All’inizio di settembre si parlava di 300-400 posti a rischio. E oggi è arrivata la notizia che l’ospedale San Raffaele di Milano, rilevato dopo la procedura del concordato preventivo davanti al Tribunale fallimentare di Milano dall’imprenditore Giuseppe Rotelli, ha avviato la procedura di licenziamento per 244 lavoratori. Quando scoppiò il caso nel luglio dell’anno scorso la Procura di Milano accertò un buco da oltre un miliardo. Ma le perdite non si sono fermate e per cercare di risanare la fondazione creata dal defunto don Luigi Verzè, oltre alla razionalizzazione delle forniture e al taglio sui contratti dei dirigenti, l’amministrazione pensava a recuperare i 25 milioni di euro che mancano all’appello proprio dal taglio di personale. Poco più di un mese fa l’assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani in un incontro in Regione aveva “avvertito” che con i tagli poteva essere a rischio lo stesso accreditamento di quello che è considerato un polo dell’eccellenza sanitaria italiana.

I posti da tagliare erano poi stati quantificati in 450; per questo il comunicato dell’azienda parla di “risultato” che “è stato reso possibile grazie all’impegno dell’amministrazione ad intensificare ed estendere ulteriormente le capillari ed energiche azioni di razionalizzazione e di efficientamento tempestivamente intraprese a partire dall’11 maggio 2012″. Secondo l’azienda “la riduzione di organico, operata nel più rigoroso rispetto dei requisiti di accreditamento stabiliti dalla normativa vigente, non intacca e non intaccherà in alcun modo la qualità delle prestazioni e dei servizi, anche in quanto non riguarda infermieri professionali, tecnici sanitari, medici e ricercatori”.  L’avvio della procedura “si è reso necessario a causa del perdurare di un’ingente perdita, che ha carattere strutturale e che non può essere eliminata senza una riduzione dei costi inerenti il personale”, l’azienda punta il dito contro i sindacati sostenendo che il licenziamento “è la inevitabile conseguenza del reiterato rifiuto, da parte della Rappresentanza sindacale unitaria e delle organizzazioni sindacali, di prendere in considerazione la proposta del tutto alternativa ai licenziamenti formulata dalla direzione dell’ospedale San Raffaele già in un incontro in data 14 settembre 2012 e per iscritto il 19 settembre 2012. L’accettazione di questa proposta avrebbe evitato completamente i licenziamenti. L’aspetto più rilevante della proposta riguardava la rinuncia ad alcuni accordi stipulati con la precedente amministrazione solo pochi mesi prima del conclamato dissesto finanziario dell’ospedale – ricorda la nota – accordi presi sulla base di presupposti oramai superati, con oneri economici manifestamente insostenibili, divenuti eccessivamente gravosi anche a causa del significativo peggioramento del contesto in cui l’ospedale si è trovato ad operare nel corso del 2012. Non va altresì sottaciuto che le attuali retribuzioni dei dipendenti del comparto dell’ospedale San Raffaele risultano ad oggi superiori rispetto ai livelli medi usualmente presenti in tutto il sistema sanitario ed ospedaliero del nostro Paese”. Per il dissesto finanziario lo scorso 3 ottobre il faccendiere Pierangelo Daccò (coindagato nell’inchiesta sulla fondazione Maugeri del presidente della Regione, Roberto Formigoni, ndr) è stato condannato a dieci anni di reclusione per concorso in bancarotta. Altri protagonisti del procedimento invece avevano patteggiato la pena. 

Secondo le cifre fornite dai vertici dell’azienda ai sindacati a fine agosto, dopo una perdita complessiva nel 2011 di 65 milioni di euro e una di 21 milioni stimati nei primi cinque mesi di quest’anno, il San Raffaele rischiava un ulteriore “buco” di oltre 11 milioni annui a causa della delibera regionale che recepisce la “spending review”. Per salvare l’ospedale l’amministrazione aveva puntato a risparmiare circa 40 milioni dalla razionalizzazione delle forniture, le economie di scala e le uscite dei contratti dei dirigenti, soprattutto di area non medica. I dipendenti del San Raffaele sono circa 4mila.