Non lo sapevo. Confesso sono ignorante. Le mie conoscenze e reminiscenze scientifiche risalgono alla chimica studiata alle scuole superiori e al concetto di tavola degli elementi. Arsenico, cadmio, idrocarburi pesanti, stagno immaginavo fossero dei composti chimici e dei metalli pesanti sicuramente tossici per la salute, ma evidentemente mi sbagliavo.

Sicuramente mi sbagliavo. Anzi certamente mi sbagliavo. Arsenico, cadmio, idrocarburi pesanti, stagno ed altre sostanze altamente nocive in Campania si usano come fertilizzanti: concimi da spalmare sui terreni agricoli per “aiutare” il raccolto di bietole, insalate, cavoli, pomodori, frutta, mais, colture di serra e tanti altri prodotti che finiscono sulla nostra tavola ed entrano nella catena alimentare.

Chernobyl e Fukushima sono lontane geograficamente, ma non tanto. Recenti studi e ricerche epidemiologiche e su neoplasie sanciscono che la Campania ha valori medi d’inquinamento pari ai territori contaminati dalle radiazioni nucleari. Certo impressiona detta così. Mi rendo conto: è brutale. Dalle parti mie per non pensarci, per allontanare l’ansia, per non angosciarsi si dice: “Vabbuò è cosa ‘e niente”. Il punto è che a furia ‘e ddicere  “è cosa ‘e niente” siamo diventati tutti cosa ‘e niente. La realtà – vi assicuro – è ancora più tragica di quello che sembra e può apparire. C’è un imprenditore Elio Roma, 6oenne, amico dei Casalesi che da anni e abitualmente dirottava nei suoi e su altri terreni agricoli gli scarti industriali compresi fanghi tossici delle fabbriche del Centro e Nord Italia o provenienti dai depuratori della provincia. Accade nelle campagne del Casertano, e precisamente a Trentola Ducenta, dove i campi sono stati trasformati in discariche di rifiuti altamente tossici. Un’ordinanza emessa dal Gip del tribunale di Napoli su richiesta della Procura Antimafia partenopea, accusa l’imprenditore di “attività di gestione di rifiuti non autorizzata”, “attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti” e “disastro ambientale”. Secondo i Pm i rifiuti tossici, che dovevano essere trattati nell’impianto di compostaggio gestito da una società, intestata al figlio di Roma, finivano, invece, direttamente nei terreni agricoli del Casertano, individuati anche grazie alla collaborazione con il clan dei Casalesi. Con l’aiuto di alcuni contadini compiacenti, quest’ultimi girando la faccia dall’altra parte, hanno ceduto i loro ettari di terra per far sversare i fanghi e i rifiuti tossici nelle loro campagne in cambio di denaro.

Vorrei guardarli negli occhi questi figli che hanno ereditato dai loro laboriosi padri e nonni queste terre concimate e curate con il sudore della fronte e della fatica di generazioni rese famose in tutto il mondo come le terre della “Campania Felix” e oggi tradite, svendute, barattate al demone della camorra. Come si può tradire una storia, dei valori, il terreno odoroso, vivo che regala vita? Come si può rubare così il futuro? Come si può contribuire ad avvelenare l’esistenza di altre persone? Mangi una mela e ti ritrovi come la favola di Biancaneve: avvelenato senza saperlo, esposto a malattie terribili, con un cancro che ti divora.

Non ci sarà nessun principe a riportarti in vita. Il bacio è quello della morte. Ci penso e non mi do pace. Questi camorristi, imprenditori-faccendieri, industriali, vili fattori, contadini-traditori devono finire tutti in galera e lì marcire. Dov’è finita la “Campania Felix”? Invito i lettori ad attraversare il casertano: c’è da spalancare gli occhi e scappare a gambe levate. Lo Stato non c’è. La coscienza non c’è. La vita non c’è. E’ tutto finito, sono terre fantasma. La speranza è tossica come i rifiuti. I fumi delle discariche chimiche abusive ammorbano l’aria trasformando la “Terra di lavoro” nell’ennesima “Terra dei fuochi”.

Inutile farsi illusioni, non credeteci quando vi dicono il “modello Caserta”, il piano per le bonifiche ambientali, il grande progetto: sono tutte fesserie. E’ davvero finita.