Mentre la procura di Milano indaga sugli affari della fondazione Maugeri con la Regione di Roberto Formigoni, il mondo del lavoro torna a mettere alla prova il rapporto della Lombardia con gli interessi dei grandi imprenditori privati della sanità. Al San Raffaele, l’eccellenza lombarda voluta da don Luigi Maria Verzé e travolta dal fallimento l’inverno scorso, i dipendenti non trovano pace. Anzi, si dicono pronti allo sciopero. La decurtazione degli stipendi offerta dal nuovo amministratore delegato Nicola Bedin come alternativa al licenziamento di 450 lavoratori del comparto sanitario, infatti, è stata respinta, e oggi la protesta ha raggiunto la sede del Consiglio regionale lombardo. “Regione Lombardia è responsabile del dissesto del San Raffaele, perché ha finanziato la sanità privata in modo troppo allegro”, accusano i dipendenti della struttura, in presidio davanti al Pirellone. Ma la Regione nega di poter fare pressioni sui privati. E l’assessore alla sanità Luciano Bresciani preferisce chiamare in causa i tagli del governo Monti: “I privati devono fronteggiare i danni del decreto Balduzzi”, spiega l’assessore di Formigoni ai delegati sindacali, che però non ci stanno: “L’incidenza dei tagli governativi è minima ”, spiega Margherita Napoletano, dipendente e delegato dell’Usb, che rilancia contro il nuovo patron Giuseppe Rotelli, il re delle cliniche lombarde vicino a Berlusconi e Formigoni. E che, nello stesso stesso periodo dell’acquisto della Fondazione, è diventato il primo azionista del Corriere della Sera

“Ai lavoratori viene richiesto un sacrificio immenso, ma i conti non tornano”, attaccano i dipendenti del San Raffaele, che alle otto di questa mattina si sono riuniti in assemblea. Secondo loro, l’incidenza della spending review e della conseguente delibera regionale sul comparto del San Raffaele non supererebbe i quattro milioni. “Una cifra”, dicono, “che non giustifica il presunto buco di trenta milioni che Rotelli vorrebbe scaricare sulle nostre spalle”, attacca Margherita Napoletano. Secondo la sindacalista, l’azienda baserebbe le previsioni delle passività unicamente sul periodo iniziale della sua attività al San Raffaele: cinquantuno giorni e sei milioni di passivo, per una previsione annuale di 42 milioni. “Ma nei 51 giorni lo scorporo delle parti sane dell’azienda non era ancora perfezionato”, precisa la Napoletano, “mentre la successiva rinegoziazione di appalti, evidentemente gonfiati, ha portato a un risparmio di quaranta milioni”. A conti fatti, la passività per il primo anno di gestione Rotelli non dovrebbe superare i due milioni, sostengono i lavoratori. Una cifra ben lontana da quella paventata dall’azienda, che, denunciano le sigle sindacali, “ad oggi non ha ancora presentato uno straccio di business plan”.

Convinti di trovarsi di fronte a una speculazione “che vuole ricavare profitti sulla pelle di chi lavora”, i dipendenti hanno chiesto a Luciano Bresciani, assessore alla sanità della Regione Lombardia, di aprire un tavolo con Rotelli, e verificare se esistono le condizioni per un’acquisizione pubblica dell’ospedale. “Se gli imprenditori non ce la fanno”, propongono i dipendenti, “restituiscano le strutture al pubblico, senza pretendere di tagliare 250 euro a chi ne guadagna appena mille”. Bresciani ha promesso un incontro con Rotelli, “ma sui risultati”, ha detto, “non posso garantire”. E se avessero ragione i lavoratori? Se l’operazione in atto al San Raffaele nascondesse intenti puramente speculativi? L’assessore a questo punto alza le mani, confinando il suo ruolo a quello di “ambasciatore della funzione sociale dell’ospedale”. Bresciani sottolinea più volte che la Regione non può mettere il naso nel consiglio di amministrazione di un privato. “Rifletterò su questi aspetti”, promette, “ma ricatti non intendo farne. Sarò mediatore tra le parti, ma il risultato non dipende da me”. Dopo l’incontro, il commento dei lavoratori è amaro: “Qui comanda il privato, siamo soli. Mi impegno a chiedere un incontro con l’amministrazione dell’ospedale San Raffaele e il professor Rotelli per difendere la funzione sociale e d’impresa come è questo ospedale. Una volta che lo incontrerò gli chiederò se è disponibile ad aprire un tavolo a tre, che veda impegnati Regione, sindacati e amministrazione”. 

“Possiamo lavorare in sinergia e in squadra, non contro Rotelli. Coinvolgerò e informerò il presidente della Regione e mi impegno a lavorare per cercare di rendere più facile una soluzione, anche se non posso assicurare alcun risultato”. I delegati sindacali gli hanno fatto presente che l’ex ospedale di don Verzè “va difeso e potenziato e che non si può mettere in discussione la qualità della sua ricerca e attività. Visto che la Lombardia è il principale finanziatore degli ospedali del gruppo Rotelli e del San Raffaele, deve fare pressione affinchè vengano mantenuti i suoi livelli di qualità, altrimenti c’è il rischio che la Regione si trovi poi a pagare gli ammortizzatori sociali”, come ha detto Angelo Mulè, coordinatore della Rsu del polo sanitario milanese travolto dal crac lo scorso anno.

Sulla vicenda pesano anche vincoli normativi, “e come assessorato chiederemo conto del piano di risanamento e del piano industriale dell’ospedale. Certo, se con i licenziamenti si riducesse il personale in maniera molto pesante, ci potrebbe anche essere il rischio che la struttura non sia più accreditabile. Ma io non voglio fare alcun ricatto. Voglio lavorare in squadra e come Regione accompagneremo i lavoratori in questo percorso affiancandoli anche con la nostra agenzia che si occupa di crisi aziendali”. 

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