Una sorta di minaccia: trovate un’intesa da qui a fine anno. Altrimenti, ci penseremo noi. E’ in sostanza il messaggio inviato da François Hollande a Google, dopo averne incontrato nei giorni scorsi il presidente, Eric Schmidt, direttamente nelle stanze dell’Eliseo. Il motore di ricerca deve iniziare una trattativa vera e propria con gli editori francesi, che rivendicano una compensazione economica, dovuta all’utilizzo dei loro articoli, mandati in circolo da Google. Altrimenti sarà il governo francese a prendere l’iniziativa, con una legge. E un’imposta ad hoc da pagare.

Quello che chiedono gli editori francesi – La polemica va avanti da mesi e nella battaglia gli editori francesi sono appoggiati dai colleghi italiani e tedeschi. Pretendono che Google paghi una tassa, una sorta di diritto d’autore, per gli articoli rilanciati dal motore di ricerca, in particolare attraverso Google news. Un’iniziativa simile esiste già in Germania, un progetto di legge, che attende di essere esaminato dal Parlamento (la cosiddetta “lex Google”). Come indicato da Nathalie Collin, copresidente del gruppo Nouvel Observateur e alla guida dell’Ipg, l’associazione della stampa d’informazione politica e generalista, “le entrate pubblicitarie dei media online sono stagnanti e in molti casi si stanno riducendo. Chi deve mettere un annuncio, preferisce pagare il motore di ricerca, che dispone di un’offerta molto più specifica, per ogni tipo di internauta, più che rivolgersi direttamente ai media”. Secondo le stime di Ipg, il fatturato pubblicitario realizzato da Google in Francia ammonterebbe a 1,2 miliardi di euro contro neanche 200 milioni per la stampa online. “Ogni visitatore – secondo la Collin – permette in Francia a Google di incassare tra i 40 e i 50 euro all’anno”.

Ma non tutti sono d’accordo – Non tutti gli editori francesi, però, si trovano sulla stessa lunghezza d’onda. Dissentono i “player” puri, i siti d’informazione che non dipendono da giornali e periodici e dai grandi gruppi editoriali, come, in Francia, Mediapart, Atlantico, Slate e Rue89. Hanno costituito l’associazione della stampa online (Spiil). Ritengono che l’introduzione di una tassa non sia la soluzione più appropriata. “Rappresenterebbe per l’editoria un’entrata a breve termine ma sul lungo periodo rischia di distruggere la diversità dell’informazione – ha sottolineato Maurice Botbol, presidente della Spiil -. La stampa nel nostro Paese è già così dipendente da Google per l’audience e alla fine si aggiungerebbe una dipendenza economica. Google potrebbe arrivare a decidere tutto”. Più che un’imposta i siti d’informazione “puri” chiedono che lo Stato francese faccia pagare al gruppo americano le tasse sugli utili, che evita operando in Europa dall’Irlanda e dal Lussemburgo. Secondo la Spiil “una lex Google in Francia non farebbe altro che prolungare artificialmente dei modelli economici che hanno dimostrato di non funzionare più”, alludendo al sistema pubblico di finanziamento ai giornali e all’editoria, ormai fortemente criticato a Parigi.

Come risponde Google – Il motore di ricerca, da parte sua, ribatte alle accuse. I dirigenti di Google ritengono che proprio l’indicizzazione degli articoli spinga nuovi visitatori verso i siti d’informazione. E permetta loro di sviluppare nuovi ricavi pubblicitari. Google stima a oltre quattro miliardi i clic generati ogni mese (grazie alle sue indicizzazioni) sui siti dei diversi gruppi editoriali a livello mondiale. Per il gruppo americano “esigere da Google una remunerazione perché il suo motore di ricerca sposta lettori verso i siti d’informazione è come pretendere da un taxi che trasporta il cliente di un ristorante di pagare una certa somma a quest’ultimo”. La minaccia di Google? Smettere di indicizzare gli articoli dei media francesi, come già sta facendo per quelli brasiliani, dopo una bagarre simile.

La posizione del governo francese – Dopo aver incontrato Schmidt, il presidente di Google, Hollande ha reso pubblico un comunicato nel quale ammette “di aver spiegato al suo interlocutore che lo sviluppo dell’economia digitale richiede un adattamento della fiscalità”. “Il presidente – continua la nota – si augura che dei negoziati possano iniziare rapidamente e concludersi da qui alla fine dell’anno tra Google e gli editori”. E, “se necessario, una legge sarà approvata, sul modello del progetto tedesco”. Insomma, attenti quelli di Google: se non si piegano, l’esecutivo comunque interverrà. Particolarmente agguerrita per spuntare un provvedimento del genere, che imponga una tassa a Google, appare Aurélie Filippetti, ministro della Cultura, che ha le gestione del dossier. E’ molto probabile che il motore di ricerca alla fine qualcosa accetti di pagare. Più o meno.