure per lui. È uscito dal Pdl, è entrato nel Psi e ora per ripresentarsi dovrebbe raccogliere le firme. Così, sempre al ministro Patroni Griffi, ha ricordato un decreto firmato da Romano Prodi nel 2008, a Camere sciolte: diceva che potevano evitarsi la sfacchinata dei banchetti anche quelli che avevano due deputati già in Parlamento oppure due rappresentanti eletti in Europa.

La proposta ha fatto infuriare Francesco Storace, leader de La Destra, esperto della questione visto che nel 2005 scatenò l’inferno contro le firme (false) raccolte da Alessandra Mussolini: “Comodo, molto comodo – scrive oggi sul suo Giornale d’Italia – Chi ha parlamentari frutto di scissioni se la cava senza aver preso un solo voto, chi ha gruppi regionali formati grazie al voto popolare invece no”. Ovviamente, lui guida “un gruppo regionale formato grazie al voto popolare”. E chiede al Capo dello Stato di intervenire per esentare dalla raccolta firme almeno quelli come lui, ovvero i Verdi, il Movimento 5 stelle, Sel, i Radicali, la Federazione della sinistra. Ognuno tira la coperta dove è corta. Ma di certo, a due mesi dalle elezioni, il caos sulla presentazione delle liste è pronto per scoppiare.

Fattore Porcellum – La legge firmata da Roberto Calderoli prevede che non siano obbligati a raccogliere le firme i gruppi che sono già presenti in Parlamento dall’inizio della legislatura. Ad oggi, è un caso che riguarda il Pd, il Pdl, l’Idv, l’Udc e la Lega. Esentati anche i partiti che alle ultime elezioni si erano presentati in coalizione con uno dei gruppi di cui sopra. Niente banchetti nemmeno per chi ha già almeno un seggio in rappresentanza delle minoranze linguistiche. Vizzini propone di abbuonare la raccolta anche ai gruppi che si sono formati nel corso della legislatura: oltre ai suoi Socialisti, ci sono Fli, Noi Sud, l’Api e tanti altri.

Moduli e banchetti  In tutti gli altri casi, per presentarsi alle elezioni, bisogna raccogliere le firme. La sottoscrizione si effettua regione per regione e il numero di autografi richiesti varia a seconda della grandezza dei comuni in cui vengono raccolti. In totale, però, si calcola che siano circa 120mila. Chi vuole presentare una lista, dunque, deve scegliere i 945 candidati (alla Camera e al Senato), ritirare la modulistica, trovare gli autenticatori (consiglieri regionali, provinciali etc.) e cominciare la raccolta.

Le urne anticipate – Sempre il Porcellum prevede che nel caso di elezioni anticipate di almeno 4 mesi, il numero delle firme da raccogliere possa essere dimezzato. Nel caso nostro, siamo al limite: i 120 giorni sono rispettati solo le Camere si sciolgono non più tardi del prossimo 28 dicembre. Nella migliore delle ipotesi, dunque, si avrebbe un mese scarso a disposizione per trovare circa 60mila firme. Parlano già di elezioni “truffa” il Verde Angelo Bonelli, il Radicale Mario Staderini, la Destra di Storace. Loro un minimo di radicamento già ce l’hanno. Poi ci sono quelli, per esempio gli “arancioni” di De Magistris che arrivano sulla scena solo adesso. Per questo, ancora Vizzini ha proposto al governo di abbassare la soglia delle firme alla metà della metà: 30mila nomi, si possono trovare senza doversi ritrovare ai banchetti “vestiti da Babbo Natale”. Un filtro minimo, ma necessario, spiega il senatore Pd Francesco Sanna. Non solo perché “per presentarsi alle elezioni nazionali bisogna avere una forza nazionale”, ma soprattutto per evitare che la scheda elettorale si trasformi in un “lenzuolo” zeppo di simboli senza senso. Magari come quelli che Silvio Berlusconi sta cercando di presentare per racimolare voti al di là del Pdl. Raccontano fonti di governo che al ministero dell’Interno ci sia un forte pressing da parte dei “nuovi volti” del centrodestra. E che si sia scatenata la caccia ai simboli vecchi da rispolverare, per evitare di dover ricominciare la trafila daccapo.

da Il Fatto Quotidiano del 12 dicembre 2012

aggiornato da Redazione Web il 12 dicembre alle ore 17.09